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Ivrea
13 Giugno 2024 - 00:01
Pierangelo Monti con la maglietta del gemellaggio
Un incontro in video conferenza da trasmettere in diretta (con le stesse modalità usate per la trasmissione dei consigli comunali, quando la tecnologia funziona e a Ivrea non siamo così avanti), con i rappresentanti del villaggio gemellato di Beit Ommar (Beit Ummar) in Cisgiordania e con rappresentanti delle organizzazioni umanitarie della Striscia di Gaza.
Un incontro per promuovere un’informazione diretta e per verificare gli ostacoli all’immediato cessate il fuoco e al riconoscimento dello Stato di Palestina.
Quest’ultima idea è venuta in mente al consigliere comunale Massimiliano De Stefano, sennò non ci sarebbe stato alcun “impegno”, ma della mozione è prima firmataria la capogruppo di Viviamo Ivrea Vanessa Vidano, appoggiata da Andrea Gaudino (Laboratorio Civico Ivrea) e Enrica Barbara Manucci (Partito Democratico). Una risposta alle atrocità in corso nella Striscia di Gaza e alle continue violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinesi.

“È necessario un impegno concreto per la pace” dicono gli estensori evidenziando come la guerra abbia causato enormi sofferenze e devastazioni. “La Striscia di Gaza è stata sottoposta a una vasta operazione militare che ha causato 37.000 morti palestinesi e 80.000 feriti e mutilati, in larga maggioranza donne e bambini... - si legge - Questa tragedia ha portato alla distruzione di ospedali, scuole e luoghi di culto, lasciando la popolazione a vivere nel terrore e nella miseria...”.
La mozione non si limita a chiedere un incontro online, ma propone anche di organizzare una raccolta fondi per il sostegno delle attività economiche danneggiate dal conflitto a favore di Beit Ommar. E questo, se non altro, sarebbe un gesto di solidarietà tangibile.
“Il 26 gennaio 2024, con l’ordinanza n. 192 - scrivono ancora Vidano, Gaudino, Manucci e De Stefano - la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato “plausibile” l’esistenza di un genocidio in corso a Gaza, ordinando a Israele di impedire ulteriori uccisioni e di permettere l’accesso agli aiuti umanitari. Inoltre, il 20 maggio 2024, il procuratore della Corte Penale Internazionale ha richiesto mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri leader, accusati di crimini contro l’umanità...”.
Epperò, come tutti sanno, Israele ha continuato la sua campagna militare, violando i principi del diritto internazionale, portando la popolazione palestinese a vivere in condizioni inaccettabili con scarsità di viveri, acqua, elettricità e un sistema sanitario al collasso.
La mozione fa anche appello alla comunità internazionale affinché prenda misure decisive, auspica che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotti una risoluzione per il cessate il fuoco, superando l’attuale veto degli Stati Uniti, e che la comunità internazionale si impegni nella ricostruzione della Striscia di Gaza e nel supporto alla popolazione palestinese.

“Solo il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione e del diritto al ritorno dei palestinesi, unito al riconoscimento di pari diritti e pari dignità per tutti coloro che vivono in Palestina e in Israele, potrà condurre alla fine della resistenza armata e all’avvio di un processo di pace credibile e duraturo”, afferma il documento con un richiamo alle Risoluzioni ONU 1325 e 2250 che intendono dare voce a nuovi attori sociali per uscire dalla spirale di violenza.
In un momento in cui il mondo guarda con preoccupazione alle tensioni in Medio Oriente, la mozione di Ivrea è un esempio di come le amministrazioni locali possano e debbano svolgere un ruolo, magari non significativo, comunque un ruolo, nella promozione della pace e dei diritti umani. La città di Ivrea peraltro sul fronte della pace è da guinness. Proprio qui, dal febbraio del 2022 associazioni e singole persone non hanno mai smesso di riunirsi sotto il Municipio, per mantenere viva l’attenzione sulla Palestina e sull’Ucraina e ribadire la richiesta di pace.
Il gemellaggio di cui si parla con Beit Ommar (Beit Ummar), in Cisgiordania, risale al 2003, nell’ambito del progetto “Varco di Pace in Palestina”.
“In quella occasione - aveva sottolineato qualche mese fa Pierangelo Monti in piazza di città mostrando con orgoglio la maglietta che fu realizzata in quell’occasione - ebbi la gioia di dare ospitalità per tre giorni all’assessore alla gioventù Nasri Sabarna (che poi divenne sindaco di Beit Ommar) e Cohen Hillel, rappresentante del movimento pacifista israeliano Ta’ayush. Un palestinese musulmano e un israeliano ebreo in casa di un italiano cristiano. Questo è un piccolo segno che la fratellanza, la convivenza tra persone di diversa cultura e religione, è possibile...”.
Con la mozione si chiederà al governo italiano e alle istituzioni europee un impegno concreto per il riconoscimento dello Stato della Palestina (come peraltro han già fatto Spagna, Irlanda, Norvegia dal 2024, la Svezia dal 2014 e Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Cipro da prima del loro ingresso nella comunità europea) ma anche la fine del blocco all’ingresso di beni e servizi essenziali alla popolazione di Gaza e l’avvio di operazioni di solidarietà internazionale per gli sfollati.
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