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Torino

Sindaci muti e casse piene: SMAT sfida l'etica pubblica con l'alta finanza. Ci mancavano gli idrobond

Investimenti giganti e un silenzio politico che fa rumore: l'acqua torinese è ancora di tutti?

Paolo Romano presidente di Smat

Paolo Romano presidente di Smat

Le aziende municipalizzate dovrebbero essere baluardi del pubblico interesse, custodi dei beni comuni e garanti di servizi essenziali lontani dalle volubilità del mercato finanziario.

Tuttavia, l'ultima manovra di SMAT, la società che gestisce l'acqua a Torino e in altri 292 comuni, segnala un'inquietante svolta verso logiche decisamente diverse. Parliamo dell'emissione di "idrobond" per 90 milioni di euro, destinati a finanziare il piano di investimenti 2024-2028.

La decisione del consiglio di amministrazione rivela - non nascondiamocelo - una volontà di dedicarsi all'alta finanza che sembra in netto contrasto con l'etica del servizio pubblico.

La giustificazione di questa operazione? Il Piano degli investimenti 2024-2028 che ammonta a 634 milioni di euro, finanziato da contributi pubblici per 103 milioni. Fra le opere previste: la realizzazione dell’acquedotto della Valle Orco; la costruzione del nuovo collettore fognario di Torino, la cosiddetta idropolitana; il revamping dell’Impianto di potabilizzazione del Po.

L'operazione, stando alle informazioni raccolte, ha trovato sostegno (ci mancherebbe ancora) in grandi nomi della finanza come la Cassa Depositi e Prestiti e BNL.

“La soluzione del prestito obbligazionario non convertibile, è importante perché non pregiudica il controllo pubblico della società, ha un costo decisamente inferiore rispetto al mutuo bancario, non crea condizioni di rischio per i Comuni Soci, e, nel contempo, garantisce una tariffa equa, solidale e sostenibile da parte di tutti i cittadini”, commenta Paolo Romano, Presidente SMAT.

“L’azienda sostiene investimenti per oltre 100 milioni di euro all’anno, necessari per potenziare l’approvvigionamento, la distribuzione e la tutela della risorsa idrica in tutto il bacino dell’area metropolitana torinese, con l’obiettivo di mantenere un livello ottimale di gestione del servizio idrico”, aggiunge Armando Quazzo, Amministratore Delegato di SMAT.

La realtà potrebbe essere ben più complessa e meno rosea di quanto descritto.

Sorprende il silenzio dei sindaci dei comuni soci. Non una voce si è alzata in difesa dei principi fondamentali che dovrebbero guidare l'azione delle aziende municipalizzate: la trasparenza, la responsabilità sociale, e soprattutto, la tutela del bene comune al di sopra di ogni logica bancaria.

Un mutismo che non fa che aumentare i timori di una deriva verso la mercificazione dei servizi pubblici e un aumento dei costi per i cittadini.  

La questione solleva interrogativi ancor più profondi sul ruolo delle municipalizzate e sugli obiettivi che esse dovrebbero perseguire. 

La gestione dell'acqua, in particolare, richiede un approccio che mette al primo posto la sostenibilità, l'accessibilità e l'interesse pubblico, piuttosto che la ricerca di finanziamenti attraverso meccanismi che introducono logiche di mercato nel cuore di un servizio così cruciale.

Sarà forse giunto il tempo che gli amministratori pubblici prendano posizione e riaffermino con forza il ruolo delle aziende municipalizzate come custodi del bene comune, richiamando SMAT a un impegno incondizionato verso la comunità, lontano dalle tentazioni della speculazione finanziaria?

Finita qui? Non tanto! Che a Smat piaccia l'alta finanza è certo. Lo si capisce dando un'occhiata alle sue partecipazioni. Ne detiene in: Risorse Idriche Spa, Aida Ambiente srl,  Acque potabili Spa, Servizio Integrato del biellese e del vercellese Spa, NOS Spa, Mondo Acqua Spa, Environment Park Spa, Galatea Scarl e, incredibile ma vero, pure Acque potabili siciliane Spa che però è in fallimento.   

“Non è bello scoprire che Smat fa la finanziaria – aveva inforcato qualche anno fa il consigliere comunale di Ivrea Francesco Comotto, oggi assessore – Ha macinato utili per 60 milioni di euro. E’ proprietaria di azioni in 9 società di livello nazionale delle quali due in liquidazione. E’ normale che con i soldi chiesti ai cittadini per pagare il servizio dell’acqua potabile si acquistino quote di una società in Sicilia?  Gli utili servono per le tubature o per comprare società in fallimento? Lo dico come Amministratore…”.

