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Ivrea

Pnrr, barriere architettoniche, trasferelli e niente ascensore

Ecco come il Pnrr cambierà la città

Pnrr, barriere architettoniche, trasferelli e niente ascensore

Alle Officine H, martedì scorso, un incontro pubblico organizzato dall’Amministrazione comunale per raccontare alcuni dei lavori pubblici in corso in città. Si è parlato di investimenti importanti, ereditati dalla passata giunta guidata da Stefano Sertoli, ottenuti nell’ambito del Pnrr.

Presenti il sindaco Matteo Chiantore, l’assessore Francesco Comotto e pure il responsabile dell’area tecnica del comune, Fabio Antioco Flore... Pubblico? Poco e niente! Perlopiù addetti ai lavori, giornalisti e professionisti...

Mariangela Angelico

Mariangela Angelico

Per prima ha preso la parola e il microfono in mano (anche qui, come in Santa Marta e in sala del consiglio non funzionano granchè) l’ Architetto Mariangela Angelico, dello Studio FFWD. Si è concentrata sugli oltre 60 interventi di eliminazione delle barriere architettoniche (sul piatto ci sono 910 mila euro) programmati nei quartieri Bellavista, San Grato e San Bernardo, a Torre Balfredo, in corso Casale, ma anche gli ingressi alle scuole D’Azeglio, Nigra, Bellavista, davanti all’ascensore che porta all’ospedale e tra via Torino e via Jervis.

Oltre alla risagomatura di marciapiedi e all’adeguamento delle pendenze si lavora per la creazione di percorsi piastrellati “loges” per ipovedenti e al rifacimento di strisce pedonali e percorsi ciclabili ammalorati.

Si aggiungeranno quattro pannelli verticali e dei pittogrammi dipinti per terra   per segnalare tre percorsi (Blu, arancione e verde) senza barriere. 

E ce ne sarà uno che collegherà tutto il centro, un altro che dal campo Pistoni arriverà sino a piazza Freguglia, infine un terzo dal Movicentro al cimitero.

Fine di una prima parte che lascia un po’ l’amaro in bocca.Non tanto per una città che giocherà ai “trasferelli”, quanto per l’esiguità dell’intervento. Sembrano tanti, ma 60 piccole “smussature ai marciapiedi” (come le han chiamate) son bon poca cosa e certo non renderanno la città più a misura di anziano e di portatore di handicap. A nulla servirà, inoltre, la fuffa dei disegni per terra che poi scoloriranno e nessun li vedrà più. Speriamo siano costati poco e se non fosse così sarebbe stato  meglio spenderli per una barriera architettonica in meno...

Tant’è!

Francesco Bermond Des Ambrois

Francesco Bermond Des Ambrois

E’ seguito un secondo intervento dell’architetto Francesco Bermond des Ambrois di Fabbrica di Architettura. Con l’entusiasmo di un bambino, ha spiegato il progetto di rigenerazione dei Bastioni del Castello.

Nel dicembre scorso s’era tenuto, in Municipio, un incontro di coordinamento con i responsabili del Consorzio Stabile Opera Scarl vincitore dell’appalto. In seguito i lavori veri e propri sono stati assegnati alla Baronchelli Costruzioni Generali di Cormano (MI).

Sono anche già stati decisi i tempi. Il cantiere dovrebbe durare una decina di mesi.

Con Bermond un gruppo di lavoro con il pedigree. E si comincia dall’ingegnere  Corrado Curti che si è occupato delle strutture, passando dall’architetto Enrico Griffith specialista dell’ambiente, a Corrado Ceria consulente sulla sicurezza, all’agronomo Andrea Polidori per il verde e, non in ultima, la preziosa collaborazione di Civico 13.

L’opera è finanziata con fondi di Next Generation Eu per un importo complessivo di 1 milione 485 mila euro.

Più nello specifico si prevede la sistemazione del giardino del parco dei donatori di sangue collegato ad un parco dei Bastioni, quindi la costruzione di una struttura in ferro e legno di castagno di scavalcamento delle mure. Una rampa che permetterà il raggiungimento del centro storico partendo dal parcheggio. Si tratta insomma di un’opera funzionale ad una serie di altre opere. Una infrastruttura che dovrà generare un flusso positivo di energie nell’area del centro storico. Non ci sarà l’ascensore...

