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Ivrea

La dura lotta di due mamme per il riconoscimento della propria bambina approda in consiglio comunale

In consiglio atterra una mozione che porta la firma della consigliera comunale Fiorella Pacetti

La dura lotta di due mamme per il riconoscimento della propria bambina approda in consiglio comunale

"Proprio oggi - scrivevano qualche tempo fa sui social - ci è arrivata la raccomandata da parte del Comune di Ivrea dove ci informa che non può accogliere la nostra richiesta al riconoscimento di Camilla da parte mia. La spiegazione è stata esaustiva. Sapevamo che al 99% avrebbero detto no, ma ci abbiamo provato con la speranza che Ivrea volesse ‘lanciare un messaggio’ a questo governo che di inclusivo ha ben poco. Ora, non è che a livello pratico cambi qualcosa perché a prescindere dalla risposta che ci avrebbero dato avremmo comunque avviato le pratiche di adozione della nostra bambina da parte mia..."

"Loro" sono Mariaines Townsend, titolare della libreria Azami di via Arduino, e Benedetta Mazzuchetti Magnani, che ha dato alla luce una meravigliosa bambina attraverso la fecondazione assistita.

Chiamiamolo sfogo. Voglia di urlare al mondo un’ingiustizia. Desiderio di fare polemica e prendere a calci tutto. Felicità negata. Chiamiamola come più ci piace. Detto questo, mai più si sarebbero aspettate che nel condividere la propria frustrazione, proprio il giorno in cui la figlia aveva compiuto due mesi, avrebbero sollevato un ampio dibattito pubblico che oggi si è materializzato in una mozione per il riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali.

Il documento, presentato dalla consigliera comunale Fiorella Pacetti (prima firmataria) insieme ad altri consiglieri comunali (Vanessa Vidano di Viviamo Ivrea, Erna Restivo e Andrea Gaudino di Laboratorio Civico, Barbara Manucci del Pd), riparte da qui. Da quel 27 maggio, quando il Comune di Ivrea ha respinto la richiesta di riconoscimento nel rispetto delle norme vigenti.

E poi va oltre, sottolineando la necessità di colmare il vuoto legislativo attuale con un appello accorato al rispetto dei diritti fondamentali dei bambini nati da coppie dello stesso sesso e un richiamo all’articolo 2 della Costituzione Italiana a tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali. Si aggiungono i principi della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia del 1989, che garantiscono la non discriminazione e la salvaguardia dei minori.

"Tutti gli Stati dell’Unione Europea - dice e scrive Pacetti - con esclusione della Polonia, dell’Ungheria e dell’Italia, riconoscono i figli e le figlie di coppie omogenitoriali alla nascita, senza dover affrontare lunghe battaglie per ottenere la trascrizione di certificati esteri o la step child adoption, cioè l’adozione del figlio del partner. In Italia esiste un evidente vuoto legislativo che crea una situazione di discriminazione inaccettabile che deve essere sanata con urgenza..."

E poi ancora: "Nel marzo 2023, il Commissario europeo della Giustizia Didier Reynders ha affermato che: i Paesi dell’Unione europea devono riconoscere ai minori con genitori dello stesso sesso lo status giuridico di figli, in modo da garantire loro una serie di diritti in tutta l’unione europea."

Nel documento si fa anche riferimento al manifesto di "Le Città per i Diritti" contro ogni forma di discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere e sottoscritto da sindaci e amministratori, nel corso di un’assemblea tenutasi a Torino il 12 maggio 2023.

Pacetti chiede una normativa che permetta il riconoscimento anagrafico dei figli delle coppie omogenitoriali, il matrimonio egualitario con accesso alle adozioni, e la possibilità per le coppie omogenitoriali di accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) senza dover andare all’estero. Infine, e non in ultima, come promesso, il riconoscimento del genitore intenzionale al momento della dichiarazione di nascita.

La mozione impegna il sindaco e la giunta comunale a esplorare tutte le strade politicamente percorribili per fornire risposte adeguate alle famiglie che ne fanno richiesta, chiedendo all’ANCI di farsi portavoce a livello nazionale affinché si legiferi per riconoscere i diritti delle famiglie omogenitoriali e sollecitando il Parlamento a discutere le proposte di legge già depositate sulle registrazioni anagrafiche delle famiglie omogenitoriali, modificando la normativa per eliminare le discriminazioni esistenti.

Quasi inutile aggiungere che Ivrea, città storicamente simbolo di innovazione, può oggi dimostrare di essere anche un simbolo di equità e rispetto dei diritti umani. La discussione su questa mozione sarà un momento cruciale per Ivrea per lanciare un messaggio forte e chiaro: tutti i bambini hanno diritto a essere riconosciuti e protetti, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei loro genitori.

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