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Autostrade d'Italia
17 Novembre 2024 - 07:30
Claudio Dogliani, SIS
È previsto per il 1° dicembre il passaggio della gestione dell’autostrada A5 Torino-Quincinetto da ATIVA S.p.A. al Consorzio Stabile SIS. La concessione comprende, anche la bretella Ivrea-Santhià, la tangenziale di Torino e la Torino-Pinerolo.
Fiato alle trombe, rullo di tamburi: sarà l’epilogo di una lunga e complessa vicenda giudiziaria cominciata nel 2019, per l’esattezza, dal giorno dell’aggiudicazione della gara a cui avevano partecipato per l'appunto il gruppo dei fratelli Gavio (ASTM), che attualmente gestisce la tratta attraverso Ativa, e il Consorzio Stabile SIS del gruppo Fininc guidato dalla famiglia Dogliani di Cuneo.
Il risultato della gara non è stato accolto senza contestazioni: il gruppo Gavio, attraverso la controllata Salt, aveva presentato ricorso sostenendo presunte irregolarità nella procedura.
La sentenza definitiva del Consiglio di Stato, con la quale ha respinto l’impugnazione di Gavio, confermando l’assegnazione al Consorzio Stabile SIS risale al 5 ottobre 2023.

Neanche a dirlo, la decisione segna un cambiamento storico nel panorama delle concessioni autostradali piemontesi, con il Consorzio Dogliani destinato a diventare uno degli operatori principali nella Regione.
Si è andati alle calende greche ed è davvero un peccato, considerando che i vecchi gestori “hanno continuato a gestire” con il minimo sforzo, pur incassando il pedaggio con il massimo dei risultati. Tutto questo considerando che la concessione della tangenziale di Torino, della Torino-Quincinetto e della bretella di Santhià è scaduta nel settembre del 2016, otto anni fa.
Con il senno di poi, non si fosse perso tutto questo tempo, si sarebbe potuto prorogare la concessione in cambio di un project financing con veri investimenti su tutta la rete autostradale.
Ironia della malasorte, tutto questo accade dopo che nel luglio del 2020, il Gruppo ASTM (convinto di poter dominare tutto il Piemonte) ha acquistato dalla Città di Torino e dalla Città Metropolitana il 19,347% del capitale di Sitaf, portando la sua quota al 67,22%. Sitaf, per la cronaca, è titolare della concessione (scadenza nel 2050) per la gestione del traforo del Frejus, lungo circa 13 km, e dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, di 73 km.
La scalata di Gavio in Sitaf era chiara fin dall’ottobre del 2019, quando sborsò 53,6 milioni di euro per acquistare il 10,19% delle azioni detenute da Mattioda di Cuorgnè, salendo al 47,08%, con Anas al 51,09%.
Tant’è! Tra gli obblighi del nuovo concessionario, oltre a un piano finanziario della durata di 12 anni, c’è anche il pagamento di circa 305 milioni di euro agli attuali concessionari (171 milioni per Ativa e 134 per Satap), che a questo punto diventerebbero quasi tutti soldi per il Gruppo Gavio.
Il Consorzio Stabile SIS, dovrà occuparsi del nodo idraulico di Ivrea, dell’adeguamento sismico e del risanamento acustico di tutti i cavalcavia e sovrappassi. Sul piatto dovrà anche mettere circa 685 milioni di euro per la manutenzione ordinaria, oltre all’obbligo di mantenimento di tutto il personale, un nuovo sistema tariffario e l’adozione del sistema di pagamento Free-Flow Multilane, con eliminazione dei caselli a Falchera, Bruere, Settimo Torinese Tangenziale, Beinasco, Trofarello e Vadò.
Allo stato attuale, checché se ne dica, non si prevede l’eliminazione dei caselli sulla TO5 per trasformare un pezzo di autostrada in circonvallazione di Ivrea.
E Ativa? Oggi è a un bivio: trovare una nuova missione o essere messa in liquidazione. Talmente probabile la seconda opzione che la Città Metropolitana di Torino, questa estate, ha deciso di vendere tutte le azioni di Ativa pari al 17,6% del capitale entro la fine dell’anno o, al più tardi, entro gennaio 2025. Il restante 72% di Ativa è nelle mani del gruppo ASTM, mentre il 10% è controllato dal gruppo Mattioda.

