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'Ndrangheta, Ciuffreda all'attacco del Pd: "Io evitai il commissariamento della città"

Dopo l'inchiesta Echidna, che ha evidenziato nuovi rapporti tra la criminalità organizzata e la politica torinese, l'ex sindaco ri-apre la questione morale all'interno del Pd

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Ciuffreda in versione "sandwich" al congresso del Pd a Chivasso

Il centrosinistra può svoltare e anche vincere, ma solo allontanando chiunque sia coinvolto. Sennò si dimostra la totale incapacità di prevenire l’avvicinamento di questi personaggi”.

L’eco dell’operazione “Echidna” scuote la politica regionale. E anche quella Chivassese. 

L’inchiesta della DDA di Torino ha fatto emergere un nuovo locale di ‘ndrangheta nel torinese, a Brandizzo, e i rapporti tra gli affiliati e Salvatore “Sasà” Gallo, indagato per pacchetti di voti in cambio di favori, padre di Raffaele, che si è subito ritirato da capolista del Pd alle prossime Regionali.

A scuotere le coscienze Dem e a suggerire una riflessione su quanto sta avvenendo è l’ex sindaco di Chivasso Lino Ciuffreda.

Ciuffreda, che non ha più tessere di partito in tasca, dalle colonne del quotidiano “La Stampa” ha detto la sua, a suo modo, ed è stato protagonista di un vivace scambio di battute con il segretario metropolitano del Pd Marcello Mazzù. L’abbiamo intervistato anche noi.

Ciuffreda a Chivasso non ha bisogno di presentazioni. Già sindaco dal 2012 al 2017 in quota Pd, il 20 febbraio di due anni fa si è imbavagliato all’ingresso della sala del Consiglio comunale della sua città in cui si stava svolgendo il congresso cittadino del circolo Dem per protestare contro il sindaco Claudio Castello - ricandidato dal Pd per le Comunali - “perché intercettato in una telefonata con Giuseppe Vezzana”.

Mi sarei aspettato un passo indietro, o un allontanamento - spiega Ciuffreda -. Non è successo, e mi pare non stia capitando neanche ora”.

Ciuffreda, che nel mentre ha incassato il veto sul rinnovo della tessera del Pd e che da allora l’ha mai più richiesta, per intervenire sui fatti di oggi, dell’operazione Echidna, parte da lontano.

Libero Ciuffreda

“La mia candidatura a sindaco, nel 2012, fu una candidatura di servizio, richiesta dal Pd, e io sin da subito avevo detto che avrei fatto un unico mandato perché volevo continuare a fare il medico. E così ho fatto - inforca - .  Di servizio perché nel 2012 venivamo da una situazione gravissima, dopo l’operazione Minotauro. Mi chiesero di candidarmi, lo feci con tutta la disponibilità di tempo e di competenza, ma decisi da subito che avrei fatto un solo mandato.

Si diceva che il Prefetto di Torino di lì a poco avrebbe commissariato il Comune e a settembre del 2012 lo stesso Prefetto mi convocò per dirmi che aveva apprezzato quanto avevamo fatto e di continuare su quella strada che avevo tracciato, visto il lavoro che stavo facendo. Poi, nel 2017, Catello viene intercettato al telefono con Vazzana…

Castello non è mai stato indagato per quei contatti con l’imprenditore legato alla ‘ndrangheta di Volpiano, ma il dibattito politico, inevitabilmente, fu forte, con LiberaMente Democratici, presente in maggioranza con Claudia Buo e l’assessore Domenico Barengo, fece venir meno il sostegno al sindaco (non Barengo, però, nel mentre traghettato nel Pd).

Quando le prime intercettazioni sono venute fuori, ho iniziato a chiedere provvedimenti. Sono anche uscito dal partito - spiega Ciuffreda -. Indietro mi è arrivata indifferenza e superficialità nella valutazione di ciò che stava accadendo. Senza essere giustizialisti, ma bisognava fare qualcosa che non è stato fatto. Ho rivolto appelli a Marcello Mazzù, che non si è mai interessato della vicenda. A Paolo Furia, allora segretario regionale, ma mi ha risposto che il circolo aveva votato all’unanimità per la candidatura di Castello. E non hanno mai fatto niente”.

Mazzù - prosegue - non riconosce ciò che Castello disse al giudice nel maggio 2023, quando il sindaco disse testualmente che uno si trasforma nel corso delle elezioni, va a caccia di voti, costi quel costi. Sono affermazioni gravissime, ma il Pd ha sempre avuto una visione leguleia, fatta di articoli e codici, non etica. Che invece servirebbe eccome”.

Tornando all’attualità, secondo l’ex sindaco di Chivasso, dopo il passo indietro di Raffaele Gallo, oggi lo stesso dovrebbero fare tutti i “soggetti coinvolti, dal Comune alle circoscrizioni. Sarebbe un atteggiamento di  buonsenso: ci sono persone che, dal disgusto, non andranno più a votare per questo. Queste storie feriscono i cittadini e i militanti, ma si può rimediare. Schlein e Pentenero devono avere la forza di chiedere il commissariamento di Torino: il centrosinistra dovrebbe allontanare chiunque sia stato coinvolto, se vuol ambire davvero a vincere le elezioni. Non servono più parole, è l’ora dei fatti”.

Questi concetti Ciuffreda andrà a ribadirli lunedì 22 aprile all’incontro “Liberiamo il Pd”, organizzato a Torino dall’onorevole Chiara Gribaudo. “Non ho nessuna velleità di avere posti o altro - conclude Ciuffreda -. Spero solo che mi facciano parlare per ribadire l’urgenza di un cambiamento all’interno del Pd, altrimenti alla prossima inchiesta saremo di nuovo tutti sorpresi”.

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