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Ivrea
26 Marzo 2024 - 05:00
Matteo Chiantore e Igor Bosonin
Leggiamo da wikipedia: Giorno del ricordo solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe e l'esodo giuliano dalmata. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
Di questo s'è lungamente parlato al consiglio comunale riunitosi ieri sera. All'ordine del giorno una mozione presentata da Elisabetta Piccoli, Gabriele Garino e Andrea Cantoni del centrodestra che, se approvata, avrebbe impegnato l'amministrazione comunale ad occuparsi di organizzare la ricorrenza e a patrocinare iniziative di commemorazione, studi, convegni, incontri e idibattiti per conservare la memoria di quelle vicende, ma anche ad attivarsi presso la Presidenza della Repubblica per richiedere la revoca del “titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” a Josip Broz Tito.
Aldilà del dibattito sui perchè dell'esodo e sulla tragedia in sè (ci hanno provato un po' tutti e pure lungamente) quel che è venuta chiaramente a galla è la motivazione per cui l'Amministrazione comunale ha rifiutato di concedere il patrocinio alla commemorazione organizzata lo scorso 25 febbraio, e che ha scatenato una lunga serie di polemiche e pure la decisione di scrivere una mozione.
Il problema, stando alle parole del sindaco, non è la giornata in sè, che si potrebbe anche decidere, in futuro, di patrocinare o organizzare. Eh no! Il problema è tutto racchiuso nel Comitato 10 febbraio il cui referente è Igor Bosonin, oggi della Lega, ieri di Casapound.
All'orecchio, Matteo Chiantore s'è appeso, come fosse un orecchino, le dichiarazioni rilasciate a caldo dallo stesso Bosonin due minuti dopo aver ricevuto la risposta.
"Mi è arrivata la mail con il diniego del Sindaco Chiantore - commentava deluso - Una giustificazione imbarazzante! Si legge: “Non concessa perché la medesima potrebbe assumere un carattere politico provocandone un uso distorto dello stesso”. Non sono arrabbiato perché da loro non mi aspetto nulla alla fine sono i nipoti di quel presidente che ha baciato la bara di Tito. Sono gli stessi che nei giorni del ricordo a Norma Cossetto hanno chiamato allo ZAC Gobetti il negazionista delle foibe. Sono gli stessi che negli anni 70 gioivano delle stragi di Acca Larenzia e ora lo gridano ancora in piazza la loro ignoranza. Non sono arrabbiato perché ho la consapevolezza che noi siamo il bene e loro solo un passato che prima o poi verrà rimosso dalle nuove generazioni...".
Ecco, appunto. "Quando dice che sono gli stessi, parla di noi, di me - ha stigmatizzato Chiantore - Il patrocinio prevede una valutazione del soggetto richiedente. Questo passaggio non è indifferente. Abbiamo già dimostrato di essere privi di preconcetti. Abbiamo patrocinato l’iniziativa di Norma Cossetto e non ci è interessato subire critiche. A nostro avviso quest’associazione utilizza gli eventi storici per fare politica uscendo fuori dal seminato. Le reazioni di Bosonin rispetto al nostro diniego mi sono arrivate e se questo soggetto intende interloquire con il Comune mi sa che ha sbagliato strada...".
Che poi - e anche questo lo ha sottolineato Chiantore - nella precedente consigliatura la richiesta era arrivata dall’Unione istriani di Trieste.
Insomma parole di fuoco. Parole che in un nano secondo hanno smontato un dibattito costruito sui massimi sistemi e in cui si è parlato di vittime di serie A e di serie B, di figli di un Dio minore, di rilettura della storia, di uomini che stanno dalla parte giusta o sbagliata, eccetera, eccetera.
Un dibattito peraltro cominciato con Cantoni che ringraziava il presidente Luca Spitale per aver dato totale lettura di un testo chilometrico in cui si era fatta molta attenzione a spiegare anche quali potevano essere state le "ragioni" dei partigiani di Tito.
Obiettivo dichiarato dell'Opposizione tentare di mettere un freno ai continui tentativi di minimizzare una "vergogna conosciuta in ritardo" facendo leva sull'ospitalità che Adriano Olivetti e Ivrea diedero agli esuli offrendo loro casa e lavoro.