SMAT, per la cronaca e solo per quella, aveva precisato che "tale condizione non riflette assolutamente la fattispecie di una “finanziaria”: si tratta invero di una presenza di tipo economico-gestionale, espressamente prevista dalla normativa vigente, che consente di sviluppare attività esterne al perimetro dell’Ambito, purché entro il limite del 20% del proprio fatturato, situazione questa che è sempre stata assicurata da parte della SMAT...”

“Non sarà una finanziaria - aveva ribattuto Comotto  -  Se non sono operazioni finanziarie diteci voi che cosa sono. Non sono queste le finalità della gestione pubblica del sistema idrico integrato. Non è bello venire a sapere che  Smat investe i soldi dei cittadini negli acquedotti siciliani e poi lascia Ivrea senz’acqua per una settimana durante le feste di Natale...“.

Il costo dell'acqua...

A questi ragionamenti ne aggiungiamo un altro. Siamo così sicuri che il "prestito" alla fine non si riverserà, con tanto di interessi sul cittadino. Per la cronaca, nel 2023, la spesa media di una bolletta dell'acqua per famiglia in Italia è stata di 478 euro, in aumento del 4% rispetto al 2022 e del 17,7% negli ultimi 5 anni.

E' quanto emerge dal XIX Rapporto sul servizio idrico integrato, a cura dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, diffuso in occasione della Giornata mondiale dell'acqua che ricorre il 22 marzo.

Aumenti in più dei due terzi dei capoluoghi di provincia italiani; rispetto all'anno precedente l'incremento maggiore, di circa il 16%, si registra a Vibo Valentia, mentre ad Isernia la bolletta è raddoppiata rispetto al 2019. Frosinone resta in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale di 867 euro mentre Milano e Cosenza conquistano la palma di capoluoghi più economici con 184 euro. La Toscana è la regione più costosa (con 732 euro), con ben 8 suoi capoluoghi nella top ten delle province più care; il Molise la più economica (226 euro), in Trentino Alto Adige l'aumento più consistente (+9%).

bolletta

In Piemonte, con Smat, zitti zitti, si è passati da 353 euro nel 2019, a 399 nel 2022, fino a 420 nel 2023, con un aumento di oltre il 5% in un anno....

Tutto bene non fosse che, sempre con i dati diffusi dall'Osservatorio, si scopre che la dispersione idrica nei capoluoghi di provincia in Italia è pari in media al 36,2% e raggiunge il 42,2% come territorio complessivo italiano, in base agli ultimi dati Istat (anno 2020). In alcune aree del Paese si disperde più della metà dei volumi d'acqua immessi in rete. 

Da una consultazione compiuta su un campione di 3.355 persone è emerso che un cittadino su due ritiene insufficienti le informazioni a disposizione sulla qualità dell'acqua di rubinetto e nella stessa percentuale vorrebbe riceverne di più puntuali al riguardo attraverso la bolletta.

Per chi acquista prevalentemente l'acqua in bottiglia, la spesa media mensile è fra i 20-25 euro a famiglia. Il 45% ritiene più sicura e controllata l'acqua in bottiglia, quasi uno su tre non conosce il proprio fornitore del servizio idrico e oltre il 37% ritiene la bolletta troppo alta.

Il 43% non conosce il bonus sociale e il 62% quello integrativo messo eventualmente a disposizione dal proprio comune di residenza.

Inoltre - sempre dal Rapporto - quasi l'80% vorrebbe ricevere informazioni circa l'impronta idrica dei prodotti che acquista, al fine di poter compiere scelte più responsabili.  Emerge che oltre il 90% si dichiara attento a non sprecare acqua, e lo fa essenzialmente preferendo la doccia al bagno, e utilizzando gli elettrodomestici a pieno carico. Circa la metà dei cittadini intervistati non beve regolarmente acqua di rubinetto e, sebbene la metà dichiari di avere a disposizione nel proprio Comune le cosiddette Case dell'acqua, quasi il 40% afferma di non aver mai fatto rifornimento presso le stesse.

Ricapitolando.

Abbiamo un'azienda municipalizzata che si inventa un prestito obbligazionario per portare avanti delle opere pubbliche "faraoniche", la manutenzione della rete sta come sta e i cittadini bevono l'acqua in bottiglia, il tutto con dei sindaci che si girano dall'altra parte. Amen!

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