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Scandaloso
16 Maggio 2024 - 11:46
I dirigenti dell'As To4
Non c'è il due senza il tre e nei giorni scorsi i giornalisti di Fuori dal Coro, la celebre trasmissione condotta da Mario Giordano su Rete Quattro, sono ritornati in via Po a Chivasso, presso la direzione dell'Asl To4.
Di nuovo a caccia del direttore generale Stefano Scarpetta e del direttore sanitario Alessandro Girardi. Li hanno beccati e "sputtanati", nel vero senso della parola, non solo al cospetto dei cittadini di Ivrea, Chivasso, Settimo Torinese, Ciriè e dintorni, ma di tutta Italia.
Al centro dello scandalo il "premio di risultato" di oltre 21 mila euro che intascheranno per aver raggiunto gli obiettivi. Peccato che tra questi obiettivi ci fosse anche quello dello smaltimento delle liste di attesa erogate attraverso il Cup e su questo fronte non si sia mossa una foglia che sia una.
Insomma loro intascano un mucchio di soldi (20 mila euro lordi in una botta sola è più di quanto guadagna il magazziniere di un supermercato) e fuori dagli ospedali la gente muore in attesa.

Il direttore Stefano Scarpetta con la giornalista di Rete Quattro

Ai microfoni c'è Laura di Ivrea. Non riesce a far fare una visita neurologica alla madre. A lei come a centinaia di altri cittadini, anziani e bambini viene negato il diritto alla cura.
Visita oculistica? Non c'è posto! Ecografie? Alle calende! Visita fisiatrica? Febbraio 2025. Il disastro è pressoché totale!
"Ho pagato contributi per 40 anni e adesso mi tocca ripagare..." si lamenta un anziano.
La verità è che le "liste sono chiuse" e in base al decreto 266 del 2005 non dovrebbero esserlo.
"Non abbiamo le agende. Non abbiamo le date..." ripetono al Cup che è la stessa cosa ma detta in maniera diversa.
QUI I TEMPI DI ATTESA E LE DISPONIBILITA' CLICCA
"Il premio? Beh - risponde il direttore Scarpetta - queste sono valutazioni che non dipendono da noi. E poi stiamo parlando di 20 mila euro lordi. La mia Asl è nelle stesse condizioni di tante altre Asl. Mi perdoni ma non posso moltiplicare i medici. Le visite sono disponibili in base alla disponibilità dei professionisti. ".
"Che significa che sono lorde? Le sembrano pochi?" lo incalza la giornalista. "Le sembra corretto aver preso una cifra così senza aver raggiunto il risultato?".
Da qui in avanti l'intervista "al volo" si trasforma in una tragicommedia
"A me non risulta che le prenotazioni siano chiuse - ribatte Girardi - Verificheremo. Datemi i nomi....".
"Andiamo a controllarle adesso..." lo invita la giornalista, ma lui niente...
Epperò una parentesi la dobbiamo aprire. Il "premio", il bonus" o chiamatelo come volete, arriva ai direttori dell'Asl To4 sulla scorta di un voto dato dai sindaci di tutta l'Asl riuniti in assemblea. Un voto di approvazione, per l'appunto, dei risultati raggiunti e decisi in base ad un piano concordato con la Regione. Ed è successo anche quest'anno, ad aprile.
Per lo più "obiettivi" che fanno ridere. Della serie: ricordati di spegnere la luce quando esci dall’ufficio, tira l’acqua nel cesso... Eccetera eccetera.
“Abbiamo approvato perché il presidente dell’Assemblea nonché sindaco di Ivrea ha messo sul tavolo degli altri obiettivi, tutti nostri…”, ci avevano spiegato alcuni primi cittadini. “Prossimamente lavoreremo su quelli e saremo noi a dettare la linea alla Regione...”.
Un diritto sacrosanto se solo quei nuovi obiettivi fossero allineati con le vere esigenze dei cittadini e dei malati. Il dubbio che le “aggiunte” siano più o meno state concordate un po’ ci viene ma ce lo teniamo.
E invece su che cosa avrebbe deciso di mettersi a lavorare il sindaco di Ivrea, Matteo Chiantore?
Ve lo diciamo noi: su una mappatura epidemiologica e sociale dei cittadini, sul miglioramento dell’assistenza “digitale” agli utenti non a casa ma sulle piattaforme informatiche (Cup, Scerev, Use), sul completamento e l’aggiornamento delle grandi attrezzature (Rm Ivrea, Tac Ciriè, acceleratore Ivrea, Rm Chivasso, Radiologico Chivasso), sull’avvio e il rifacimento del sito internet aziendale, su un piano di comunicazione integrato con le amministrazioni comunali con eventi, articoli, incontri e corsi formativi per la prevenzione, infine, su un’analisi dell’edilizia sanitaria e del percorso di dimissioni ospedaliere verso le RSA.
Insomma, tanta fuffa.
Il problema è che i sindaci di oggi sono quello che sono. O sono "vecchi" rimbambiti o giovani amanti del "selfie". Se ne salvano pochi. In altri tempi, neanche tanto tempo fa, con Fiorenzo Grijuela, con Aldo Corgiat, con Andrea Fluttero al direttore generale avrebbero fatto un "sedere" rosso fuoco, oggi no, tante pacche sulle spalle. Tutti lì ad elemosinare una stanzetta (case di comunità) in più nel proprio comune, per farne cosa non si capisce, visto che i medici e gli infermieri non ci sono.
