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Ivrea
19 Giugno 2024 - 23:58
Se c’è una cosa che l’aula del consiglio comunale ci regala con una certa regolarità, sono le gaffe. E ieri sera, al termine di una discussione su una mozione presentata da Massimiliano De Stefano di Azione/Italia Viva, la capogruppo del Partito Democratico Barbara Manucci ce ne ha offerta destinata a rimanere negli annali.
Mentre si accingeva a esprimere il voto favorevole del suo gruppo, è inciampata su una frase che ha fatto sussultare tutti: “Il Partito Comunista vota a favore”.
Per un attimo, il tempo si è fermato. Poi, come in un film di Fantozzi, l’aula è esplosa in una risata fragorosa.
La Manucci, colta di sorpresa e visibilmente imbarazzata, si è affrettata a correggersi: “Volevo dire Partito Democratico!”. Ma ormai il danno era fatto, e le risate avevano già contagiato tutti.
In suo soccorso si è subito precipitato il presidente del consiglio Luca Spitale, anche lui del PD, con un sorriso rassicurante. "Tranquilla non c'è da vergognarsi...".
Perchè un lapsus capita a tutti, e poi diciamocelo, un po’ di sana nostalgia non ha mai ucciso nessuno.
Stessa cosa le ha poi detto Massimiliano De Stefano, che in verità più che una dimostrazione di cavalleria istituzionale è sembrato un modo per sottolineare due volte una parola a cui non si riserva più la dignità di un tempo.
E poi ancora Andrea Cantoni dei Fratelli d'Italia: "Prendo la parola prima di finire in un Gulag".
L’episodio, in fondo, ci offre uno spaccato divertente della politica locale. In un’epoca in cui i partiti sono spesso più simili di quanto vorrebbero ammettere, un lapsus come quello della Manucci risveglia ricordi di un passato non così lontano. Sembra quasi un omaggio involontario a un tempo in cui i partiti si chiamavano col nome delle ideologie che professavano, e non con etichette che spesso mascherano un vuoto di idee.
Il pubblico, noi, non possiamo fare altro che applaudire a scena aperta. Perché, diciamolo, la politica ha bisogno anche di queste parentesi di leggerezza, di momenti in cui ci si ricorda che sotto le cravatte (ce l'avevano solo Spitale e Cantoni) e i tailleur ci sono persone capaci di inciampare, ridere e far ridere.
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