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Sanità

Disturbi Alimentari: battaglia perduta?

Fondi bloccati e carenza di specialisti minacciano il futuro del trattamento dei disturbi alimentari in Italia

Disturbi Alimentari: battaglia perduta?

Quando un consiglio comunale affronta il tema “salute” e si preoccupa dei cittadini che sono anche pazienti e malati, altro non si può fare che applaudire.

All’ordine del giorno dell’altra sera una mozione già discussa e poi rimandata in commissione per alcune verifiche che impegna sindaco e giunta a chiedere al Governo Meloni e al Governatore regionale, un impegno concreto nel contrasto del Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione e all’emanazione dei decreti attuativi necessari per il loro inserimento nei LEA (livelli essenziali di assistenza), ma anche a farsi portavoce con i vertici dell’Azienda ASLTO4 affinché venga mantenuto il centro multidisciplinare di Ivrea anche attraverso il rinnovo dei contratti di lavoro dei medici che ci lavorano.

disturbi alimentari

A parlarne è stata, con il cuore in mano, la consigliera comunale Nella Franco, una che l’argomento, lavorando all’Asl To4, lo conosce molto bene.

“I disturbi alimentari - ha specificato  - nei casi più estremi possono portare alla morte se non sufficientemente trattati. Nella nostra azienda sanitaria il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare si trova a Lanzo, dove è presente un’equipe multispecialistica costituita da medici psichiatri, da psicologi, da medici specializzati in dietetica e nutrizione clinica e da dietiste nel settore, che operano in stretta integrazione tra loro. Sicuramente insufficiente considerando l’estensione territoriale dell’azienda. Nel 2023 grazie al finanziamento dei piani di intervento Regionale e provinciali, l’ASL TO4 ha finanziato l’avvio di un nuovo centro ad Ivrea rivolto in particolare modo all’età evolutiva, che coinvolge oltre le figure sopra citate le pediatria e neuropsichiatria infantile. Tale finanziamento ha portato con difficoltà, per la temporaneità dei contratti che ha reso e rende complicato il reperimento delle figure professionali coinvolte, all’assunzione di specialisti del settore già cronicamente carente ed all’individuazione di responsabili locali di riferimento… Oggi tutto questo è a rischio ….”.

Il perchè è presto detto. Il Ministro della sanità Orazio Schillaci ha confermato uno stanziamento di 50 milioni nel 2024 e 200 milioni nel 2025 ma i governatori delle Regioni  hanno chiesto un rinvio “tecnico” per l’applicazione dei nuovi livelli di assistenza e ad oggi mancano i decreti attuativi per l’erogazione delle prestazioni preannunciati a gennaio, sono slittati ad aprile e ad oggi non se ne sa ancora nulla.

“In Piemonte  - ha aggiunto Nella Franco - il fondo è stato affidato all’Azienda Zero ma in tutto il Piemonte è forte la carenza di medici specialisti, perlopiù dislocati a Torino, e la graduatoria si è andata a esaurire…”

Insomma, nell’Asl To4, nonostante gli impegni presi mancano diverse figure professionali 

I disturbi del comportamento alimentare sono un gigantesco contenitore al cui interno si collocano manifestazioni e patologie differenti tutte quante accomunate da una grande sofferenza psicofisica e da un rapporto conflittuale e faticoso con il cibo.

Se non trattati in tempo con metodi e figure adeguate possono diventare una condizione permanente e compromettere seriamente la salute di organi e apparati dell’organismo e nei casi più gravi portare alla morte.

Attualmente questi disturbi rappresentano un importante problema di salute pubblica visto che negli ultimi decenni, c’è stato un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che sono sempre più frequenti diagnosi in età preadolescenziale e nell’infanzia.

Per la cronaca nel 2019 i casi di disturbi alimentari intercettati sono stati di 680.569 balzati a 1.450.567 nel 2022. Si tratta di un‘epidemia nascosta che si fronteggia con una rete di cura del Servizio Sanitario nazionale che è ancora inadeguato rispetto al galoppante aumento dei casi. 

La rete assistenziale dovrebbe prevedere quattro livelli: ambulatori specializzati nei disturbi alimentari, servizi semiresidenziali (centri diurni dove le persone possono fare i propri pasti), servizi residenziali extraospedalieri h 24 che dovrebbero garantire una presa in carico della persona per 3-5 mesi e infine servizi ospedalieri che prevedono il ricovero salvavita per chi rifiuta le cure e la nutrizione artificiale .

Secondo il numero verde nazionale “SOS disturbi alimentari” nei suoi 12 anni di attività le richieste di aiuto sono aumentate nell’ultimo anno vertiginosamente. 

Sono oltre 3 milioni i pazienti in cura.

La metà soffre di anoressia, il 20% di obesità, il 20% di bulimia nervosa, l’ 1.9% per cento di Arfid, il disturbo evitante-restrittivo (mangiatori schizzinosi e selettivi) dell’assunzione di cibo, l’ultimo inserito nelle tabelle sanitarie dieci anni fa.

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