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Inverno o inferno?

Il sindaco dichiara guerra alle stufette: il risparmio energetico del Comune colpisce ancora!

Tra chiusure di uffici e divieti assurdi, la giunta comunale si scorda di dirci: tutte le lampadine sono almeno a LED?

Matteo Chiantore

Matteo Chiantore

Non è facile addentrarsi in una recente decisione della Giunta Comunale che ha per oggetti il risparmio energetico. E a Ivrea  si fa sul serio, con misure che sembrano uscite da un manuale di sopravvivenza per amministratori in tempo di guerra.

La delibera n. 353 del 17 ottobre 2024 è il manifesto ufficiale della nuova austerity eporediese: stop alle stufette elettriche negli uffici pubblici e chiusura strategica di interi edifici comunali.

E son cose che nemmeno negli anni '70, durante la crisi petrolifera, avrebbero immaginato.

La giunta guidata dal sindaco Matteo Chiantore ha deciso che, dal prossimo novembre fino a marzo 2025, il Comune dovrà risparmiare a tutti i costi e a pagarne le conseguenze, manco a dirlo, saranno i dipendenti comunali che lavorano in stanze impossibili da riscaldare, costretti a rinunciare all'unico vero alleato contro il freddo pungente: la cara vecchia stufetta elettrica.

Quella che, fino a ieri, era considerata una piccola arma di difesa contro le temperature gelide che popolano gli uffici durante l'inverno, diventa ora il nemico pubblico numero uno. "Divieto assoluto", ordina la delibera.

E non è un divieto qualunque: verrà fatto rispettare dai dirigenti e dai responsabili di servizio, trasformati per l'occasione in una sorta di polizia del risparmio energetico.

La giunta, richiamando una precedente delibera del 2023, ha stabilito che le condizioni di emergenza energetica sono ancora attuali e, di conseguenza, richiedono l'adozione di misure drastiche.

Nella scacchiera delle politiche per il risparmio energetico, ogni mossa deve essere calcolata, anche se significa costringere i dipendenti a lavorare in condizioni non proprio ideali.

E poiché il divieto delle stufette non basta, si è pensato bene di ridurre anche le giornate di riscaldamento.

Due in uno: niente stufette e meno giorni di calore negli edifici comunali.

La razionalizzazione colpisce due importanti poli: il Palazzo Uffici Demografico di Via Piave e il palazzo Lavori Pubblici in Via Fietta, entrambi chiusi ogni venerdì.

Risultato? Gli uffici resteranno freddi e vuoti per tutta la giornata, risparmiando così il "prezioso" gas combustibile.

E non finisce qui. Anche gli uffici amministrativi situati presso la Biblioteca verranno chiusi, in questo caso di lunedì, tanto per non fare torto a nessuno.

Per chi è già preoccupato per i servizi essenziali, come lo stato civile, niente paura: la giunta ha previsto turnazioni per garantire che almeno quei servizi continuino a funzionare. Non sia mai che qualcuno, nel bel mezzo di una crisi energetica, si ritrovi impossibilitato a fare una carta d'identità!

E per i dipendenti comunali? Lavoro agile, meglio conosciuto come smart working, oppure ferie forzate, perché non si può mica rischiare di avere personale in giro per uffici gelidi e spenti.

Chissà se qualcuno in giunta ha pensato che magari lavorare da casa non è sempre un'opzione praticabile, o che le ferie arretrate potrebbero non essere gradite da chi, forse, aveva altri piani per il suo tempo libero.

La verità? C'è che chiunque abbia mai lavorato in un ufficio comunale sa che non sono esattamente modelli di comfort climatico. D'inverno si congela e d'estate ci si scioglie. Oppure ci si scioglie anche d'inverno perchè si è seduto sopra un termosifone.  

Le stufette, da sempre, rappresentavano un piccolo angolo di paradiso in questo inferno climatico. Ora, invece, saranno bandite. E non basta il divieto: ci sarà addirittura chi controllerà che nessuno osi infrangere la legge.

Sembra quasi di vivere in una distopia, dove la lotta al consumo energetico si combatte scrupolosamente sotto le scrivanie.

Di sicuro, così facendo il Comune di Ivrea pensa di essere all’avanguardia nella gestione della crisi, ma viene da chiedersi se la razionalizzazione non stia prendendo una piega un po' troppo... irrazionale.

Chiaramente, il problema energetico è reale, e lo sanno tutti. Ma passare dai tagli necessari a misure che rasentano la pignoleria burocratica, come il divieto di una stufetta, sembra un po' esagerato.

E poi, diciamocelo, quale sarà mai il contributo reale al risparmio energetico che può derivare dalla messa al bando delle stufette? La giunta ci farà sapere quanto risparmierà? Magari nel prossimo bilancio comunale ci troveremo la voce "Risparmio energetico da divieto stufette: 1000 euro", giusto per capire se ne sarà valsa la pena.

Vietate le stufette, chiusi gli uffici, smart working forzato... ma la domanda vera è: tutte le lampadine del Comune sono almeno a LED? Perché, se si risparmia da una parte e si spende dall’altra con vecchie lampadine incandescenti, forse c’è ancora spazio per qualche lezione di risparmio energetico!

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