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Ambiente e energia

Comunità energetiche di AEG. I sindaci che hanno aderito han fatto gli interessi dei cittadini?

Mentre AEG Coop e amministrazioni locali celebrano la transizione energetica, cresce il dubbio su chi stia realmente beneficiando del progetto “green”.

Comunità energetiche di AEG. I sindaci che hanno aderito han fatto gli interessi dei cittadini?

Negli ultimi dodici mesi, AEG ha promosso attivamente la creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) a Ivrea e nel Canavese, con l'obiettivo di favorire la transizione energetica e l'elettrificazione dei consumi.

Ad aprile 2024, è stato avviato un progetto per la creazione di un sistema di comunità energetiche nell'Eporediese, coinvolgendo i comuni della Zona Omogenea 9 della Città Metropolitana di Torino. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Legambiente e coordinato da AEG, prevede la costituzione di "fino a otto" comunità energetiche. La supervisione è affidata all'Energy Center del Politecnico di Torino e allo studio legale Weigmann.

A giugno 2024, sono state ufficialmente costituite le prime due comunità energetiche, con la partecipazione dei comuni di Ivrea, Bollengo, Colleretto Giacosa, Salerano, Albiano e Caravino, oltre a una decina di cittadini privati.

AEG ha deliberato investimenti per oltre 9 milioni di euro nei successivi tre anni, destinati alla realizzazione di impianti fotovoltaici a supporto.

Con l'inaugurazione, nell'ottobre scorso, dell'impianto fotovoltaico da 1 MW realizzato da AEG sul tetto della società NEVE  in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di circa 450 famiglie, si può ben dire che sia nata la prima Comunità Energetica Rinnovabile del Canavese?

Le comunità energetiche promosse da AEG mirano a coinvolgere cittadini, amministrazioni locali, piccole e medie imprese e il terzo settore nella produzione e consumo condiviso di energia rinnovabile. In teoria e sulla carta i partecipanti possono beneficiare di incentivi statali, suddivisi tra produttori, consumatori e progetti di utilità sociale, contribuendo così a un sistema energetico più sostenibile e resiliente.

Tutto chiaro? Tutto limpido e cristallino? Possibile che a nessun segretario comunale, a nessuno sindaco sia venuto mezzo dubbio? Qualcuno oltre a darsi un gran da fare per le foto e le inaugurazioni si è preoccupato di chiedere una consulenza prima di aderire? Ci sa tanto di no!

E veniamo al punto. Il regista e principale beneficiario delle Comunità energetiche in salsa eporediese è certamente la Coop AEG di Ivrea, ma gli attori e supporter sono i sindaci e le amministrazioni comunali, che – con slancio – hanno condiviso e fatto approvare alle loro amministrazioni documenti e accordi, elogiando il proprio spirito green.

Qualcuno l'ha letta la legge 199/2021, e tutte le deliberazioni e decreti che ne sono seguiti, che vietano, per esempio, la partecipazione alle CER (Comunità energetica rinnovabile) delle grandi imprese (comprendendo in questa definizione anche i gruppi obbligati a redigere un bilancio consolidato)?

Lo sanno che non è così chiara la possibilità di partecipare alla ripartizione dei fondi alle CER da parte delle imprese che hanno come oggetto prevalente la compravendita e la distribuzione energetica?

AEG di Ivrea, in teoria, rientra in entrambe queste categorie. Quindi?

E anche fosse tutto regolare, quel che AEG sta facendo non sembra un modo per aggirare l'obiettivo della legge, che vorrebbe le CER in mano a realtà più piccole, più vicine alla comunità e senza potere monopolistico?

Già ci immaginiamo la reazione delle Amministrazioni comunali nel sottolineare che infatti AEG Coop non partecipa alla CER.

Ma sarà sufficiente, per eludere l’obbligo di legge, aprire una società di consulenza con la quale promuovere e partecipare a tutte le CER costituite in forma di associazione?

È evidente che a controllare il gioco sia AEG attraverso la sua società controllata AEG CER. Ma è ancora più evidente se si approfondisce e si vanno a verificare i ruoli.

