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Ivrea
02 Maggio 2024 - 22:07
Nella foto Paolo Noascone, Andrea Cantoni, Emanuele Longheu e Francesco Comotto
E poi d’un tratto, in consiglio comunale, sbarca il regolamento per il funzionamento della commissione igienico edilizia, un organismo morto e sepolto un po’ ovunque che Ivrea ha deciso di far resuscitare.
Sì, proprio così. Una decisione che ha del surreale in un'epoca in cui l'efficienza è la parola d'ordine e la digitalizzazione avanza inarrestabile. Tant’è! Sotto le rosse torri si è deciso di guardare indietro a come si faceva una volta.
Chiamiamolo atto di ribellione contro il minimalismo burocratico che tanto va di moda. Una scelta di campo che, per quanto possa sembrare paradossale, ha il sapore dolce-amaro della tradizione.
Perché, in fondo, cosa c'è di più italiano del complicare le cose semplici?
Sarà composta da otto membri: due ingegneri, due architetti, due geometri, un geologo e un naturalista.
Cosa importante: esprimerà pareri obbligatori e non vincolanti, limitatamente alla parte “estetica” dei nuovi progetti. Potranno partecipare dirigenti e funzionari dell’Ufficio tecnico, ma non i consiglieri comunali.
“Noi crediamo", ha spiegato l’assessore Francesco Comotto, "che in una città come Ivrea, quest’organismo aiuterà gli uffici comunali a interpretare il nuovo piano regolatore…”.

Decisamente contrariato il consigliere comunale Paolo Noascone.
“Siamo per la semplificazione e non per la complicazione", ha inforcato. "Aggraverà il procedimento amministrativo già pesante di per sé. Si tratta di un organismo facoltativo. La decisione di autorizzare o meno una pratica spetta al dirigente…”.
Vero è che oggi gran parte dei titoli edilizi sono “autocertificati” e non hanno bisogno di alcuna autorizzazione.
Di parere opposto è Emanuele Longheu, presidente della commissione assetto e uso del territorio, che ha elaborato il documento. Longheu, felice per quanto prodotto, non ha avuto alcun dubbio nel prendere in prestito le parole di Adriano Olivetti.
“L’architettura", diceva Olivetti e oggi pure Longheu, "è la forma che qualifica una società, e che si evolve con essa e con il mutare delle sue esigenze…”.
A suo dire, quest’organismo “sarà un ausilio e non un freno” e servirà a preservare il territorio e il paesaggio.
Ed è proprio qui che lo volevano Elisabetta Piccoli e Andrea Cantoni, ancora con il dente avvelenato per una commissione in cui tutti i loro suggerimenti di modifica del testo sono stati “bocciati”.
“Avevo chiesto si facesse un dibattito in consiglio prima dell’approvazione del testo definitivo", s’è lamentata Piccoli.
"A quelle riunioni è mancata la presenza del sindaco… Non ci avete fatto parlare. Avete dato spazio, per 40 minuti, solo ad Alberto Redolfi…”.
Parla di semplici battibecchi la consigliera comunale Erna Restivo…
“La commissione", s’è inserita nel dibattito, "non sarà una zavorra ma una opportunità. L’ufficio tecnico avrà a disposizione pareri supportati da titoli. Il fattore estetico per una città con la storia e le ambizioni di Ivrea, è importante…”.
Tra i motivi di discordia il processo di nomina. È vero che si procederà con bando e che il direttore generale farà una selezione, ma poi la palla passerà alla giunta e non al consiglio comunale.
“Se i membri di un organo tecnico vengono nominati dalla giunta non è tecnico, altrimenti li sceglierebbero i tecnici…", ha osservato Andrea Cantoni.
"Se sono nominati dalla giunta diventa un organo politico. Avevamo proposto un emendamento, il primo mai presentato in una commissione, ed è stato bocciato in tronco. Al contrario, Redolfi ha proposto una modifica ed è stata accettata senza voto. Cosa si chiedeva? L’esame delle candidature in conferenza dei capigruppo, dopo il vaglio tecnico e prima della nomina da parte della giunta. Solo così il consiglio comunale esercita il ruolo di indirizzo…”.
Morale dell’altra sera?
L’emendamento bocciato in commissione è stato approvato dal consiglio comunale con il benestare del sindaco.
“Non ci vedo nulla di male nell’approvarlo”, s’è rivolto ai suoi redarguendoli.
Che poi, poverelli, in commissione il rifiuto era sopraggiunto su suggerimento dell’assessore Francesco Comotto, mica perché a loro fosse anche solo passato per l’anticamera del cervello di mettere i bastoni tra le ruote.
Inutile chiedersi l’utilità del passaggio in conferenza dei capigruppo. Se lo sono chiesto Erna Restivo di Laboratorio Civico e Massimiliano De Stefano di Azione non fosse altro che per conoscere i curriculum basta un accesso agli atti.
“Capire l’indirizzo", ha risposto loro Cantoni. "Avere una visione conoscitiva…".
L’emendamento alla fine è passato e il regolamento pure.
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