Secondo Cantoni il negato patrocinio è da ritenersi un danno serio.
"Un errore politico nel senso peggiore del termine - ha inforcato - A decine di anni da quegli eventi tutta la politica dovrebbe quantomeno farsi carico di evitare che la vergogna prosegua. In questo caso per evitare le polemiche da parte di chi non ha ancora fatto pace con la storia. Per la commemorazione di Norma Cossetto la giunta aveva fatto ciò che era giusto fare e chi ha sollevato polemiche dovrebbe vergognarsi. Forse è mancato un po’ di coraggio...".
E poi ancora rivolto al sindaco: "Sta facendo il gioco di chi vuole vedere questa cosa come partigianeria. Posto che non sono l’avvocato di Bosonin che non ne ha bisogno, il vero problema è che parte di quelle accuse sono calzanti per qualcuno che in questo momento sta gioendo...".

Eisabetta Piccoli
Elisabetta Piccoli si è concentrata su chi giustifica le foibe come ritorsione al modo in cui gli italiani hanno governato quelle terre ai tempi del Duce.
"Fosse così saremmo all'asilo, tu rubi una matita a me e io rubo una penna a te - ha sottolineato - Io credo ci si debba fermare ai morti . Dire che non si concede il patrocinio perchè il Comitato 10 febbraio può in qualche modo essere ricondotto ad una certa parte politica lo trovo riduttivo. Non importa chi è il proponente. Del Comitato non fa parte solo Bosonin e quelle sue affermazioni non mi appartengono. E' una data che va commemorata. Non farlo è un affronto alle vittime e ai parenti delle vittime. Mi dispiace che succede tutto questo nella città di Adriano Olivetti. E' una seconda violenza...".
Di sicuro secondo Barbara Manucci, capogruppo del Pd, la tragedia "nasce dai nazionalismi messi sotto silenzio". "Giustamente noi ricordiamo i nostri morti - ha sintetizzato - Ma i fatti devono essere inquadrati in un contesto storico. Voteremo contro, ma non perchè non riteniamo valido il tema...".
Il finale è tutto una frecciata con il presidente del consiglio Luca Spitale pronto a ricordare che alla commemorazione di Norma Cossetto, alla quale lui ha partecipato, la politica l'ha sentita tutta, vivendo una strumentalizzazione dell'evento in prima persona. Ancora Andrea Gaudino, con una citazione di Boriz Pahor scrittore sloveno con cittadinanza italiana ("Spesso, nel ricordare la propria tragedia, può accadere che si tenda a dimenticare quanto è stato fatto agli altri.") e infine Elisabetta Piccoli su una email inviata al Comune e firmata dal coordinatore regionale dell'Unione degli Istriani Alessandro Schirru, a cui non è mai stata data una risposta. Anche in questo caso, però, ci sarebbe una motivazione politica, visto che la email sarebbe partita su suggerimento del consigliere regionale della Lega Andrea Cane, come peraltro ha candidamente ammesso Piccoli.
Tra tutti gli interventi quello della consigliera Vanessa Vidano merita di essere pubblicato integralmente, non tanto per il contenuto, quanto per la passione che ci ha messo nello scriverlo e nel decantarlo in consiglio comunale.
Il succo dell'intervento di Vidano? "Che erano fascisti e se la sono cercata..." ha chiuso il cerchio Cantoni.
Per la cronaca, ma solo per quella, i consiglieri comunali Paolo Noascone e Tony Cuomo si sono astenuti, mentre Massimiliano De Stefano si è allineato alla maggioranza con il voto contrario.
Così, letta questa mozione ho iniziato a pensare e mi sono persa in un gioco d’immaginazione.
Se fossi nata nella prima metà dell’800, probabilmente avrei avuto vicini di casa che parlavano italiano, altri che parlavano la lingua dalmatica, altri l’istriota, varie lingue slave, addirittura la lingua veneta, più a ovest. A inizio ‘800 sarei vissuta relativamente bene, perché le identità nazionali non avevano ancora creato barriere fra i popoli e la convivenza era relativamente pacifica.

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