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L'intervista

Moglie del sindaco e consigliera comunale. Fiorella Pacetti: tra il camice e la fascia

La consigliera comunale racconta la sfida di essere al fianco del sindaco e di combattere per una sanità più vicina ai cittadini, senza mai dimenticare il suo primo amore: il teatro

Matteo Chiantore e Fiorella Pacetti

Matteo Chiantore e Fiorella Pacetti

46 anni, dal 2017 dirigente medico delle malattie dell’apparato respiratorio all’ospedale di Ivrea. Corso di studi alle Molinette di Torino e poi specializzazione al San Luigi.

Durante il periodo Covid s’è occupata dei tanti malati che a frotte accorrevano in pronto soccorso, con la responsabilità sulle spalle dei 5 reparti Covid a media intensità. Poi, nel 2022, la pandemia è finita e s’è seduta in consiglio comunale al posto di Andrea Benedino. Tra le sue passioni, oltre al lavoro e al teatro, c’è anche la politica, che ha cominciato a masticare fin da giovane come rappresentante d’istituto, poi avvicinandosi ai Gas (giovani di sinistra) e all’Unione Studenti dei DS, infine iscrivendosi al Pd.

Lei è la consigliera comunale Fiorella Pacetti, ma è anche la moglie di Matteo Chiantore, come si suol dire, la "first lady". 

E chissà cosa ha pensato quel giorno in cui lui l’ha guardata negli occhi e le ha detto: “Voglio candidarmi”. Chissà come se lo è immaginato con la fascia, chissà i pensieri, si spera non anche gli incubi…

“La verità è che quando ho cominciato a pensare a lui come possibile sindaco della città, me lo sono immaginata così com’è. Lo conosco per le sue doti organizzative. Stiamo insieme da quando avevo 16 anni e lui ne aveva 17. So che è uno che non si tira indietro di fronte al lavoro e alle sfide. Lo conosco così e me lo aspettavo così. Fare il sindaco è nelle sue corde. In un certo senso, è nato per questo ruolo. Mi dicono che faceva bene anche l’avvocato, ma secondo me l’entusiasmo è diverso. Oggi lo vedo realizzato e io ne sono entusiasta…”.

La famiglia al completo

Una moglie innamorata, non c’è dubbio. Lo si percepisce dalle parole, dall’entusiasmo con cui le pronuncia, una in fila all’altra, senza tentennamenti, senza esitazioni…

“Mi chiedi che cosa significa essere la moglie del primo cittadino? È un ruolo che mi piace. Sono felice di esserlo, un impegno che considero importante per la nostra città. Felice di sostenerlo e consigliarlo con il mio modo di vedere le cose e il mondo. Felice di scambiare opinioni. Sono sempre stata interessata alla vita cittadina. Partecipavo attivamente anche quando non avevo tessere in tasca. Certo, oggi la nostra vita è cambiata, e pure tanto. Da quando Matteo è sindaco ci siamo riorganizzati. Non è stato semplice ma ce l’abbiamo fatta…”.

È cambiato tutto, anche per strada. Prima a fermarla erano solo i pazienti, adesso si sono aggiunti quei cittadini che si lamentano per qualcosa o vogliono dare suggerimenti.

“È normale, fa parte del gioco e io sto al gioco, prendo appunti…”.

Certo è che il ruolo non è di poco conto… Una rivoluzione in tutti i sensi, anche nella gestione dei figli, della famiglia, dei pranzi e delle cene, delle domeniche e dei sabati.

“Non è cambiato il mondo — mette le mani avanti Pacetti — Io e Matteo abbiamo sempre avuto i nostri spazi. Oggi la politica, ieri il teatro. Pietro è molto riservato e non è un tipo che accoglie con piacere commenti e complimenti. Su Rocco mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Cavalca l’onda e ne combina di tutti i colori…”.

E poi c’è l’attività politica, in consiglio e in commissione, quella di oggi tra le fila della maggioranza e quella, seppure breve, all’opposizione.

“Ho messo e sto mettendo a disposizione tutte le mie competenze in ambito sanitario, tra le altre la battaglia sulle prenotazioni tramite il Cup regionale. Non è possibile che io mi ritrovi a visitare pazienti in ossigenoterapia che arrivano da Torino, quando so che molti eporediesi finiscono a Domodossola. Sto cercando di riportare la sanità a un livello più territoriale. Lotterò come consigliera comunale per una presa in carico dei pazienti al nosocomio più vicino. È una battaglia nell’interesse di tutti e dei miei concittadini. La politica può aiutarci a raggiungere prima questi risultati. Tra gli investimenti che si dovranno continuare a fare, ci sono quelli sulla Telemedicina. Io ci credo molto. Danno la possibilità di visitare i pazienti presso le proprie abitazioni. Nel mio campo di collegarsi da remoto e cambiare le modalità di ventilazione…. Ma non c’è solo questo… Sono membro della commissione cultura. Il teatro è un’altra delle passioni mie e di Matteo. Mi sono sempre occupata di corsi di teatro nelle scuole…”.

Tanti interessi sviluppati senza troppo clamore, ma Pacetti, a dirla proprio tutta, non è una di quei consiglieri alla ricerca di una ribalta mediatica a tutti i costi. In consiglio comunale tra le file della minoranza la si sentiva molto spesso, da quando è passata in maggioranza quasi mai. Il dubbio che lo faccia nel rispetto del marito un po’ ci viene.

“Non penso di limitarmi per il fatto che sono la moglie del sindaco - mette le mani avanti  - Mi limito perché credo nell’importanza dei ruoli, e soprattutto in quelli della capogruppo che rispetto. Ho le mie idee e uso la mia testa…. Diciamo che non sono una tifosa delle mozioni che durano come un gatto in tangenziale, nel contempo non mi faccio problemi a stimolare il sindaco su questioni serie di giustizia sociale. Per esempio, sono stata la prima firmataria della mozione per il riconoscimento delle coppie omogenitoriali. Ho sollevato un problema, cosciente d’aver messo in difficoltà il sindaco. Purtroppo per lui, l’iniziativa è partita dalla consigliera che è anche sua moglie…”.

Il medico

Tant’è! Quasi inutile chiedere su che cosa la giunta dovrebbe impegnarsi di più…

“Sono talmente tante che è impossibile rispondere a questa domanda… Credo che la giunta stia lavorando bene e su tanti fronti. Manca, a mio avviso, un vero e proprio filo diretto con i cittadini, che è la cosa più importante. Spesso il cittadino non chiede la luna, solo risposte anche su cose banali, ma le vuole avere subito. Le risposte, anche banali, sono importanti…”.

E l’opposizione?

“A me piace. Mi piace Cantoni e lo trovo divertente. Rende vivo il dibattito e il dibattito è importante per una città delle dimensioni di Ivrea. Credo che siano persone con cui si riesce comunque sempre a lavorare, e spesso si trova anche l’accordo nell’interesse di tutti. In consiglio si lavora bene e, quando finisce, capita sovente che si va a mangiare la pizza continuando il confronto. Questo per me significa condividere un interesse…”.

Una domanda ci assale: che cosa significa essere di sinistra oggi a Ivrea? 

Pausa…

“Essere di sinistra oggi è fare quello che faccio tutti i giorni in ospedale. Stare vicino ai più fragili e fare in modo che nessuno rimanga indietro… Conosco Matteo da quando avevo 16 anni e credo che lui lo stia già facendo…”.

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