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Istituto Cena: al via la demolizione. E la Guelpa? E la biblioteca?

Tra delibere, fondi scomparsi e polemiche infinite, l'ex Cena di Ivrea aspetta la sua fine, mentre il Comune tenta di mantenere vive le promesse del polo culturale

Matteo chiantore

Matteo chiantore, sullo sfondo l'ex Cena

Ai tempi del sindaco Stefano Sertoli si parlava di Fondazione Guelpa, di ex Istituto Cena, di soldi, di lasciti e della buonanima, un giorno sì e l’altro pure. Poi è arrivato Matteo Chiantore ed è cambiato tuttoQuelli che parlavano sono diventati assessori e non parlano più. Quelli seduti tra i banchi dell’Opposizione, che definire gentleman è dire poco, non ne parlavano prima, figuriamoci se cominciano a parlarne adesso.

Fortuna vuole che, proprio quando il silenzio sembrava destinato a sommergerci tutti, all’albo pretorio è comparsa una delibera che ha per oggetto l'approvazione del progetto esecutivo per la demolizione dell’edificio denominato "ex Cena". L'intervento rientra nel più ampio progetto di costruzione dell'Hub "Guelpa Centre", cioè il fantomatico polo culturale.

Il testo della delibera di giunta richiama una serie di atti precedenti, tra cui una prima delibera del 2022 (n. 380), che ha stabilito l'impossibilità di recuperare l'edificio dismesso dal 1998 a causa della mancanza di requisiti igienico-sanitari e di sicurezza. Poi la delibera n. 316 del settembre del 2023, attraverso cui il Comune approva in linea tecnica il progetto definitivo di demolizione, collegandolo a un finanziamento regionale che, pero, porca miseria, Ivrea non è riuscita ad aggiudicarsi.

Il progetto esecutivo, approvato in giunta, comprende tutti i dettagli tecnici e amministrativi necessari per portare a termine i lavori di demolizione, con un computo metrico estimativo dei costi di €1.448.642,87. Soldi che sembrerebbero essere già tutti nelle disponibilità di bilancio. Almeno così si legge in delibera.

Insomma, si stappino bottiglie di spumante di quello buono.

L’ultima volta che se n’è parlato è stato in campagna elettorale, quando sembrava che questo, insieme al tunnel ferroviario, fosse uno dei problemi principali da risolvere. Si sa come s'è risolto il primo (non facendo nulla) non sappiamo ancora come si risolverà il secondo...

Ancora rimbombano nel cervello, correva il maggio del 2023, le discussioni infinite sul progetto "Campus Groma" per il nuovo Polo Culturale, o cittadella che dir si voglia, presentato alla chetichella durante una riunione alla presenza del presidente della Fondazione Guelpa Bartolomeo Corsini e dell’architetto Patrizia Bonifazio.

Un lavoro di un centinaio di pagine, realizzato da alcuni studenti (Vesna, Luca, Luis, Morena, Davide e Eugenia) insieme a tutor e docenti dell’Alta Scuola Politecnica, che avrebbe dovuto comprendere e unire la nuova biblioteca al Museo Garda.

In sintesi, cinque ragazzi erano venuti alcune volte in città, avevano organizzato due passeggiate, avevano fatto circolare un questionario a cui avevano risposto circa 500 cittadini, e infine avevano messo tutto nero su bianco.

Quasi in contemporanea  l’ufficio tecnico dava il via libera al trasloco dei materiali immagazzinati nell’ex Istituto Cena, all’ex sala lettura sopra la biblioteca e all'ex centro cottura di via San Nazario, dove sono stati anche ricollocati i 2.300 reperti del Museo etnografico del Canavese. Finito il trasloco, erano cominciati i lavori di rimozione dell’amianto, ma dell’abbattimento vero e proprio non se n’era più saputo nulla.

Bartolomeo Corsini

A che punto siamo oggi?

Boh! Vedremo. Fino all’altro ieri, di quei 1,7 milioni di euro anticipati dalla Fondazione Guelpa al Comune ne erano già stati spesi 610.973 euro per i certificati di protezione antincendio del piano terra e dei locali aperti al pubblico della vecchia biblioteca. Morale per la bonifica e per l’abbattimento rimanevano circa un milione di euro scarso, cioè mancavano 500 mila euro.

I motivi per cui ci vogliono tanti soldi così sono tutti legati all’aumento dei prezzi (di soli oneri di discarica ci sono oltre 300’000 euro) ma anche alla necessità  di dover lavorare con mezzi meccanici manuali per evitare danni e disagi alla biblioteca e al museo, e di dover chiudere via Varmondo Arborio.

Morale?  

Guelpa, nel 2021, aveva deliberato di dare al Comune fino a 5 milioni e può ancora girarne 3,3, conciò erodendo - leggiamo dal consuntivo del 2022 - il proprio capitale a 5.331.650. Sembran tanti soldi ma non basteranno certo per costruire una nuova biblioteca. Diciamo che questo già si sapeva? Sì! 

E infatti in più di una occasione, in passato, si era ipotizzato di andare alla ricerca di contributi, magari attingendo dai fondi del  Pnrr che resteranno inutilizzati.  Tutto bene ci fosse - e non c’è - un “Progetto di fattibilità” della nuova biblioteca. 

Quel che c’è è un incarico alla Fondazione per l’architettura di Torino di redigere un Bando. Insomma: tempi lunghi, anzi lunghissimi per la nuova biblioteca.

E non finisce qui. 

Collegata all'ex Cena e alla biblioteca c'è appunto la Fondazione Guelpa.  Nel 2014, il patrimonio di 7,2 milioni di euro della Fondazione produceva 700 mila euro di interessi all’anno, una cifra più che sufficiente per sostenere le numerose attività culturali della città. Di questi, 150 mila euro venivano destinati alle associazioni e altrettanti al Museo Garda, mentre il resto rimaneva nel fondo della Fondazione.

Oggi,  leggendo il bilancio di previsione, si scopre che gli interessi si sono ridotti a 80 mila euro, una somma che copre a malapena i costi di gestione. Si tratta di stime, che potrebbero essere anche inferiori o leggermente superiori.

Qual è il problema? Il problema è che, tra prelievi e spese, il patrimonio si sta erodendo progressivamente, e prima o poi ci si ritroverà senza risorse, come le cicale della favola.

Non è una bella prospettiva, soprattutto se si pensa agli obiettivi che aveva chi ha lasciato quei soldi, la compianta Lucia Guelpa.

Per capire come si è arrivati a tutto questo, bisogna tornare indietro di mesi, ripercorrendo le polemiche che hanno caratterizzato le passate gestioni dell’Ente, concentrate a investire quei soldi in titoli e obbligazioni. C’era infatti chi sosteneva – in primis l’attuale assessore Francesco Comotto, seduto tra le file dell'Opposizione – che la Fondazione non dovesse mettere a rischio il capitale. Da qui la decisione di non movimentare più neanche un euro, per sicurezza.

Insomma, si era deciso di non gestire il patrimonio da un punto di vista finanziario, e sembra quasi inutile chiedersi cosa stiano facendo oggi i membri del consiglio di amministrazione, Daniela Broglio, Giancarlo Guarin, Giacomo Bottino e Sabrina Gonzatto. Di certo, non essendo loro degli esperti in finanza, si staranno occupando poco dei soldi e, quasi nulla però, anche della nuova biblioteca indicata nel testamento della "buonanima".

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