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Ivrea
20 Settembre 2024 - 22:08
Ore 15 di un tranquillo venerdì di fine settembre. Un autista della società Vita, fermo in Corso Nigra, davanti alla ex stazione ferroviaria, con uno dei 99 autobus che hanno preso il posto dei treni della linea Ivrea-Aosta, sospesa per i lavori di elettrificazione, si guarda intorno, fa quel classico sguardo da "so di non poterlo fare, ma lo farò lo stesso". Ed eccola lì, la zip che si abbassa. Senza troppe esitazioni, il muretto diventa il bersaglio di un getto che farebbe invidia a una fontana. Tutto lì, nel più grande pisciatoio a cielo aperto d'Italia, forse persino d'Europa, è ancora lì, ad accogliere l’urgenza di chi non ce la fa più.
Scena ormai vista e rivista così tante volte che quasi nessuno ci fa caso. A destra, a sinistra, un po' più in là, un po' più in qua: il bisogno fisiologico non conosce leggi né cartelli. E la vera domanda sorge spontanea: possibile che nessuno abbia pensato a installare qualche bagno chimico? Insomma, si crea un via vai di persone mai visto prima, e l'idea di un cesso non viene a nessuno?
Certo, l'autista avrebbe potuto stringere i denti e trattenere, ma quando la natura chiama, cosa dovrebbe fare?
Fare esattamente quello che ha fatto: trasformare un'esigenza in un atto pubblico di "arte moderna", dove però i muri cittadini pagano il prezzo.
Il problema, manco a dirlo, non è nuovo. Già in passato il consigliere comunale Massimiliano De Stefano aveva lanciato l’allarme, postando foto di due cittadini intenti nella stessa performance contro i poveri muretti.
E come se non bastasse, ci aveva aggiunto una filastrocca degna di Rodari in versione surreale: “La stazione che non è più stazione, trattata come se lo fosse, compresi i cessi che non ci sono, ma è come se ci fossero”. Una perla di ironia amara su una situazione che sa di Kafka più che di realtà.
Eppure, diciamolo: basterebbe davvero poco per evitare questa continua umiliazione pubblica.

La proposta del consigliere De Stefano era tanto semplice quanto disarmante: "Si mettano almeno dei bagni chimici”. Non chiedeva un grattacielo, solo un piccolo servizio di civiltà. Ma sembra che, tra tutti i problemi di Ivrea, quello del diritto alla pipì sia relegato in fondo alla lista delle priorità.
Che poi, diciamocelo: ci fanno anche un po' pena, questi autisti. Possibile che non ci sia un sindacato che rivendichi il sacro diritto alla pipì? Qualcuno che alzi la mano e dica: "Ehi, anche noi abbiamo delle vesciche!"?
Tant’è! Mentre i muri di Corso Nigra continuano a essere martoriati dai bisogni di passanti e conducenti, stamattina – ironia della sorte – poco prima che venisse scattata la foto dell’autista che fa la pipì, l’Amministrazione comunale ha organizzato un bel sopralluogo, con tanto di delegazione di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) al seguito. Presenti il sindaco Matteo Chiantore, gli assessori Francesco Comotto, Massimo Fresc e un manipolo di funzionari comunali. Tutti riuniti per discutere di pulizie, collaudi e del possibile riutilizzo dell’ex stazione ferroviaria.
Ma tra le tante questioni all’ordine del giorno, del "problema pisciatoio" nessuno ha fatto menzione. Evidentemente, non è considerato abbastanza elegante per essere trattato in pubblico. L'incontro si è concluso, come spesso accade, con grandi proclami….
"Le pulizie non vanno bene, devono essere fatte meglio. L’utenza è quintuplicata, ma i servizi sono rimasti quelli di una stazione di passaggio" ha commentato Matteo Chiantore, probabilmente ignorando che, senza un bagno, puoi pulire quanto vuoi, ma alla fine il problema continuerà a gocciolare.
RFI ha anche confermato la disponibilità a concedere l’ex stazione al Comune, che già sogna in grande: un punto informativo per i turisti, una sede per il Consorzio turistico del Canavese e delle Valli di Lanzo, magari uno spazio per Turismo Torino.
Tutto molto bello, certo, ma, a occhio e croce, i turisti gradirebbero anche un bagno tra una visita e l’altra.
"Non saranno tempi lunghi, un paio di settimane" ha sottolineato Chiantore, parlando della concessione dell’ex stazione. E nel frattempo? Continueremo a vedere gli autisti che si guardano attorno con lo sguardo sospettoso, tirano giù la zip e salutano il muretto di Corso Nigra con un bel getto liberatorio.

Il consigliere comunale Massimiliano De Stefano
La situazione è paradossale. L’ex stazione ferroviaria, ora divenuta il capolinea degli autobus sostitutivi, è protagonista di un'infinita serie di polemiche. Negli ultimi mesi, Massimiliano De Stefano non ha perso occasione per criticare la scelta dell’amministrazione di utilizzare questo spazio al posto del piazzale del Movicentro, costruito proprio per migliorare il traffico e la qualità della vita dei pendolari. Eppure, il risultato è sotto gli occhi di tutti: una stazione fantasma, un capolinea che funziona come può e i muri che gridano vendetta.
Ma nel frattempo? Mentre Ivrea sogna di diventare una meta turistica di spicco, tra un sopralluogo e l’altro, resta una sola certezza: il cesso, qui, non c’è. Ma la pipì, quella scappa sempre.
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