E mentre succede tutto questo, lo scorso venerdì Ativa ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di riconoscere la “somma urgenza” per la realizzazione del bypass autostradale, necessario a risolvere le lunghe code dello scorso inverno.
Dal gennaio scorso, infatti, la bretella Ivrea-Santhià è chiusa al transito dei mezzi pesanti con massa superiore ai 3,5 tonnellate, agli autobus e ai veicoli più larghi di 2,4 metri “a scopo precauzionale”, dopo la verifica di transitabilità del viadotto Camolesa.
La riapertura, inizialmente prevista per il 30 giugno, è stata prorogata al 31 dicembre e ora rischia di allungarsi ancora.
Procedere con i lavori per la costruzione della deviazione autostradale in “somma urgenza” significherebbe saltare la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dando il via immediato al cantiere.
"Confidiamo che il Ministero possa autorizzare la procedura" fa sapere Ativa. L’incognita riguarda i tempi di risposta da Roma. Un riscontro era già atteso per lunedì scorso, ma per il momento tutto tace.
Da parte sua, la Regione sta lavorando per sbloccare la situazione nel più breve tempo possibile.
"La previsione originale di riaprire al traffico almeno una carreggiata autostradale senza limitazioni di peso derivava dalla possibilità per l’Ativa di realizzare il progetto di adeguamento originario del viadotto presentato al Ministero e ancora in fase di approvazione", prosegue la società.
Secondo Ativa "l’intervenuta sottoscrizione della convenzione con il nuovo concessionario e il conseguente imminente subentro del nuovo concessionario ha impedito la realizzazione delle opere".
A quel punto, Ativa ha proposto a Roma due alternative: proseguire comunque con la realizzazione dell’adeguamento del viadotto secondo il progetto, anche se non ancora approvato dal Ministero; realizzare una deviazione provvisoria su cui far transitare il traffico autostradale, lasciando al nuovo concessionario l’intera esecuzione delle opere.
La seconda soluzione è stata ritenuta "la più rispondente alle esigenze di continuità del servizio autostradale".
La durata stimata per la realizzazione del bypass autostradale è di circa 3 mesi.
"Ad oggi non sono prevedibili altre alternative da poter realizzare in tempi brevi", dice Ativa, pronta ad avviare i lavori una volta ricevuta l’autorizzazione dal Ministero.
Beninteso, i costi dei lavori spettano ad Ativa fino alla scadenza della gestione, poi passeranno al nuovo concessionario.
I primi impatti della chiusura ai mezzi pesanti della bretella tra Santhià e Ivrea emergono dai dati sul traffico, con un aumento nel 2024 dei transiti al traforo del Fréjus a discapito del traforo del Monte Bianco, chiuso dal 2 settembre al prossimo 16 dicembre per il rifacimento della volta.
Per rendere i dati comparabili, sono stati presi considerazione soltanto il periodo da gennaio a luglio del 2023 e del 2024, escludendo così i periodi di chiusura per la frana della Maurienne dell’agosto del 2023 nel caso del Fréjus e per i lavori di manutenzione per il Bianco che hanno influenzato i flussi di traffico.
Nel caso del traforo del Monte Bianco, da gennaio a luglio 2024 sono stati registrati 1.093.557 passaggi totali, contro i 1.127.450 dello stesso periodo del 2023, con un calo di circa il 3%.
Riguardo ai mezzi pesanti, questi sono diminuiti del 15,8%, passando da 364.633 passaggi nei primi sette mesi del 2023 ai 306.686 nello stesso periodo di quest’anno.
Riguardo al traforo del Fréjus, da gennaio ai luglio 2024 sono passati 1.258.575 mezzi totali, in aumento del 7,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2023 quando erano 1.258.575. Il transito dei mezzi pesanti è in aumento del 6%, passando dai 551.213 registrati nei primi sette mesi del 2023 ai 584.733 dello stesso periodo del 2024.
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