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"Solo terrorismo mediatico sulla Marsan!". La vomitevole leggerezza con cui in Consiglio a Chivasso si parla di amianto

L'ex asilo doveva essere abbattuto - disse Castello nel 2017 - ma è ancora lì per una chiara volontà politica. Non si sprecano soldi pubblici per una struttura che è sicura, hanno detto in Consiglio. Ma sono così certi che sia sicura?

Chivasso

L'ingresso dell'ex scuola dell'infanzia Marsan, oggi chiusa

L’insostenibile leggerezza dell’essere, scriveva Milan Kundera. Ecco: quanta insostenibile leggerezza dell’essere siamo stati costretti a sentire l’altra sera in Consiglio comunale a Chivasso. Si parlava di amianto e di edifici da abbattere... O meglio, che andrebbero abbattuti.

L’ex scuola Marsan di Chivasso, chiusa e contenente amianto, non verrà abbattuta. L’ha detto a chiare lettere l’altra sera, in Consiglio comunale, il sindaco Claudio Castello rispondendo ad una mozione, l’ennesima, della minoranza. L’ha detto supportato da tutta la maggioranza, a partire dalla consigliera comunale Cristina Peroglio del Pd per finire con Adriano Pasteris di “Noi per Chivasso”.

L’ex asilo che fino al 2019 ospitava i bambini del quartiere popoloso a nord della ferrovia non verrà abbattuto per una serie di motivi. 

Uno su tutti, è quello che non c’è la volontà politica di abbattere un edificio pubblico che - giura la maggioranza - non è pericoloso per la salute, nonostante  sia stato tirato su con manufatti contenenti la pericolosa fibra killer che provoca malattie polmonari gravi o letali come il mesotelioma. Malattie che, per la cronaca, hanno una latenza che può arrivare fino a quarant’anni.

Il Comune, dunque, nonostante lo stesso sindaco Claudio Castello, che prima era assessore ai Lavori Pubblici, dichiarasse in Consiglio nel 2017 che entro un anno l’edificio sarebbe stato sgomberato e abbattuto, non tirerà fuori un euro per tirarlo giù e bonificare l’area. 

L’amministrazione comunale ha provato a coinvolgere, invano, il Politecnico di Torino per una riqualificazione, ma tutto è andato a monte. Ora ci sarebbero in ballo altre realtà associative interessate all’edificio, come ha ammesso Castello. Staremo a vedere.

Ovvio, hanno assicurato dalla maggioranza, che non esisterebbe alcun pericolo per la salute pubblica perché l’immobile viene sottoposto a periodici monitoraggi. 

Ma il dibattito, l’altra sera in Consiglio, dopo la lettura della mozione presentata da Claudia Buo di Liberamente Democratici e sottoscritta dall’intera opposizione, è stato aspro.

Le parole di Castello

Purtroppo il Politecnico ha dato forfait, come previsto, in quanto le opere di messa in sicurezza o di intervento sul plesso non erano previste nei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - ha detto il sindaco Castello -. Tuttavia, abbiamo delle manifestazioni di interesse da parte di altre associazioni, anche del territorio, per questa struttura. È una struttura che l’amministrazione comunale mantiene e monitora da sempre, e vorrei farvi una cronistoria di quello che è stato fatto e quello che si fa per tenerla in condizioni ottimali, appunto per far sì che possano essere presi in considerazione altri interventi”.

Claudio Castello sindaco di Chivasso

Castello, che ha snocciolato un cronoprogramma di interventi dal 2006 ad oggi, ha spiegato che “allo stato attuale si ritiene non vi sia pericolo di dispersione di fibre di amianto dai manufatti in opera.

Nel 2006 sono stati effettuati interventi finalizzati alla messa in sicurezza dei materiali nelle pareti e alla rimozione dei pavimenti. Nel corso del tempo, si sono svolti regolari controlli visivi e strumentali”.

Che proseguono e proseguiranno, ha assicurato Castello.

In riferimento alle intenzioni di recupero e riqualificazione dello stabile denominato Marsan e dell’area di pertinenza, come tra l’altro ricordato nella mozione, si evidenzia come tale obiettivo sia ritenuto prioritario da parte di questa amministrazione. La riprova della priorità dell’obiettivo è nell’averlo inserito nel DUP 2024-2025. L’idea progettuale di rigenerazione urbana dell’area potrà prevedere diverse possibili soluzioni alternative, come la rifunzionalizzazione degli spazi attualmente esistenti mediante interventi di manutenzione straordinaria, al fine di poter valutare la potenziale assegnazione dell’immobile ad associazioni e soggetti terzi con scopo sociale di preminente interesse pubblico, oppure la riconversione dello stabile in un polo per l’innovazione attraverso un progetto di collaborazione con le eccellenze universitarie del territorio piemontese, destinando alcuni spazi a residenze universitarie oppure a spazi di coworking”.

Le reazioni

Le parole di Castello hanno suscitato una serie di reazioni.

In primis di Matteo Doria di “Amo Chivasso e le sue frazioni”: “Quello che stasera viene chiesto con questa mozione, tra varie cose, è di rimuovere uno stabile pieno di amianto. Fortunatamente, ne siamo felici, non ci sono fuoriuscite di polveri sottili e di fibre pericolose di amianto. Lasciare una struttura abbandonata a se stessa e degradata in mezzo a un quartiere così abitato non è esattamente ottimale. Quello che si chiede è semplicemente di mettersi al lavoro per il bene dei cittadini e dare una svolta, una volta per tutte, anche a quest’area”.