Non è ancora tutto. Sempre in quell'occasione quel che davvero ci aveva fatto arrabbiare è stato un bilancio di previsione che raccontava, in pompa magna, investimenti per 65 milioni di euro che però, per la gran parte non si faranno quest’anno ma (marameo...) nel 2025 e nel 2026.
E si parla del poliambulatorio di via Gingzburg a Ivrea, del vecchio e del nuovo ospedale di Ivrea, di certificati di prevenzione, ristrutturazioni e adeguamenti normativi di impianti in quasi tutti i presidi, a Chivasso, Rivarolo, Cuorgnè e Strambino.
Tanta roba che fa a cazzotti con i reparti di terapia intensiva e semi intensiva previsti con il decreto Arcuri che si dovevano aprire durante il periodo Covid, e sono rimasti lettera morta nonostante i tanti soldi messi a disposizione.
Il CUP (Centro Unico Prenotazioni) del Piemonte deve obbligatoriamente fissare una visita medica specialistica, o una qualsiasi altra prestazione o ricovero, in un tempo massimo che varia dai 30 ai 60 giorni.
Fanno eccezione la protesi d'anca, la cataratta, la meniscectomia e l'artroscopia, per le quali si può arrivare al massimo fino ad un massimo 180 giorni.
La sanità pubblica non riesce a rispettare questi tempi? Poco male.
Il cittadino ha il diritto di rivolgersi al privato e poi farsi rimborsare.
A dirlo è una legge del 1998, la numero 124. Tutto chiaro? Qualcuno lo sapeva? Qualcuno lo ha mai detto? Le opposizioni in consiglio regionale lo hanno mai sottolineato? Le maggioranze di governo ne hanno mai dato contezza?
Ci sa tanto di no! Di sicuro non lo hanno mai saputo i pazienti, i malati e i cittadini piemontesi.
E nessuno lo sapeva perché al CUP e all'URP delle tante ASL piemontesi di questa cosa non si è mai detta una parola. A scoprire l'ennesimo scandalo della sanità piemontese, anche su questo fronte, è stata la trasmissione “Fuori dal coro”.
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Nella mani di una giornalista, la risposta negativa data dall'ospedale di Ciriè a una paziente.
"Il Decreto legislativo 124/98 (articolo 3, comma 13) - si legge nella comunicazione al cittadino - è di fatto superato e non è previsto che gli utenti possano richiedere il rimborso della prestazione in regime di libera professione intramuraria, pagando il solo ticket se dovuto. In quanto la fruizione di tale diritto, riconosciuto dall'articolo 3, comma 13, del decreto legislativo 124/98, è automaticamente decaduta dal momento dell'attuazione dei programmi regionali...".
In pratica, niente rimborso…
Peccato che non sia per niente così. Quando si parla di “programmi regionali”, infatti, si fa riferimento alla delibera di giunta 56/3322 del 3 luglio 2006. Siamo andati a leggerla ed è proprio qui che si fa riferimento ai tempi massimi.
D'altro canto, come potrebbe mai una normativa regionale cancellare una norma nazionale?
Al telefono e davanti alle telecamere, le risposte puntuali ma del tutto “imprecise” piovevano fino a qualche tempo fa con una sicumera da fare rabbrividere.
“Rimborsi? Quali rimborsi?”, “Rimborsi? Noi non sappiamo come funziona!”, “Rimborsi? Abbiamo saputo che esistono da poco!”.
Stando alla legge del 1998, tutte le ASL avrebbero dovuto determinare il tempo massimo che può intercorrere tra la data della richiesta delle prestazioni e l'erogazione della stessa.
Di tale termine si dovrebbe dare (ma non lo si fa) comunicazione all'assistito al momento della presentazione della domanda della prestazione.
Ecco i tempi di attesa per un ricovero all'Asl To4

E ancora che, fuori dal tempo massimo, “l'assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell'ambito dell'attività libero-professionale intramuraria, ponendo a carico dell'ASL di appartenenza… la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l'effettivo costo di quest'ultima… o, nel caso sia esente… l'intero costo della prestazione.".
Detto questo, in una recente circolare (successiva alla trasmissione di Fuori dal Coro) l'assessorato regionale alla sanità ha finalmente reso operative le procedure per l'applicazione di una legge, la numero 124 del 1998, chiarendo come garantire prestazioni mediche in regime intramoenia quando il servizio pubblico non può rispettare le tempistiche stabilite nelle prescrizioni.
Si specifica che, se un paziente non può ottenere un appuntamento entro i tempi previsti dal CUP, può rivolgersi all'URP per organizzare la visita o l'esame a pagamento, coperti dal servizio sanitario.
Evviva verrebbe da mettersi a urlare. C'è un però...
La "disposizione" non parla di un rimborso retroattivo delle prestazioni private già effettuate. Tuttavia, consente ai pazienti di accedere alla libera professione intramuraria o, in caso di indisponibilità, a strutture private convenzionate.
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