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Ivrea

Lo Zac! e quella concessione "scivolosa"

Di proroga in proroga si arriverà a dicembre

Lo Zac! e quella concessione "scivolosa"

Salviamo lo Zac!, marzo 2023

"E adesso aspetta che lo facciamo. E state tranquilli che lo faremo. Ci stiamo lavorando.... Che palle...".

L’indice è puntato sul bando per l'assegnazione del Movicentro, oggi gestito dallo Zac!, di cui si discute (toh, guarda…) dal lontano 2020, da quando cioè è scaduto il contratto di comodato d’uso.

I tempi si sono fatti lunghi – dicono in Municipio – perché gli uffici sono stati indaffarati su tanti altri fronti e, non in ultimo, nei bandi per l'assegnazione dei campi da tennis di via Cascinette, del campo di calcio, del teatro Giacosa e con le opere del Pnrr.

Di proroga in proroga, si arriverà, forse, al novembre o al dicembre di quest’anno, e poi tutto sarà pronto per ridare a Zac! ciò che per il centrosinistra è dello Zac!. Un ritornello canticchiato in campagna elettorale e che ha permesso, tra le altre cose, al sindaco Matteo Chiantore di imbarcare i civici di Laboratorio Civico, ai civici di Laboratorio Civico di candidare una rappresentanza della cooperativa e, infine, abracadabra, agli amici della cooperativa di andare al governo della città con un vicesindaco (Patrizia Dal Santo) e un consigliere comunale (Andrea Gaudino).

In sintesi, allo Zac! di allearsi con il Pd, vincere le elezioni dopo un lungo braccio di ferro con la passata amministrazione guidata da Stefano Sertoli.

Morale? Quando il bando arriverà in consiglio comunale, in due usciranno dall’aula per incompatibilità (oltre a Gaudino pure Vanessa Vidano che lì ci lavora), ma questo consente già oggi alle opposizioni di dire che la cosa la si sta gestendo con un occhio di favore, il che rende l’intera vicenda quanto meno “scivolosa”. La speranza è che nessuno si faccia male…

Una brutta storia

La brutta storia s’infuoca nel luglio del 2020, quando scade il contratto di comodato d’uso dei locali ceduti allo Zac!. Il contratto prevede a possibilità di un rinnovo per altri sei anni e su questo si sarebbe dovuta concentrare la Giunta.

Accade invece che proprio in quel momento, il vicesindaco Elisabetta Piccoli, dopo una serie di accertamenti, s’accorge di non avere la disponibilità dell’immobile, con tanto di suggerimento a Zac! di rivolgersi a RFI quale legittimo proprietario.
Segue, il 4 febbraio del 2021, una determina attraverso cui il Segretario Generale revoca una precedente determina di proroga sine die del contratto scaduto, e a nulla serve ricordare dell’accordo tra lo Stato e la Regione per la realizzazione di una quindicina di “movicentri” presso altrettante città sedi di stazione ferroviaria.

Quello con la Città di Ivrea porta la data del primo dicembre 2000. Segue il 14 dicembre del 2001 il Protocollo d’Intesa tra Regione e RFI e il 22 maggio 2002 la firma dell’Accordo preventivo tra il Comune di Ivrea e RFI SpA.

Ivrea, oltre alla realizzazione del nuovo edificio viaggiatori, si impegnava ad adottare una variante al PRG tale da consentire l’ampliamento delle destinazioni d’uso dei vecchi edifici di RFI. A sua volta, RFI avrebbe dovuto cedere a titolo gratuito per 30 anni il diritto di superficie al Comune di tutti gli spazi e i manufatti interessati dalle opere progettate.

Da qui in avanti, RFI ha sempre riconosciuto il diritto all’uso dei locali da parte della città di Ivrea. Lo ha fatto non compartecipando alle spese di costruzione del 2° lotto (come da art.8 dell’accordo con il Comune di Ivrea per la realizzazione del Movicentro), non tirando fuori un euro per le bollette e per la manutenzione ordinaria e straordinaria e non pagando l’IMU.

Fantasmagorico il consiglio comunale del 3 marzo del 2021. Ad un certo punto, senza alcun preavviso, la vicesindaca Elisabetta Piccoli dà la parola a Davide Luciani dell’ufficio Tecnico. Obiettivo dichiarato (s’intende di Piccoli e Luciani) smontare la mozione attraverso cui le Opposizioni avevano chiesto di modificare, con una semplice “variante non variante” (così si chiama), le destinazioni d’uso del vecchio fabbricato di Trenitalia, aggiungendo nell’elenco i centri estetici e i parrucchieri.

