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30 Settembre 2024 - 17:34
Durante il Consiglio comunale del 27 settembre, prima di dare inizio ai lavori, è stata data voce alla commemorazione del centenario della morte di Giacomo Matteotti, in concomitanza con gli eventi organizzati dal Circolo ANPI a Settimo Torinese.
A parlare è stato Silvio Bertotto, storico, archivista e presidente dell'ANPI di Settimo, che ha espresso gratitudine al presidente del Consiglio, Luca Rivoira, alla sindaca Elena Piastra e all’intero Consiglio per aver reso possibile una celebrazione in onore di Matteotti a cento anni dal suo assassinio.
Bertotto ha sottolineato l’importanza della sede scelta per l'evento e ha ricordato le tante iniziative che, in tutta Italia e all'estero, hanno omaggiato la figura del deputato socialista. In particolare, ha evidenziato il grande successo dell'incontro e della mostra a Settimo Torinese, rimarcando come la partecipazione all'evento dimostri che il pensiero politico di Matteotti è ancora oggi di grande attualità. Tuttavia, ha anche espresso preoccupazione per il rischio che la memoria di figure come Matteotti possa affievolirsi con il passare del tempo.
Bertotto ha voluto poi legare la memoria di Matteotti alla città di Settimo, che ospita una significativa comunità polesana, terra d'origine del deputato socialista. A questo proposito, è stato presentato un volumetto dal titolo “Corrispondenze”, che descrive il rapporto tra Matteotti e Settimo, con un focus particolare su Luigi Raspini, ultimo sindaco della città prima dell’avvento del fascismo e primo sindaco di Settimo liberata. Nel volumetto, viene riportato il discorso commemorativo tenuto da Raspini il 10 giugno 1945, a un mese e mezzo dalla Liberazione, in cui ricordava il sacrificio di Matteotti.

Silvio Bertotto
Nel suo intervento, Bertotto ha ricordato un episodio oscuro della storia locale: nell’autunno del 1922, subito dopo la marcia su Roma, Raspini rischiò di subire lo stesso destino di Matteotti. Venne sequestrato, malmenato e costretto a dimettersi con la forza.
“Una pagina buia per la nostra città,” ha commentato Bertotto, che ha poi ribadito l’importanza del rispetto reciproco tra Raspini e Matteotti, tanto che Settimo ha voluto onorare entrambi dedicando loro vie e istituzioni, come la scuola media intitolata a Matteotti.
Richiamando le parole del presidente Mattarella, Bertotto ha definito l’assassinio di Matteotti “un attacco brutale e inaudito al Parlamento e alle libertà democratiche”. Ha aggiunto che questo omicidio segnò uno spartiacque nella storia d'Italia, portando il Paese dalla fase autoritaria a quella di una vera e propria dittatura.
Bertotto ha poi evidenziato come, nonostante spesso si tenda a ridurre la figura di Matteotti alla sua opposizione al fascismo, il suo impegno andava ben oltre. Matteotti era un riformista che, pur appartenendo all'ala moderata del Partito Socialista, fu una figura scomoda sia per i fascisti che per i comunisti. Fondò nel 1922 il Partito Socialista Unitario, al quale aderì anche Luigi Raspini.
Il rifiuto della rivoluzione violenta e la disponibilità a collaborare con la borghesia più avanzata per migliorare le condizioni del proletariato erano i tratti distintivi del riformismo matteottiano. “Noi siamo per la libertà, la libertà per tutti, non per una dittatura, di qualunque colore essa sia”, ricordava Bertotto citando Matteotti.
Diversamente da altri politici dell’epoca, Matteotti non accettò compromessi con il regime fascista, denunciandone con fermezza la natura antidemocratica.
Il discorso di Bertotto ha poi toccato il pacifismo di Matteotti, che si oppose sia alla Grande Guerra sia al trattato di pace punitivo imposto alla Germania, considerandolo foriero di nuovi conflitti.
Matteotti, lungimirante, auspicava la creazione degli “Stati Uniti d’Europa” per scongiurare future guerre nel continente.
Bertotto ha concluso ricordando l’impegno di Matteotti per l’istruzione pubblica e l’amministrazione comunale, temi a lui cari, evidenziando come l’educazione non dovesse essere soltanto un mezzo per preparare i giovani al lavoro, ma un luogo di formazione critica e di crescita civile.
“Matteotti non è solo un martire da ricordare con nostalgia,” ha dichiarato Bertotto, “ma un esempio di coerenza e dedizione, di coraggio e integrità morale, che ancora oggi ha molto da insegnare.”
Il presidente del Consiglio, Luca Rivoira, ha poi preso la parola per ringraziare Bertotto, evidenziando l’importanza di riscoprire Matteotti non solo come antifascista, ma come un grande politico e amministratore.
A seguire, la capogruppo del PD, Elena Ruzza, ha celebrato Matteotti come fonte d’ispirazione per generazioni di amministratori, lodando il suo coraggio e la sua onestà. Tuttavia, Ruzza ha colto l’occasione per sottolineare con tono polemico l'assenza delle opposizioni in aula durante la commemorazione.
“Strana coincidenza,” ha detto, “che proprio chi si dice difensore della democrazia fosse assente nel momento in cui ricordavamo un eroe straordinario come Matteotti.”
La sindaca Elena Piastra, nel suo intervento conclusivo, ha ringraziato l’ANPI e Silvio Bertotto per la pubblicazione dell’opuscolo su Matteotti, sottolineando come l’opera non solo commemorasse il politico socialista, ma offrisse anche una preziosa ricostruzione storica del periodo e della città di Settimo.
Le opposizioni, rientrate in aula dopo la commemorazione, hanno chiarito che la loro assenza non era legata a Matteotti, ma a una protesta riguardante la mancata trasparenza sulle questioni relative al patrimonio comunale. Manolo Maugeri, capogruppo della Lega, ha ribadito che la protesta non voleva essere strumentalizzata, ma che il tempismo non ha certo giocato a favore dell’opposizione.
Tuttavia, l'episodio ha lasciato spazio a critiche e interpretazioni politiche.
In conclusione, la commemorazione di Matteotti, anziché rappresentare un momento di unità, ha finito per accentuare le fratture politiche interne, confermando che, anche a distanza di un secolo, la figura del deputato socialista continua a suscitare riflessioni e divisioni.

Elena Ruzza

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