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Cecilia Ferratini: la decana delle Mugnaie e quell'intimo legame con Ivrea

Sono passati 60 anni dal Carnevale che la vide protagonista, madre di tre figli e un quarto in attesa, ma nessuno lo sapeva...

Cecilia Ferratini: la decana delle Mugnaie e quell'intimo legame con Ivrea

Un anno speciale, il 2024 per Cecilia Ferratini in Bermond des Ambrois. Decana delle Mugnaie, quest'anno ha festeggiato i 60 anni da quella memorabile edizione del Carnevale che la vide protagonista

Era il 1964 quando, con i suoi trent’anni e la dolce attesa del quarto figlio, Cecilia divenne simbolo della rivolta e del coraggio, vestendo i panni della “vezzosa Mugnaia”, un incarico che ha mantenuto vivo nel suo cuore e nei suoi ricordi, fino a oggi. Ogni anno, Cecilia rivive quella prima emozione con la stessa intensità, soprattutto nel momento in cui la Mugnaia esce sul balcone del municipio.

«Il sabato di Carnevale, quando la Mugnaia esce sul balcone del municipio - è il momento di più grande emozione», racconta. «Sono 60 anni che io, ex Mugnaia, partecipo a questo avvenimento e non ho mai mancato: ogni anno ricordo quando io, giovane trentenne e trepidante, mi sono affacciata su quel balcone e sotto di me la piazza era piena di gente, e tutti quegli applausi mi hanno riempito il cuore e la mente di pensieri meravigliosi».

Il destino che la portò a essere scelta dal Comitato organizzatore arrivò in un periodo inatteso, racconta Cecilia, già madre di tre figli e incinta del quarto. «Ero a Ivrea da pochissimo, giovane sposa, con un sacco di figli, e ne aspettavo un altro», ricorda sorridendo. «Abitavo a Ivrea da 5 anni con mio marito Alberto, medico radiologo in ospedale. Prima di accettare, mi consultai con il mio dottore e lui mi incoraggiò. Lo fece anche mio marito. Ero al quarto mese, si iniziava a vedere, ma nessuno l'ha saputo. Quando decisi di accettare, lo feci con gioia».

Cecilia Ferrantini con il marito, il il dottor Alberto Bermond des Ambrois

Nel suo racconto, emerge il fascino dell’avventura carnevalesca e delle figure che accompagnarono quell’esperienza unica. Al suo fianco, quell'anno, ci fu il Generale Guido Foscale, ricordato da Cecilia con «l’aspetto del militare fiero,  vittorioso».

Il Generale, lo Stato Maggiore, il Sostituto Gran Cancelliere Bruno Perucca e il Gran Cancelliere Michele Garda le furono accanto durante i tre giorni di celebrazioni, mentre l’Aiutante di campo Pierfausto Cavallo la guidava con discrezione e fermezza. Cecilia li descrive come “uomini d’altri tempi”, ciascuno con un ruolo ben definito e uno stile che rendeva omaggio alla storia e al significato del Carnevale. «Dovevo cercare di essere me stessa e, allo stesso tempo, sorridente e gentile», ricorda la Mugnaia.

Il sabato sera, la città intera partecipava alla cerimonia di apertura che proiettava Cecilia nel ruolo di protagonista assoluta del Carnevale. «La presentazione del sabato sera è stata solo l'inizio dell'avventura, tre giorni di gloria - oserei dire - indiscussa», racconta Cecilia. Il corteo la portò a sfilare sul cocchio dorato, circondata da armigeri e dalle damigelle che rifornivano il suo cesto di caramelle e mimose. «Il lancio dei tre quintali di caramelle ha messo alla prova la mia resistenza fisica», scherza, «sfidando ben due piani per raggiungere i balconi gremiti di spettatori ad applaudire».

Il Carnevale si articolava in una serie di eventi e incontri con personalità e figure di spicco della città e del panorama storico. Cecilia ricorda in particolare il ricevimento per gli amici nel salone delle feste dell’Hotel Dora di Corso Nigra e il gran ballo tradizionale al Teatro Giacosa, pieno di pubblico e di coriandoli colorati. «Quella notte, mentre ballavo, il mio aiutante di campo Pierfausto Cavallo mi suggerì di ritirarmi non troppo tardi per poter essere in forma il giorno successivo, a partire dalla fagiolata benefica di piazza Maretta. Certo, avrei voluto ballare più a lungo, ma la “vezzosa Mugnaia” deve pur sempre attenersi alle regole del Carnevale!».

Ogni evento, ogni stretta di mano e ogni sguardo condiviso nelle celebrazioni rimane impresso nella mente e nel cuore di Cecilia come una magia che rivive ogni anno, fatta di simboli e di emozioni. «La città intera vibra in quei giorni di una magia speciale, che caratterizza la tradizionale rievocazione ricca di valori simbolici di forte carica emotiva». Tra i momenti più toccanti, l’ultima sera, Cecilia, in piedi sul carro, brandiva alta la sciabola in piazza di Città per l’abbruciamento dello scarlo, un rito che simboleggia la vittoria e la libertà, e che chiude ufficialmente le celebrazioni. «Il lancio dei garofani, uno per uno, è stato per me il momento tra i più emozionanti», rivela, «mentre raccoglievo la gioia di chi riceveva questo dono della Mugnaia, simbolo della vittoria e della libertà».

Cecilia Ferrantini con l'abito da Mugnaia nella nuova casa di Ivrea appena costruita

Cecilia Ferratini ha messo radici a Ivrea, dove, arrivata come giovane sposa milanese per seguire il marito, non ha mai pensato di andarsene. «Avevo 25 anni. Ora ne ho 91 anni. Non posso più guidare, mi dicono che son troppo vecchia. Abito in una bella casa, molto grande che si risveglia durante le feste, quando ci ritroviamo tutti insieme con i figli e le loro famiglie. Vivono sparsi un po' ovunque, solo due sono qui ad Ivrea, ma le feste sono l'occasione per riunire questa grande famiglia. Questa casa è molto bella, ma lontana dal centro, mi devono accompagnare. Ma continuo a uscire e fare vita sociale. Recentemente ho deciso di entrare nell’Ordine della Mugnaia dove sono la decana. Sono la Mugnaia più vecchia in vita».

Una vita piena di gioie e un dolore molto grande: "Ho sempre sognato una famiglia numerosa. I bambini mi piacevano moltissimo. Ed è per questo che ho accettato senza esitazioni di lasciare la mia Milano per seguire mio marito qui ad Ivrea. Abbiamo avuto sette figli, due femmine e cinque maschi. Il mio più grosso dolore è stata la perdita del più piccolo, il settimo figlio, mancato per un tumore al cervello a 40 anni".

La grande famiglia di Cecilia Ferrantini riunita nella casa di Ivrea lo scorso Natale

Cecilia Ferrantini, che oggi guarda alla vita con l’esperienza e il ricordo di un ruolo unico, continua a rappresentare la memoria storica del Carnevale di Ivrea e la vitalità di una tradizione che non conosce età.

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