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Ivrea

Carcere di nuovo nel caos. Vuole buttarsi giù dal quinto piano

Succede a pochi giorni dal tentativo di appiccare un incendio

carcere di ivrea

Un detenuto

Ancora cronache dal carcere di Ivrea. Oggi, intorno alle 13,45, un detenuto, non nuovo ad azioni eclatanti, si è arrampicato attraverso il cortile  e poi sulle grate del padiglione detentivo fino a raggiungere il quinto piano, minacciando di buttarsi sotto.

Ha chiesto la presenza del magistrato di sorveglianza. Voleva parlare personalmente con lui. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e un’ambulanza nel mentre si è cercato in tutti i modi di convincerlo a scendere.

“Oramai - dichiara il Segretario Generale del sindacato Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Leo Beneduci - gli istituti sono del tutto fuori controllo e sono dei veri e propri colabrodo. Lo dimostra il fatto che i detenuti si sentono liberi di fare ciò che vogliono, in un clima di anarchia e assenza di regole.  Questi eventi dimostrano la totale assenza di ordine e di sicurezza. Il personale di Polizia penitenziaria è completamente abbandonato a sè stesso e senza direttive. E' necessario che le istituzioni agiscano concretamente e con urgenza. Il sistema penitenziario italiano è totalmente alla sfascio”.

Una dichiarazione di fuoco del tutto identica a quella rilasciata il 3 maggio scorso, quando, sempre presso la Casa Circondariale di Ivrea, un detenuto ha appiccato un incendio nel reparto isolamento, lanciando anche oggetti contro il personale di Polizia. Solo l'intervento tempestivo degli agenti ha evitato il propagarsi delle fiamme.

Secondo l'OSAPP la situazione nella Casa Circondariale di Ivrea è critica anche per la mancanza di un Comandante di Reparto titolare.

"Gli agenti - dice il sindacato - sono spesso distolti da altre mansioni per assumere incarichi di sorveglianza e si trovano a gestire responsabilità che dovrebbero competere a ispettori e sovrintendenti."

Insomma, il mancato coordinamento come elemento che comprometterebbe il funzionamento complessivo della struttura, mettendo a rischio non solo la sicurezza, ma anche la qualità della vita del personale e dei detenuti.

Vero è che la situazione di Ivrea è solo un esempio delle difficoltà che affliggono le carceri italiane in genere dove la popolazione carceraria supera la capacità delle strutture e genera tensioni tra detenuti e personale.

"Gli agenti penitenziari - stigmatizza  il sindacato  - sono costretti a operare in condizioni di stress, con un rapporto tra personale e detenuti spesso insufficiente a garantire una sorveglianza efficace e umana...".

Secondo recenti rapporti il sovraffollamento sarebbe dovuto ad un consistente numero di detenuti in attesa di processo, una situazione generata da un sistema giudiziario sovraccarico e a una normativa penale che non prevede sufficienti misure alternative alla detenzione.

Morale? 

Molte persone restano in carcere anche per reati minori, spesso in condizioni precarie.

Un altro problema riguarda l'accesso all'assistenza sanitaria e psicologica. I detenuti con problemi di salute mentale sono spesso inadeguatamente assistiti a causa della carenza di personale medico specializzato e di risorse e questo contribuisce anche ad alimentare tensioni e disordini interni.

L'OSAPP qualche settimana fa aveva anche lanciato un appello al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, affinché dichiari lo Stato di Emergenza Nazionale nelle carceri. 

La soluzione proposta include l'aumento del personale di Polizia Penitenziaria, la nomina di comandanti di reparto titolari in tutte le strutture, la riorganizzazione dei ruoli e una migliore distribuzione delle risorse. Si chiede anche di investire in programmi di riabilitazione e reinserimento per abbassare la recidiva.

La verità è che per risolvere tutti questi problemi ci vorrebbe una riforma profonda, che coinvolga non solo le carceri, ma anche il sistema giudiziario, la sanità e i servizi sociali.

È tempo di intervenire...

Casa circondariale Ivrea

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