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Settimo Torinese
18 Settembre 2024 - 16:27
Avevamo gridato allo scandalo per quei 25 mila euro, e ora scopriamo che la cifra è decisamente più alta. Tutto scritto nero su bianco in una determina dell'Amministrazione comunale, che assegna 2.500 euro all'Associazione Casa dei Popoli per un progetto di educazione alimentare.
Tra le righe si legge che il progetto “Farina del nostro sacco”... "a fronte del cofinanziamento del 50% del costo complessivo pari a 26.260,00 euro, veniva assegnato un contributo del restante 50% pari ad altri 26.260,00 euro."
Quindi, se la matematica non è un’opinione, 26 + 26 fanno la bellezza di 52 mila euro... per produrre circa 18 quintali di farina con grano di varietà "bandiera" su un terreno di 3.500 metri confiscato alla Mafia e appartenente a una famiglia di 'ndrangheta a frazione Mezzi Po.
"La farina così prodotta" – scriveva con entusiasmo la sindaca Elena Piastra – "finirà sugli scaffali dell’Emporio Solidale di Settimo e sarà messa a disposizione gratuitamente per le famiglie in difficoltà (ad oggi 438 persone)".
Ma c’è ben altro da dire, e noi lo diciamo: perché è davvero sorprendente come si possa distorcere il concetto di “solidarietà” in nome di un progetto che sembra più marketing che vero aiuto alle famiglie in difficoltà.
I soldi sono serviti per bonificare, arare e seminare, ma restano i numeri: 52.000 euro per produrre, secondo le stime, 20 quintali di farina. Facendo due conti, il costo per quintale si aggira sui 2.500 euro. Davvero una spesa astronomica, considerando che con la stessa cifra si sarebbero potuti acquistare oltre 2.000 quintali di farina già pronta.

La zona grigia
La domanda che ci ponevamo qualche settimana fa e che ora diventa ancora più urgente è: con 52.000 euro, quante famiglie si sarebbero potute aiutare direttamente e subito, senza passare per un progetto agricolo che richiede tempo, risorse e una buona dose di fortuna affinché il raccolto sia abbondante e di qualità?
Nei suoi discorsi pieni di retorica, la sindaca Elena Piastra aveva parlato di difesa della legalità e di valori civili fondamentali. Tutto bello, certo, ma come si giustifica un investimento così elevato per un ritorno così incerto?
La retorica del “dal male al bene” è affascinante, ma è difficile non vedere questa iniziativa come l’ennesimo esercizio di stile dell’Amministrazione comunale settimese, piuttosto che una risposta concreta all’emergenza educativa o alimentare.
“Farina del nostro sacco” suona bene come slogan, ma parlare di mafia e "educare" alla mafia è una cosa molto seria, e – cara la nostra Piastra – non ha nulla a che fare con la farina, men che meno con le famiglie senza un euro in tasca.
Come ormai sappiamo bene dalle inchieste che si sono susseguite in Piemonte dal 2011, l'educazione dovrebbe essere rivolta a chi ricopre cariche pubbliche e siede tra i banchi del consiglio comunale.
La lotta alla ‘ndrangheta dovrebbe iniziare, guarda caso, proprio dalla formazione delle liste elettorali. Perché il vero problema è, e rimane, la cultura delle “locali” mafiose, ben radicata in Calabria e ormai esportata in tutta Italia. Solo comprendendo questo fenomeno (altro che farina) si può sperare di evitare che chi governa cada nelle maglie delle mafie, anche inconsapevolmente.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, o leggere. E quello che diciamo è scritto nero su bianco anche nell’ultima inchiesta della Procura di Torino, che collega appalti autostradali a tessere del PD.
Il problema segnalato dai magistrati fin dall'inchiesta Minotauro (2011) non sono tanto i reati – spesso difficili da dimostrare – quanto la mancanza di volontà politica nel comprendere e, soprattutto, tenersi alla larga da certi fenomeni.
Domanda finale: alle ultime elezioni amministrative, la sindaca Elena Piastra ha fatto davvero un'analisi dei candidati o se n’è infischiata? Elena Piastra e tutto il PD settimese che, alle recenti elezioni, ha accolto chiunque, conoscono il significato della cosiddetta "zona grigia"?
Poco importa, lo spieghiamo noi. La “zona grigia” è quell’area di complicità tra mafia e individui o istituzioni che, pur non essendo formalmente affiliati, facilitano le attività mafiose tramite corruzione, connivenza o, più spesso, indifferenza. Ecco come le mafie si radicano nella società e nell’economia, legittimano i propri crimini e si proteggono dalle indagini.
Contrastare la zona grigia richiede competenza, quella vera, non solo slogan. Competenza da parte di sindaci, segretari di partito e chiunque faccia politica con un minimo di responsabilità.
Insomma, pur nobile nelle intenzioni, “Farina del nostro sacco” manca di pragmatismo. E, per come l’Amministrazione l’ha venduta, mostra una preoccupante ignoranza sul tema mafia e una scarsa comprensione dei reali bisogni delle famiglie in difficoltà.
Che poi, con tutta l’erba alta che cresce in città, bisognava proprio concentrarsi su quella di Mezzi Po? Non bastava un cartello con su scritto “Questa è un’erba cattiva, ma libera dalla mafia”? Avrebbe sicuramente fatto più effetto.


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