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Ivrea
17 Settembre 2024 - 16:25
Paolo Noascone e Andrea Cantoni
"Loro" sono Mariaines Townsend, titolare della libreria Azami di via Arduino, e Benedetta Mazzuchetti Magnani, che ha dato alla luce Camilla attraverso la fecondazione assistita.
A giugno, il Comune di Ivrea aveva negato la trascrizione dell'atto di riconoscimento della bambina a entrambe le madri. La decisione aveva scosso l'intera città, lasciando la coppia e chi le sosteneva con un senso di ingiustizia.
Ma poi, il 27 agosto, è arrivato il colpo di scena: alla presenza del sindaco Matteo Chiantore e dell’assessora Gabriella Colosso, il Comune ci ha ripensato, ha concesso la trascrizione, riconoscendo ufficialmente entrambe le donne come madri di Camilla.
Due mamme e una bambina. Un lieto fine per una storia che aveva commosso tutti.
Bene… si parlerà di nuovo di loro nel corso del Consiglio comunale in programma per il 23 settembre, ma questa volta il tono sarà decisamente meno idilliaco.
C'è infatti un’interpellanza presentata dai consiglieri di minoranza Andrea Cantoni e Gabriele Garino che getta ombre sulla procedura adottata.

I due accusano l’amministrazione di aver agito contra legem.
Secondo loro, il Comune avrebbe forzato la mano, bypassando la normativa vigente in Italia in tema di riconoscimento dei figli nati da coppie omosessuali.
L’interpellanza, inviata al Presidente del Consiglio Comunale Luca Spitale e al Sindaco Matteo Chiantore, è chiara e diretta. Si chiede al Sindaco di spiegare “quale tipologia di atto sia stata utilizzata per fornire tale riconoscimento” e se siano stati richiesti pareri legali per tutelare il Comune da possibili conseguenze giuridiche.
L'obbiettivo? Neppure troppo velato? Sottolineare la scelta politica.
E in verità, durante il Consiglio Comunale del 18 giugno 2024, una mozione firmata dai capigruppo di maggioranza, insieme ad alcuni consiglieri, aveva impegnato il Sindaco a esplorare “ogni strada politicamente percorribile” per superare il diniego iniziale.... Più politica di così!
Il Sindaco Chiantore, intervenendo nella discussione, aveva affermato che l’Ufficio di Stato Civile “si era limitato ad applicare correttamente la normativa vigente”.
Le domande che pongono Cantoni e Garino sono precise e mirano a fare chiarezza su come sia stato possibile che il Comune, dapprima rigido nel rispettare la normativa, abbia poi cambiato rotta così radicalmente.
Si chiede inoltre se il Sindaco ritenga corretto “attivare escamotage giuridici per forzare l’approvazione di leggi ritenute giuste”. Non a caso "Escamotage" proprio per evidenziare la visione critica dei consiglieri, che vedono in questa manovra una potenziale violazione delle regole giuridiche.
La questione è ora nelle mani del Consiglio Comunale, che dovrà chiarire se si sia trattato di una scelta politica coraggiosa per il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno o di un atto amministrativo forzato che potrebbe comportare rischi legali e costi per il Comune.
Ma alla fine, che importa?
Una battaglia di civiltà è una battaglia. E quando si combatte per i diritti, al diavolo i costi.
Quello che conta è il riconoscimento della dignità e dell’uguaglianza di ogni famiglia. E a Ivrea, almeno per ora, due mamme e una bambina possono finalmente sentirsi riconosciute per quello che sono: una famiglia, a pieno titolo.
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