Un dibattito completamente inutile e, infatti, pochi mesi più tardi arriva la notizia che il problema con RFI era stato risolto e si stava cominciando a lavorare per un “bando ad hoc” per spacchettare il bar dalle tre stanze e poi riassegnare il tutto con semplice “manifestazione di interesse” a chi ne avrebbe fatto richiesta. In aggiunta: il divieto assoluto di utilizzo dell'atrio per suonare, ballare, cantare e mercanteggiare.

Da un punto di vista tecnico, la vicesindaca Elisabetta Piccoli giustifica il tutto con questioni di “accatastamento” dei locali, peraltro aggiungendo che lo Zac! in tutti questi anni aveva gestito un bar e non un “servizio bar” come era indicato nel contratto di comodato d'uso. Insomma degli “abusivi”.

Segue, davanti al notaio Sergio D'Arrigo, la firma dell'atto di costituzione del diritto di superficie del Movicentro, con la piena disponibilità dell'edificio da parte del Comune fino al 31 agosto del 2040.

zac! salviamo

In realtà, l'intera vicenda per come era nata e per come era stata gestita è sembrata più un abbaglio che una cosa seria. Era venuto fuori chiaro e tondo anche durante l'ultimo dei consigli comunali del 2022, quando all'ordine del giorno atterra una delibera per prendere atto degli accordi sottoscritti dal 2000 al 2004 tra Regione, Comune e Ferrovie dello Stato.

Si leggeva che dal 1° gennaio del 2010 il Comune “veniva immesso nel possesso del Movicentro e delle relative aree pertinenziali destinate alla concessione del diritto di superficie e sui medesimi esercitava il pieno possesso”.

S'aggiungeva una ulteriore comunicazione di Ferservizi al Comune in cui si chiarivano più o meno le stesse cose, con l’aggiunta del “titolo assolutamente gratuito”.

Insomma, stando alla documentazione portata in discussione, il Comune avrebbe sempre avuto il possesso dell'immobile addirittura dal 2010, quando RFI decise di non procedere al passaggio del diritto di superficie perché stava per dividersi in Ferservizi e RFI.

Fine della telenovela? Non proprio. L’11 maggio del 2023 l’esecutivo Sertoli, tre giorni prima delle elezioni, approva una delibera di assegnazione degli spazi del Movicentro allo Zac! per 6 anni, alle condizioni del Comune.

Zac! non firma il contratto e l’8 giugno del 2023, il neo eletto sindaco Matteo Chiantore revoca tutto ribadendo la propria volontà di procedere all’assegnazione del Movicentro tramite un bando aperto a tutte le realtà interessate.

Arriva la prima proroga della concessione fino al 30 giugno del 2024, senza nessuna restrizione sull’utilizzo dell’atrio, e poi un’altra proroga fino a novembre.

Nelle intenzioni del Comune l'atrio dovrà essere aperto all'utilizzo anche da parte delle altre associazioni, e il Comune avrà un numero di giornate a sua disposizione che potrà assegnare (così come oggi avviene per il teatro Giacosa). Inoltre, l'utilizzo dell'atrio non dovrà essere sottoposto ogni volta ad una Scia. Di fatto, quel luogo viene oggi percepito dalla cittadinanza come luogo di incontro e di spettacolo.

«Il vero tema del Movicentroha già polemizzato la consigliera comunale Elisabetta Piccoli durante un recente consiglio comunale – è il costo che la collettività si accolla per quella struttura che resta in parte di tipo commerciale con una evidente disparità di trattamento rispetto alle altre attività. Capisco l’imbarazzo all’interno della maggioranza dove il capogruppo di Laboratorio Civico, Andrea Gaudino, è un socio lavoratore dello Zac e la vicesindaca Patrizia Dal Santo è tra i soci fondatori della cooperativa. Detto questo, però, non è giustificabile il ritardo con cui il Comunesi sta muovendo sul Movicentro. Il bando, come promesso, va fatto senza perdere ulteriore tempo».

“Il problema, lampante – le aveva fatto eco il consigliere comunale Andrea Cantoni – per chiunque non voglia mettersi il paraocchi, è l’estrema politicizzazione dell’uso che la cooperativa fa di quegli spazi, con tutte le agevolazioni predisposte dal Comune. A riprova di ciò vi è, oltre alla presenza di numerosi esponenti dell’Amministrazione che provengono politicamente da quell’ambiente, la costante attività svolta, anche ma non solo durante l’ultima campagna elettorale. Bene l’incentivare il dibattito politico e culturale nella nostra Città. Molto meno farlo in spazi pubblici e, anche se parzialmente, con i soldi dei contribuenti…”.

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