Bruno Prestìa consigliere comunale di minoranza

Preoccupazione ha espresso anche Bruno Prestìa: “A me personalmente l’amianto fa paura. Accolgo le rassicurazioni, però confermo che il timore c’è sempre, anche se la struttura si dice sia abbastanza solida. Forse è meglio allora, delle volte, non promettere se poi non si ha la sicurezza, perché questa è una delle cose che, secondo me, allontana sempre di più i cittadini dalla politica. Proprio quello che odiano: le promesse che poi non vengono rispettate. Crea una disaffezione totale verso l’istituzione”. 

Terrorismo mediatico

Dalla maggioranza, invece, s’è puntato il dito contro l’opposizione per gli eccessivi allarmismi sul tema. 

Perché si vuole abbattere una struttura pubblica - ha inforcato Cristina Peroglio del Pd -? Se è pericolosa e se l’opposizione ha contezza con i fatti, con i documenti, con delle carte che la struttura sia pericolosa, allora forse è bene che si informino, ma per i canali ufficiali, le autorità sia cittadine che sanitarie, e che si intervenga. Perché, invece, agitare le paure non è buona cosa, non è quello che noi facciamo, non è quello che tutti noi facciamo. Se la struttura non è pericolosa, come a noi risulta, non capisco questo furore iconoclasta del volerla buttare giù a tutti i costi. Abbiamo avuto delle strutture in città che sono state anni inutilizzate, ma non mi ricordo queste richieste di buttarle giù. Invece, qui vogliamo buttare giù. Buttare giù vuol dire prendere un bene pubblico, prendere dei soldi dei cittadini e impiegarli in una maniera che non ci piace. Ognuno ha le sue diverse sensibilità, ma sinceramente l’idea di avere un bene pubblico e di investirci sopra pure dei denari per buttarlo giù, no, non è una cosa che mi piace”.

Ed ha poi aggiunto: “Sicuramente alcune soluzioni che si erano prospettate non sono andate in porto, questo è sicuro. Sono cose che succedono, non è che tutte le ciambelle escono col buco”.

Cristina Peroglio, consigliera comunale del Pd

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Adriano Pasteris.

Credo che il dovere della politica non sia creare, da parte di nessuno, degli allarmi falsi. Cioè, quello non va bene. Ha ragione il consigliere Prestia: le promesse disattese allontanano, ma trattenere le persone con la paura non va bene. Non è che noi possiamo pensare di procurare delle paure. Se i cittadini vengono da me a dirmi che hanno paura perché quello è sempre amianto, il mio compito, non di maggioranza o di minoranza, ma di persona che prova a occuparsi della cosa politica, è se questo è fedele agli atti, come lo è, dire: un momento, quello non è pericoloso”.

Prima che la mozione venisse respinta, con soli tre voti favorevoli e dieci contrari, c’è stato il tempo di sentire l’intervento di Claudia Buo di Liberamente Democratici. Che, sul punto, non ha risparmiato un duro affondo a Castello e compagnia. 

L’affondo di Buo

Nessuno mette in dubbio che la struttura venga monitorata, perché altrimenti sarebbero partite delle denunce. Monitorarla non vuol dire che sia in sicurezza.

Ritorniamo a bomba, dall’inizio.Al 2017. Il sindaco Claudio Castello, dopo 5 anni da assessore ai lavori pubblici responsabile di quella struttura, ha deciso di venire in Consiglio comunale e creare preoccupazione negli abitanti della zona. Perché è venuto qua e ha detto che in un anno avrebbe abbattuto la struttura e avrebbe tolto i bambini? I bambini li ha tolti e dal 2019 quella struttura è abbandonata. Perché è abbandonata? Perché allora non ci mettiamo un ufficio comunale che dia un servizio alla collettività? Perché non spostiamo lì il centro di incontro? Ve lo spiego io: almeno, o meglio, ve lo potrebbe spiegare il signor sindaco. Il motivo per cui ha deciso di togliere i bambini è che ogni piccolo intervento che deve essere fatto su quella struttura ha un costo e un rischio che si porta dietro. Perché dentro a quelle mura c’è comunque fibra di amianto. Ha un rischio e un costo tali per cui conviene, e l’ha detto lui infatti, demolirla. Ha fatto fare anche una valutazione di quello che costava abbatterla. Poi c’è stato il Covid e quindi tutto si è cristallizzato”. 

Claudia Buo consigliera comunale di Liberamente Democratici

Noi siamo consiglieri comunali - ha aggiunto Buo rispondendo a Peroglio e Pasteris - portiamo avanti le istanze che i cittadini ci presentano. Possiamo permetterci di venire in consiglio comunale e chiedere che il sindaco metta mano al portafoglio e porti avanti quello che lui ha detto nel 2017? In sette anni, la situazione può solo essere peggiorata. E oggi quella struttura è abbandonata a se stessa”.

L’insostenibile, e vomitevole, leggerezza...

Una considerazione, però, da chi scrive e arriva da Cavagnolo, paese che al tributo all’amianto il suo l’ha dato “grazie” all’ex Saca, consociata Eternit, la devo fare. E mi esce dal cuore. Quasi come un vaffa con il dito medio alzato.

Beati voi che avete tutta questa sicurezza di campionamenti, di rilevazioni, di monitoraggi eseguiti due volte l’anno quando, per contrarre una delle letali malattie asbesto correlate, è sufficiente essere stati esposti una volta nella vita, per pochi minuti, al veleno delle particelle d’amianto che si disperdono nell’aria. Il conto potrebbe arrivare anche a distanza di quarant’anni, è vero, ma arriva. 

Santa insostenibile leggerezza dell’essere di chi dichiara che abbattere un edificio contenente amianto sia denaro pubblico sprecato...

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