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Sanità

A Settimo Torinese il sogno di un vero ospedale è più vicino

Dopo anni di tira e molla, il progetto dell'ospedale di Settimo riprende vita con l'assessore regionale alla sanità Riboldi

Elena Piastra e Federico Riboldi

Elena Piastra e Federico Riboldi

Sembrava una boutade, ma non lo era. Il sogno di un ospedale vero a Settimo Torinese, con il nuovo assessore regionale Federico Riboldi, potrebbe presto diventare realtà. Succede dopo l’acquisto dell'immobile, avvenuto ad aprile, davanti a un notaio, con tanto di rinuncia dei diritti da parte della società Saapa, che possedeva il bene e l'estinzione del mutuo di 28 milioni di euro grazie a risorse regionali.

“Stiamo valutando diverse strade - ci dice Riboldi - tutto pubblico, un accordo di partenariato; vedremo. Cercheremo anche di capire se limitarci alla lungodegenza o se allargare il presidio ad alcune specialità, trasformando la struttura in ospedale… I tecnici stanno lavorando sui costi e benefici di ciascuna ipotesi, e la valuteremo in stretta collaborazione con la sindaca Elena Piastra, che vedrò la prossima settimana…”.

ospedale di Settimo torinese

ospedale di Settimo torinese

Domanda: E i soldi chi glieli darà all’Asl To4, che da sempre versa in condizioni che sono tutto fuorché sane?
“A mio avviso, il direttore generale (Stefano Scarpetta ndr) ha lavorato bene garantendo tutti i servizi - commenta Riboldi - abbiamo un tesoretto, ottenuto dal Ministero della sanità. Aumenteremo i fondi a disposizione della To4…”.

Insomma, la luce in fondo al tunnel e un ospedale vero a Settimo, proprio come nel 1997 si erano immaginati l’allora assessore regionale Antonio D’Ambrosio di Alleanza Nazionale e Silverio Benedetto, politico di lungo corso, che avevano sostenuto l’iniziativa invitando una società francese, la SIAS, a costruire l’immobile su un’area di proprietà dell’ASL e in parte del Comune di Settimo, data in concessione. Poi i lavori finirono e per anni la struttura rimase chiusa.

Un unico inquilino, Michel Veillet (qualcuno se lo ricorda?). Tutti i giorni chiamava i giornalisti per raccontare che lo avevano “ciulato”. Lo diceva alla francese, ma in un “italiano” tondo tondo. Chiamò anche il Gabibbo e Settimo finì su Striscia La Notizia. Famosa quell’intervista in cui definì l’Italia una “repubblica bananiera”… Qualcuno se la ricorda?

Ne disse talmente tante e tali che la politica, a tutti i livelli, si vergognò e a un certo punto agì.

La prima parte della telenovela finisce mercoledì 25 giugno 2008 con l’atto definitivo di cessione delle azioni di Sias Italia Spa a una nuova compagine societaria composta da Asl To2 e Asl To4 per il 52%, il Gruppo Asm Spa al 31,5% e la Cooperativa Frassati al 16,5%. A presiedere la conferenza stampa gli allora direttori Marina Fresco e Giulio Fornero, delle Asl TO4 e TO2, il presidente del Gruppo Asm Silverio Benedetto, con l’assessore alla Sanità della città di Settimo, Giuseppe Palena, e Amelia Argenta per la Cooperativa Frassati.

Morale? La Regione Piemonte autorizzava (Legge Regionale 12/2008), su proposta del Comune di Settimo, una sperimentazione gestionale, rinnovabile ogni 5 anni. Alle Asl sarebbe toccato il coordinamento del personale medico e infermieristico; l’Asm si sarebbe occupata della gestione energetica e la cooperativa Frassati dell’assistenza e del personale. Tanto per cominciare 170 posti letti, di cui 90 destinati alle dimissioni protette (per i pazienti che avevano subito un intervento chirurgico). Gli altri sarebbero stati ripartiti tra lungodegenti (20) e pazienti che necessitavano di riabilitazione (60). Per la città di Settimo, un successo che portava la firma dell’allora sindaco Aldo Corgiat e della presidente della Regione Mercedes Bresso.

Nel 2008 si costituisce la società per azioni SAAPA S.p.A. (a controllo pubblico) che succede a Sias. Contestualmente, la Regione Piemonte sottoscriveva con il Monte dei Paschi di Siena un prestito di circa 30 milioni di euro, con scadenza al 31 dicembre 2041.

Inizialmente, l’Ospedale Civico di Settimo era stato inserito dalla Giunta Regionale nella rete ospedaliera pubblica come ospedale di post-acuzie, successivamente (nel 2015) viene assimilato alle strutture sanitarie private accreditate.

Fin qui la storia, tutto il resto è cronaca.
Dal punto di vista economico-finanziario, dopo i primi tre o quattro anni di perdite (circa 7 milioni di euro), SAAPA raggiunge il pareggio e poi consolida un utile di esercizio di circa 200 mila euro all’anno, rispettando l’obiettivo della sperimentazione gestionale di restituzione del debito finanziario e dei relativi interessi per circa 1,5 milioni di euro.

Dal 2017 al 2019, la gestione della società produce un surplus di oltre 1,8 milioni di euro all’anno.

I problemi cominciano nel giugno del 2020, in concomitanza con la nomina del nuovo amministratore Alessandro Rossi e la trasformazione di due piani (dei tre esistenti) in reparti COVID per casi non gravi, che producono costi aggiuntivi e perdite per 3,5 milioni di euro, solo parzialmente riconosciuti dalla Regione Piemonte.

Da qui la decisione di vendere, senza neanche prendere in considerazione le possibilità concesse dai decreti COVID emanati dal Governo, che riconoscevano la possibilità di ammortizzare le perdite in cinque esercizi consecutivi, senza obbligo di ricapitalizzazione della società.

La decisione di acquisto della struttura da parte della Regione Piemonte, maturata ad aprile, mette fine a un tira e molla cominciato nel marzo del 2023, con la messa in vendita della struttura ai privati, cosa che non è mai riuscita anche d'un prezzo troppo alto a base d'asta pari a 50 milioni di euro...

Prologo

Dispiace che tutto questo avvenga all'insaputa della Conferenza dei sindaci dell'Asl To4 che è l'organo politico di tutta l'azienda sanitaria. Non è escluso che alcuni sindaci, con particolare riferimento a quelli in cui hanno sede i presidi (Lanzo, Castellamonte, Cuorgnè, Chivasso, Ciriè, Ivrea) non s'inventino delle barricate per dirottare le risorse (sempre che ci siano davvero) da altre parti.

E su questo però apriamo e chiudiamo una parentesi considerando che quest'organo di governo ha ormai perso ogni carisma e autorevolezza diventando con il tempo luogo di discussione solo di una parte del territorio, l'eporediese, il che ha in un certo senso agevolato alcuni sindaci ad agire con la logica del fai-da-te.

Colpa della presidenza che da statuto è nelle mani del sindaco di Ivrea? Colpa di amministratori pubblici slegati dalle logiche dei partiti? Boh...

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