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Torino
11 Giugno 2024 - 22:41
Salvatore Gallo
Ha un ruolo di "sicura rilevanza" in "quella zona grigia fra attività economiche e politica che egli ben conosce" sebbene da anni abbia cessato di avere cariche formali in società e aziende.
Così i giudici del tribunale del riesame di Torino, nel condividere le considerazioni della Dda su Salvatore Gallo, l'85enne ex manager di Sitaf, ex socialista ai tempi di Bettino Craxi, da anni vicino al Pd subalpino, anno disposto a suo carico due misure interdittive (il divieto di esercitare uffici direttivi e il divieto di esercitare pubblici uffici) valide per dieci mesi.
L'ambito è quello dell'inchiesta Echidna sulla presenza della 'ndrangheta nel Nord Ovest. Gallo non risponde di reati di criminalità organizzata ma di peculato: i provvedimenti del riesame si riferiscono alla consegna ad amici e conoscenti di una decina di tessere gratuite per l'autostrada del Frejus.
Nell'ordinanza si osserva che Gallo chiese ad alcuni destinatari di fare campagna elettorale in favore di candidati del Pd a lui vicini (espressi dall'associazione Idea-To) per le comunali del 2021 a Torino.
Inoltre omaggiò diversi medici "non solo per avere visite gratuite" ma anche perché "erano in grado di fare campagna elettorale in modo efficace fra il personale del loro reparto".
Il tribunale ha poi disposto gli arresti domiciliari per un altro indagato, l'imprenditore Gian Carlo Bellavia, per concorso esterno in associazione mafiosa. Ha invece respinto l'appello della procura per Luigi e Antonio Mascolo: è emerso che abbiano avuto dei contatti con degli 'ndranghetisti ma non esiste a loro carico "un quadro gravemente indiziante" in base ai criteri stabiliti dalla Cassazione.
Salvatore Gallo, detto 'Sasà', non solo dagli amici, a Torino era considerato uomo forte del Partito Democratico, soprattutto per il gran numero di tessere che riusciva a fare e a far pesare durante i direttivi e le assemblee.
Ma da quello che emerge dagli atti dell'inchiesta 'Echidna' della Procura torinese, sugli interessi della mafia calabrese sui cantieri e i lavori sull'autostrada Torino-Bardonecchia, l'83enne ex manager della Sitaf, concessionaria dell'A32, e con alle spalle un passato nel Partito Socialista, Ras di Bettino Craxi, non disdegnava di regalare un ben altro tipo di tessere, a chi poteva fargli un favore o tornare utile in qualche modo.
Si tratta delle card delle autostrade per superare senza pagare i varchi della Torino-Bardonecchia. Lo raccontano ai magistrati i carabinieri del Ros e viene riportato nelle 1440 pagine dell'ordinanza, a firma del gip Luca Fidelio, in cui Gallo è accusato di corruzione elettorale, estorsione e peculato.
Anche se non aveva più cariche nella Sitaf, spiegano gli inquirenti, l'esponente del Pd esercitava delle influenze nei confronti della società che gli permettevano di "disporre di un non trascurabile numero di tessere di servizio per il passaggio gratuito ai varchi autostradali da omaggiare a piacimento a terze persone" e "nell'ottica di coltivare rapporti di interesse in cambio di utilità".
Gallo elargiva card a medici, dirigenti, politici, financo ai giornalisti, anche quando queste non venivano richieste.
"Tesserina", la chiamava Gallo, per non pagare i 12,80 euro richiesti ai caselli di Avigliana e Salbertran, per andare verso le montagne olimpiche, tanto amate dai torinesi.
Secondo gli inquirenti 'Sasà' aveva creato una sorta di rete di suoi 'protetti', con cui aveva allacciato un legame molto solido da poter essere utilizzato, dicono i magistrati, "strumentalmente secondo le necessità a ogni occasione utile, comprese evidentemente le necessità politiche".
Per Gallo infatti, sostengono sempre gli inquirenti, se volevi contare dovevi portare i numeri. Sia inteso come voti, che firme, come ad esempio per la candidatura di Stefano Lo Russo a sindaco di Torino.