“A Ivrea con gli ascensori non siamo molto fortunati - ha sottolineato Francesco Comotto - Lo potremo inserire in un secondo momento. Abbiamo utilizzato quei soldi, circa 80 mila euro, per alcune richieste della Sovrintendenza...”.

Comotto al microfono

pubblico

Rimanendo al castello, lo scorso anno la ditta Sado di Pomigliano d’Arco (Napoli) ha concluso i lavori, progettati dall’architetto Ezio Ravera per rendere fruibile la corte interna attraverso la realizzazione di una nuova pavimentazione e la messa in sicurezza delle facciate, la cui instabilità aveva indotto l’amministrazione guidata da Carlo Della Pepa a vietarne l’uso per gli spettacoli estivi. 

Si è realizzata, inoltre, una nuova scala la cui struttura rimanda a quella delle torri mobili che venivano accostate alle fortificazioni durante gli assedi, che permette l’accesso ai camminamenti di ronda per un inedito punto di vista sulla Città e sul paesaggio circostante.

Infine si è pensato all’illuminazione resa più efficiente e completa con nuovi apparecchi illuminanti a LED.

“Inaugureremo a luglio -  ha dato la notizia il sindaco Chiantore - Accenderemo anche le luci. Abbiamo avuto un piccolo problema con l’impianto ma è stato risolto...”.

E son le stesse luci che l’ex assessore Michele Cafarelli avrebbe voluto accendere un anno fa.

Questi lavori sono costati 825.000,00 euro, di cui 660.000,00 ottenuti accedendo al “Fondo Cultura” del Ministero della Cultura.

A tutto ciò si aggiunge un primo intervento, risalente all’estate del 2020, costato 260 mila euro, per eliminare quelle orrende onduline blu che transennavano l’ingresso e sostituirle con una bella cancellata in ferro battuto e una pavimentazione in sassi.

Tutta la storia del Castello

Correva il 7 dicembre 2017 quando l’Amministrazione comunale annunciava in “pompa magna” che la proprietà del Castello era stata trasferita dal Demanio al Comune con l’iter del federalismo culturale. Non fece in tempo ad annunciarlo che dalle mure si staccarono (pensa te che sfiga...) alcune tegole che solo per puro caso non caddero in testa ai passanti.  

Da qui in avanti chiari a tutti tre concetti.

Il primo: ogni anno, entro le 24 del 31 dicembre, come Cenerentola, l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto inviare una relazione alla Soprintendenza sui passi in avanti compiuti.

Il secondo: esistevano una serie di impegni e un tempo massimo per realizzarli.

Il terzo: non ci si sarebbe dovuti scostare dal piano approvato da tutti i soggetti che avevano titolo per attuarlo.

Più nello specifico, l’Accordo di Valorizzazione con il Demanio ai sensi dell’art.112, comma 4 del Dlgs.22.01.2004, n.42 ed approvato nel C.C. del 21.12.2016, appioppava e ancora lo appioppa al Comune di Ivrea l’onere della conservazione.  

Un onere non indifferente,  di 5,5 milioni di euro, e nove anni per rispettare l’accordo (ne sono già passati 7).

Il primo progetto di riqualificazione, realizzato nell’era di Carlo Della Pepa, verso il finire del 2018 da docenti e professionisti (Rocco Curto, Maria Adriana Giusti, Diego Ferrando e Michele Perna) prevedeva spazi museali, aree per la ristorazione e una scuola a cielo aperto dedicata al restauro. Si sapeva già quel che si voleva fare, peccato mancassero i soldi e ce ne sarebbero voluti davvero tanti, anche solo per rallentare il degrado che era evidente, sia per il castello, sia per le mure di cinta rosicchiate da alberi e sterpaglie.

Su queste ultime più volte in passato ci si è lamentati che non ci fosse un accordo con la Curia per la risistemazione dell’intera parte alta della città ma oggi pare siano in corso delle trattative  (questo almeno è ciò che ha dichiarato il sindaco ) che guardano alle parti più ammalorate

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