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Sanità
19 Aprile 2024 - 16:12
Il dottore Alessandro Girardi
ASL TO 4: scandalo nazionale. Un giornalista della trasmissione “Fuori dal coro” di Rete Quattro ha cercato invano di intervistare il direttore sanitario Alessandro Girardi per un’intera giornata senza successo. Inizialmente gli hanno quasi sbattuto la porta in faccia, poi gli hanno detto che era in riunione e, infine, hanno fatto i pesci in barile, come d’altro canto è loro abitudine.
Lui, con buona lena, non si è perso d’animo e ha atteso all’ingresso di via Po a Chivasso per tutta la giornata. Dopo sette ore è finalmente apparso, ma anche in questo caso non ha rilasciato dichiarazioni.
“Ho un impegno...”, gli ha detto. La verità? La reticenza di chi non riuscirebbe mai a rispondere senza provare almeno un po’ di imbarazzo e vergogna per le cose che in questa maledetta ASL non funzionano, a cominciare dalle visite domiciliari della guardia medica, pari al 5 per cento del totale delle chiamate. Da questo punto di vista (ma non solo da questo) l’ASL TO4 è tra le peggiori d’Italia. Uno scandalo, da qualunque parte lo si guardi.
Tutto sta andando a rotoli. Si percepisce, si sente e si vede e basta fare qualche clic nella rete per accorgersi che i “privati” hanno già fiutato il business e stanno fondando società che vogliono occuparsi proprio della “guardia medica”. Pagano i medici 60 euro all’ora, contro i 30 del pubblico: ecco come stanno le cose.
Le giustificazioni fornite sono però altre: “Siamo in pochi, non possiamo abbandonare la postazione”, dicono i medici contattati.
Morale?

Puoi anche telefonare e morire, ma nessuno verrà mai a vedere come stai. “Vai al pronto soccorso...”, aggiungono dall’altra parte del telefono.
Insomma “Piccoli Ponzio Pilato crescono”.
Della vicenda ci eravamo già occupati, inascoltati, un paio di anni fa. Avevamo anche chiesto un interessamento dei sindaci riuniti in assemblea, che però se n’erano, a dir poco, fregati.
Manco a dirlo, da allora continuano imperterriti a non curarsene. Lo hanno fatto anche lunedì scorso, chiamati ad approvare il bilancio dell’ASL e gli obiettivi raggiunti e decisi dalla Regione Piemonte.
Nel senso che si pongono obiettivi talmente piccoli che è impossibile non raggiungerli. Per la serie: ricordati di spegnere la luce quando esci dall’ufficio, tira l’acqua nel cesso... Eccetera eccetera. Ebbene, grazie al “voto favorevole espresso all’unanimità, quei piccoli obiettivi daranno dei lauti aumenti di stipendio (chiametelo premio alla produttività) al direttore generale e a tutti i suoi collaboratori. Tant’è! Così funziona la nostra sanità.
“Abbiamo approvato perché il presidente dell’Assemblea nonché sindaco di Ivrea ha messo sul tavolo degli altri obiettivi, tutti nostri…”, hanno commentato alcuni primi cittadini.
“Prossimamente lavoreremo su quelli e saremo noi a dettare la linea alla Regione...”.
E su che cosa avrebbe deciso di mettersi a lavorare il sindaco di Ivrea, Matteo Chiantore?
Ve lo diciamo noi: su una mappatura epidemiologica e sociale dei cittadini, sul miglioramento dell’assistenza “digitale” agli utenti non a casa ma sulle piattaforme informatiche (Cup, Scerev, Use), sul completamento e l’aggiornamento delle grandi attrezzature (Rm Ivrea, Tac Ciriè, acceleratore Ivrea, Rm Chivasso, Radiologico Chivasso), sull’avvio e il rifacimento del sito internet aziendale, su un piano di comunicazione integrato con le amministrazioni comunali con eventi, articoli, incontri e corsi formativi per la prevenzione, infine, su un’analisi dell’edilizia sanitaria e del percorso di dimissioni ospedaliere verso le RSA.
Insomma, tanta fuffa. Per carità, meglio questo che niente, ma sulle cose importanti neanche un bit, a cominciare dai tempi che nell’ASL To4 ci vanno per una visita medica qualsiasi o per un’operazione. Trecento giorni, 400 giorni, due o tre anni per una cataratta.
“Da tempo - ha sottolineato Chiantore - i sindaci lamentano di trovarsi chiamati a votare obiettivi e risultati decisi da altri e di qui è nata l’esigenza di provare a costruire e confrontarsi con un metodo nuovo”.
Un diritto sacrosanto se solo quei nuovi obiettivi fossero allineati con le vere esigenze dei cittadini e dei malati. Il dubbio che anche le “aggiunte” siano più o meno state concordate un po’ ci viene ma ce lo teniamo.
Non è ancora tutto. Quel che davvero ci fa arrabbiare è che il bilancio di previsione racconta, in pompa magna, di investimenti per 65 milioni di euro che però, per la gran parte non si faranno quest’anno ma (marameo...) nel 2025 e nel 2026.
E si parla del poliambulatorio di via Gingzburg a Ivrea, del vecchio e del nuovo ospedale di Ivrea, di certificati di prevenzione, ristrutturazioni e adeguamenti normativi di impianti in quasi tutti i presidi, a Chivasso, Rivarolo, Cuorgnè e Strambino.

Tanta roba che fa a cazzotti con i reparti di terapia intensiva e semi intensiva previsti con il decreto Arcuri che si dovevano aprire durante il periodo Covid, e sono rimasti lettera morta nonostante i tanti soldi messi a disposizione.
E non dimentichiamoci degli infermieri che non ce ne sono abbastanza o dei medici: ne mancano circa 160.
Lo ha sottolineato il primo cittadino di Pavone Endro Bevolo aggiungendoci l’insoddisfazione dell’utenza. E sempre Bevolo, in apertura di seduta, probabilmente ancora un po’ con il dente avvelenato per l’ospedale rubato (nel senso che quello nuovo avrebbe voluto vederlo nascere e crescere a ridosso de casello autostradale) è tornato a chiedere in attuazione dello statuto una vera e propria elezione del presidente dell’assemblea che come tutti sanno era stata assegnata a Ivrea nel 2008, ai tempi dell’unificazione delle tre Ussl, in contemporanea con la decisione di ubicare a Chivasso la sede legale.
Su questo, ce lo si consenta, probabilmente qualche ragionamento prima o poi lo si dovrà fare nella speranza che quest’organismo ricominci a interpretare quel ruolo di rottura che aveva e che ormai da anni non ha più.
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