Le costituende CER, realizzate con la partecipazione di Comuni, nascono con un modello prefissato (anche questo in contrasto con la legge che invece ribadisce la totale libertà della CER e dei suoi partecipanti nella scelta dei fornitori): AEG Coop sarà fornitore esterno di energia fotovoltaica, realizzerà gli impianti, gestirà tutto amministrativamente e operativamente e incasserà due terzi degli incentivi dati dallo Stato.

In sostanza, guadagnerà nella realizzazione degli impianti, nella vendita dell’energia, nella gestione degli aspetti amministrativi e godrà della ripartizione di ben due terzi degli incentivi.

Il Comune si accontenterà di un 10% degli incentivi (14 euro ogni MWh prodotto) per azioni sociali e ambientali nelle quali rientrerebbero però opere che potrebbero essere svolte nuovamente da AEG Coop.

Tutto questo, ovviamente, senza alcuna concorrenza o confronto di prezzi, ma acquisito da AEG per via “statutaria”.

I comuni che hanno aderito non solo hanno accettato tutto questo senza porsi il problema di verificare, quanto meno, se ci fossero soluzioni più convenienti per i propri cittadini e meno impegnative, ma hanno dichiarato che la loro adesione alla costituzione avviene come semplice consumatore (esattamente come fosse un cittadino qualunque).

Vogliamo crederci, ma cosa diranno ai cittadini se per caso la CER a cui hanno aderito non potesse usufruire dei contributi o non passasse il vaglio del Gestore dei Servizi Energetici (GSE)?

Se il Comune volesse davvero fare il semplice consumatore, potrebbe aderire successivamente, tenendosi le mani libere e magari, diciamo noi, facendo un bando per individuare, se ci sono, altre opportunità.

Insomma, forse sarebbe il caso di dare un’occhiata più da vicino a queste CER, prima che diventino solo un altro bel miraggio “green” per pochi. La Corte dei conti potrebbe trovarsi presto con molto lavoro tra le mani.

aeg

Campanelli d'allarme

In Italia, lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sta incontrando diverse criticità, sollevate da vari enti e associazioni:

  1. Ritardi burocratici e mancanza di decreti attuativi: Legambiente ha denunciato che, su 100 CER mappate, solo 16 hanno completato l'iter di attivazione con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Questo ritardo è attribuito a lungaggini burocratiche e all'assenza di decreti attuativi necessari per rendere operative le comunità energetiche.

  2. Conformità degli statuti e accesso agli incentivi: Italia Solare ha evidenziato che molte CER rischiano l'esclusione dagli incentivi statali a causa di statuti non conformi alle regole operative stabilite. In particolare, viene richiesto che, al momento dell'entrata in esercizio di un impianto, lo statuto abbia tutti i requisiti previsti, pena l’esclusione dell’impianto dalla tariffa incentivante.

Il Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 199 attua la direttiva (UE) 2018/2001, promuovendo l'uso dell'energia da fonti rinnovabili in Italia. Questo decreto introduce disposizioni specifiche sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), definendone requisiti e modalità operative.

Secondo l'articolo 31 del decreto, i clienti finali, inclusi i clienti domestici, hanno il diritto di organizzarsi in comunità energetiche rinnovabili, purché siano rispettati i seguenti requisiti:

  • Obiettivo principale: fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi soci o membri o alle aree locali in cui opera la comunità, e non realizzare profitti finanziari.
  • Autonomia giuridica: la comunità deve essere un soggetto di diritto autonomo, con poteri di controllo esercitati esclusivamente da persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, enti di ricerca e formazione, enti religiosi, del terzo settore e di protezione ambientale, situati nel territorio degli stessi comuni in cui sono ubicati gli impianti per la condivisione dell'energia.
  • Partecipazione delle imprese: per le imprese, la partecipazione alla comunità non può costituire l'attività commerciale e industriale principale.
  • Inclusività: la partecipazione è aperta a tutti i consumatori, compresi quelli appartenenti a famiglie a basso reddito o vulnerabili, fermo restando che l'esercizio dei poteri di controllo è detenuto dai soggetti aventi le caratteristiche sopra descritte.

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