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27 Marzo 2024 - 12:40
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio
La Regione Piemonte torna ad essere terra di mediazione per ricomporre il disastro Asa.
A prendersene carico è stato direttamente il presidente Alberto Cirio che per lunedì 8 aprile ha convocato i 51 Comuni che facevano capo all'azienda multiservizi fallita nel 2012 lasciando un mare di debiti.
A tentare la mediazione prima di lui era stato già stato l'assessore al Bilancio della giunta guidata da Sergio Chiamparino, Aldo Reschigna. Dopo un po' di incontri infruttuosi, però, alcuni sindaci avevano deciso di andare per conto proprio facendo partire quel famoso ricorso terminato con la sentenza della Corte d'Appello di Torino che stabiliva che quei debiti non avrebbero dovuto pagarli i Comuni.
Un paio di settimane fa, però, la Cassazione ha ribaltato di nuovo tutto.
"Ecco, lo sapevo, avremmo dovuto accettare l'accordo proposto dal commissario di Asa e pagare i debiti".
Il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno, davanti alla sentenza della Cassazione che di fatto annulla quella della Corte d'Appello che aveva liberato i Comuni dal fardello di debiti di Asa, torna all'inizio della vicenda, quando ancora si trattava con il commissario Stefano Ambrosini per spalmare quel maxi debito accumulato negli anni dal consorzio che gestiva i servizi di 51 comuni del Canavese.
La sentenza dei primi di marzo ha riaperto una questione che, a quattordici anni dal fallimento dell'azienda multiservizi, sembrava morta e sepolta.
La Corte d'Appello aveva detto che i consorzi come Asa vanno equiparati alle aziende municipalizzate dove i debiti non possono ricadere sugli enti. I giudici del terzo grado, invece, hanno sostanzialmente detto che i consorzi sono consorzi e che i debiti possono ricadere eccome sui Comuni rimandando alla Corte d'Appello di Torino il compito di stabilire quanto dovranno pagare i Comuni del Canavese per il buco Asa.
"Dopo la pronuncia della Corte d'Appello di Torino, gli avvocati ci avevano garantito che la vicenda era chiusa, che il passaggio in Cassazione, dopo una sentenza così, non sarebbe stato che una formalità e che quel giudizio sarebbe stato confermato una volta per tutte. Invece le cose sono andate in tutt'altro modo ed ora ci sono Comuni che rischiano di andare a gambe all'aria".

Qual è la situazione nel suo Comune?
"Noi abbiamo prudentemente accantonato la cifra che ci veniva imputata: 3,6milioni di euro. Sono lì da anni e adesso iniziavano a brillarci gli occhi pensando che finalmente, dopo la sentenza della Cassazione, avremmo potuto investirli. Purtroppo non sarà così, ma almeno chi verrà dopo di me non avrà il pensiero di come fare per pagare quel debito. Certo, oggi non basteranno neppure più. Bisognerà aggiungerci il calcolo degli interessi, ma il grosso è stato accantonato. E questo mi fa comunque tirare un grosso sospiro di sollievo".
Alberto Rostagno è stato eletto sindaco di Rivarolo la prima volta nel 2014, proprio quando Asa falliva. La partita che si era aperta per il ripianamento dei debiti, l'aveva seguita tutta e, amministrando il comune più grande dell'area, aveva fatto anche un po' da capofila.
"Nel 2015, con altri sindaci dei comuni coinvolti dal fallimento Asa, siamo andati moltissime volte a parlare con il commissario Ambrosini. Ci incontravamo circa due volte al mese. Ambrosini era disposto a giungere a miti accordi verbali e ci aveva proposto di transare pagando meno di un decimo del debito. Ci avrebbe messo a disposizione anche il suo ufficio legale per chiudere tutto senza ulteriori spesi. Per me quella era un'offerta da cogliere al volo. Avremmo avuto la possibilità di chiudere quella partita e non pensarci mai più. Ma Ambrosini aveva messo come condizione che la transazione venisse accettata da tutti i sindaci".