C'è poi un altro "Gallo", quello della Torino degli anni Ottanta, quando "Sasà" controllava il partito dall'interno, nel nome e per conto di Francesco Froio, ex parlamentare Psi e soprattutto primo presidente della Sitaf, la società dell'autostrada Torino-Bardonecchia.
Consigliere comunale dal 1985 al 1992 lasciò la scena a causa di una storia di mazzette e ospedali per la quale fu condannato.
Era troppo anche per Salvatore detto Sasà, detto «l'uovo» per l'indubbia capacità di galleggiamento. Chiese aiuto a Froio, che gli aprì la porta della Sitaf facendolo presidente di Sitalfa, una controllata che gestisce gli appalti della casa madre, da sempre porto sicuro per i rappresentanti piemontesi del centrosinistra.
La politica ha continuato a rappresentare una passione, sua e della famiglia, sempre in virtù della disponibilità di un notevole pacchetto di voti aumentato durante il transito per la Margherita prima dell'approdo definitivo nel Pd.
Con Sergio Chiamparino non è mai stato amore. Gallo gli fece la guerra nei congressi locali, ottenendo consensi talvolta anche superiori al 20 per cento in ogni circolo cittadino. Il suo tesoretto non dispiacque a Piero Fassino quando si trattò di raccogliere firme per le primarie cittadine. Apparvero articoli maliziosi su comitive, di dipendenti Sitaf e non solo, spediti in pullman al seggio.
«Non è da oggi che nel Pd di Torino si è insediato e consolidato un sistema nato nel vecchio Psi. Il metodo è noto: si scala il partito facendo tessere a macchinetta» dichiarò qualche anno fa l'ex senatore Stefano Esposito, autore di una denuncia al riguardo. Il sasso che lanciò nello stagno fece emergere nomi di altra epoca. Come quello di Giancarlo Quagliotti, anch'egli ex socialista, condannato per le tangenti Fiat, ex dirigente Sitaf, poi considerato uno dei massimi consiglieri di Fassino, regista dell'avvicinamento di Gallo e del figlio alla militanza attiva, chiamiamola così.
Sotto osservazione ci sono le elezioni amministrative del 2021.
Tra le intercettazioni raccolte dai carabinieri ce n'è una emblematica in cui dice: “Se non mi trovi 50 voti ti tolgo il saluto”.
I voti di cui parla Salvatore Gallo sarebbero stati per i suoi candidati del Pd da piazzare in consiglio comunale (Anna Borrasi, Antonio Ledda e la settimese Caterina Greco).

Caterina Greco
E proprio episodi di questo tipo, secondo il gip di Torino, spiegano bene quella che è stata definita come una vera e proprio “politica clientelare”: voti in cambio di favori di vario tipo, come una prestazione medica, o assunzioni, promozioni e nomine varie.
Un favore via l’altro in modo da avere poi “il diritto” di fare certe richieste a ridosso delle elezioni. L’inchiesta “Echidna”, ha già portato a nove arresti.
A Gallo viene contestato di avere minacciato, nel corso della campagna elettorale del settembre-ottobre 2021, di licenziamento o demansionamento un dipendente di Sitalfa (l’azienda di cantieri controllata della Sitaf, che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia-Frejus e di cui era stato top manager per moltissimi anni), candidato in circoscrizione 4, se non avesse fatto campagna elettorale per lui e per la candidata Sonia Gagliano (estranea alle indagini).
Ci sono poi le accuse di peculato per avere pranzato più volte, per un conto complessivo di circa 1.700 euro, in una trattoria con soldi della Sitalfa pur non avendone alcun titolo.
In seconda battuta, di essere entrato in possesso di 16 tessere di transito gratuito ai caselli della Sitaf (quelle di cui sopra) anche in questo caso senza averne alcun titolo. Infine, di essere entrato in possesso di un treno di gomme pagato con il denaro di Sitalfa anche stavolta senza alcuna motivazione.
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