Alberto Rostagno, sindaco di Rivarolo Canavese
E come andarono le cose?
"Non tutti erano d'accordo a pagare, ci fu chi salì sulle barricate e fu subito chiaro che l'unanimità di intenti non l'avremmo mai avuta. Provai a resistere, a convincere anche gli altri sindaci del fatto che chiudere la vicenda sarebbe stata la soluzione migliore, ma le posizioni erano troppo differenti. E così non mi restò che presentare il ricorso unendomi a quei comuni che erano già partiti. Con altri comuni dell'Alto Canavese, ci rivolgemmo all'avvocato Cresta. L'ex sindaco di Feletto, Filiberto, ne scelse un altro, le Comunità Montane si rivolsero allo studio Dal Piaz. Iniziò così l'avventura del ricorso che ci portò alla storica vittoria in Appello, ma che, in otto anni, a noi è costata 50mila euro di spese legali. E non è ancora finita".
A partire a testa bassa con il ricorso, furono i piccoli comuni: Pertusio, Salassa e Busano, furono loro a far da traino in quella fase di confusione. Poi si unirono alla causa Rivarolo, San Ponso, Salassa, Feletto, Lusigliè, Ciconio, Rivarossa, Busano, Pertusio, Oglianico, Favria, Bosconero, Ozegna. Inoltre c'erano le tre Comunità Montane della Valle Orco, Valle Sacra e Alto Canavese.
Gianbattistino Chiono, veterano della fascia tricolore ripercorre i motivi che li avevano spinti a partire con il ricorso: "Innanzitutto la fantomatica transazione non venne mai formalizzata. Di scritto non c'era nulla. E poi, accettare significava riconoscere una responsabilità che non avevamo. Motivo per il quale anche oggi non accetterei nessun accordo".

Gianbattistino Chiono, sindaco di Busano
Ad alzare i tacchi e andarsene, davanti alla proposta di accordo di Ambrosini era stato anche l'ex sindaco di Feletto, Stefano Filiberto. Secondo l'ex primo cittadino quella proposta di transazione di 9milioni di euro non sarebbe mai andata a buon fine. E così era partito con il ricorso contro quel lodo arbitrale che condannava i Comuni di Asa a ripianare interamente il debito.
Ed oggi, qual è la situazione?
"Organizzerò un incontro con i comuni e l'avvocato Cresta quanto prima - racconta il sindaco Rostagno -. Avrei voluto farlo subito, all'indomani della sentenza, ma poi è giunta voce di un incontro organizzato in Regione dal presidente Alberto Cirio. E così mi sono fermato".
L'incontro in Regione si terrà lunedì 8 aprile alle 11,30. Sono stati invitati i 51 Comuni che facevano capo ad Asa e saranno presenti il presidente Alberto Cirio, il vicepresidente Fabio Carosso e alcuni assessori.
A dieci anni di distanza dall'inizio del ricorso, la situazione è profondamente cambiata in Canavese. Innanzitutto le tre Comunità Montane della Valle Orco, Valle Sacra e Alto Canavese, sono state sciolte e si apre un nodo relativo ai 38 Comuni che ne facevano parte. Chi dovrà rispondere di quel debito?
"Se mio padre ha contratto dei debiti, io non posso che onorare i debito fatti da mio padre" risponde Roberto Andriollo, sindaco di Rivara.
Andriollo, poi, spiega: "Morta il 16 giugno del 2023, la Comunità Montana Alto Canavese, ha lasciato tre eredi: L'unione montana Alto Canavese, l'unione montana Val Gallenca e il comune di Cuorgné. Dall'Unione montana Alto Canavese, poi, si è staccato anche il comune di Rocca".

Roberto Andriollo sindaco di Rivara
La Comunità Montana Alto Canavese aveva il 25% delle quote di Asa: ora dev'essere ripartito sulle due unioni e sui due comuni. Con percentuali ben precise, stabilite con decreto dalla Regione Piemonte quando ha sciolto le Comunità Montane.
Ed ecco le percentuali: l'unione montana Val Gallenca ha il 5,5% delle quote; l'unione montana Alto Canavese, il 7,42%, il Comune di Cuorgnè ha il 10,29% e il Comune di Rocca il 1,79%.
Per quanto riguarda l'incontro che si terrà in Regione, Andriollo è fiducioso: "Secondo alcuni si tratterà solo di una vetrina elettorale per loro. Ma io spero che vengano portate proposte concrete di aiuto per i Comuni. La situazione è molto preoccupante. Io sono sindaco solo da cinque anni, ma il mio predecessore aveva già accantonato una somma che sarebbe dovuta servire proprio per pagare il debito Asa: 453mila euro. Erano stati messi da parte quando Ambrosini aveva proposto di transare a 9milioni di euro. Se bastassero quelli saremmo a posto. Ma il problema, ora, è che non è neppure ben chiaro di quanto sia il debito totale. Alcuni parlano di 37 milioni di euro, altri 70, per altri ancora sarebbero 100. Rivara, su un debito di 37milioni sarebbe chiamata a restituirne un milione. La preoccupazione è moltissima, per questo auspico un aiuto concreto della Regione che potrebbe consistere in una deroga a chiedere un mutuo per restituire quanto dobbiamo e un intervento diretto per il pagamento degli interessi".
I tempi, comunque, non saranno brevi.
"Dalla sentenza d'Appello a quella di Cassazione sono passati cinque anni. Ciò vuol dire che tra il nuovo giudizio di secondo grado e il successivo ricorso in Cassazione di chi soccomberà, ne passeranno altrettanti. Insomma, è probabile che la definizione di questa causa non la vedranno neppure le nuove amministrazioni che verranno elette nella maggior parte dei nostri comuni a giugno".
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