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Ivrea
20 Marzo 2024 - 10:00
Un incontro per raccontare cosa succederà da qui in avanti con i lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Ivrea-Aosta e, più nello specifico, con quelli riguardanti l’ampliamento del tunnel che passa sotto la città.
L’altra settimana, alle Officine H, di cittadini ne sono arrivati tanti: un po’ per capire di che morte dovranno morire, un po’ per informarsi, un po’ per curiosità… Tra i relatori, oltre al sindaco Matteo Chiantore e all’assessore Francesco Comotto anche Dario Brambilla dell’impresa Luigi Notari e il responsabile dell’Ufficio tecnico Fabio Antioco Flore.
Risultato?
A parte qualche piccolo dettaglio, tutti sono tornati a casa più o meno con lo stesso bagaglio di informazioni, salvo due.
La prima riguarda la galleria che non sarà affatto tutta da rifare. L’ampliamento è previsto solo per il primo tratto, poco più, o poco meno, di 40 metri.
Si dirà - e qualcuno lo ha detto - “tutto questo casino per 40 metri?”. Proprio così!
Altra chicca sui tempi decisamente molto, ma molto più lunghi di quanto era stato preannuunciato: non più 6 o 8 mesi, non più dal Carnevale 2023 al Carnevale 2024, in una città in cui tutto si può fare salvo che toccare la battaglia delle arance. Teniamoci alla sedia, si andrà avanti almeno fino a metà del 2025 e forse anche oltre. Insomma, si è passati dall’ansia per il cantiere direttamente alla supposta (o ai micropali di cui tanto ha parlato Brambilla nella sua disamina tecnica ingegneristica), con buona pace di chi abita in centro città.

Ingegnere Brambilla
A parti invertite, il Comotto “illustratore” avrebbe fatto all’ex assessore Michele Cafarelli un incredibile fondoschiena, fortuna per lui (s’intende per Comotto) che di “Comotto” in opposizione oggi non ce ne sono. Tant’è!
Altro capitolo, il crono-programma. C’è, ma il sindaco Matteo Chiantore e l’assessore Comotto non lo vogliono esplicitare, neanche fosse il terzo segreto di Fatima. Un modo come un altro per evitare polemiche sui tempi non rispettati.
E se non è questa un’assurdità, diteci voi che cos’è...
Più o meno, però, si farà così: si comincerà con lo spostare tutti i sottoservizi che passano in Via Riva. Arriveranno Smat per l’acquedotto, Aeg per il gas, e poi le linee telefoniche e la rete internet, le fognature e via discorrendo. Ognuno di loro si prenderà circa un mese, salvo imprevisti e alla fine della prima parte, si procederà con l’ampliamento vero e proprio. Lo si farà a tratti, prima un pezzo e poi l’altro, in maniera da consentire di tenere aperta almeno una corsia sul lungodora.
L’incontro è stato anche un’occasione per presentare la nuova viabilità che si vuole “inaugurare” prima della chiusura del lungodora, vale a dire la doppia corsia in Via Garibaldi e la rotonda a Porta Aosta.
“Ho capito bene? - ha preso la parola l’ex sindaco Stefano Sertoli - Non più una chiusura del lungodora a senso alternato di 9 mesi o un anno, ma di sei mesi a partire dal prossimo anno? Quindi più di due anni....”.
Sì, gli ha più o meno risposto il sindaco. “Prima i tempi non si conoscevano, adesso c’è il progetto esecutivo curato dall’impresa Luigi Notari che ha vinto l’appalto...”.
Tante le preoccupazioni espresse dai presenti, tutte riferibili al traffico che si genererà e che già oggi, in alcune ore della giornata, soffoca la città.
“Non vediamo il problema quando ancora non c’è - ha messo le mani avanti Comotto con toni che a tratti sono sembrati sopra le righe - diceva Einstein che la crisi porta progressi…”.
A parole (ma solo a quelle) il concetto della trasparenza e del “lavoriamo tutti insieme per il bene della città”, nelle risposte tutto un altro film.
Della serie: “Si fa quel che diciamo noi (cioè lui). Punto!”.
Comotto “duro” anche nei confronti delle sorelle Rodda, che tra i tanti riuniti alle Officine H sono tra coloro che subiranno più disagi.
Hanno chiesto, inascoltate fin dal primo minuto, un passaggio pedonale a metà di Corso Cavour. È stato risposto loro che “basta fare qualche passo in più”.
E su questo, un po’ ci sono cascate le braccia, ancor più perché detto da chi, circa un anno fa, ha vinto le elezioni, anche il voto delle sorelle Rodda, raccogliendo un consenso intorno a una battaglia mai combattuta contro il cantiere.
Grande assente, in tutto il dibattito, il commercio. Si è parlato della città che sarà e della città che si vorrebbe, tutti in autobus, a piedi e in bicicletta.
Non si è spesa (noi non l’abbiamo sentita) una parola che sia una per i danni che subiranno i commercianti. Fossero anche solo 10 euro di incassi al giorno in meno, qualcuno ha idea di cosa possono significare?
Ecco, di loro nessuno ha parlato. Di quei commercianti che aprono la saracinesca tutti i giorni sforzandosi di essere quanto più possibile resilienti, neanche una parola, salvo che di striscio.
Eppure, le città come Ivrea sono fatte di piccoli negozi, senza di essi non sarebbero e non significherebbero più nulla. Sono stati previsti degli indennizzi? Boh?
Un unico “agrément”: un nuovo spazio di socializzazione, con panchine e fioriere, nella parte di piazza Perrone che rimarrà aperta al pubblico con la possibilità di installare un dehor sul marciapiede di via Cavour.
“Sulla parte cieca del cantiere - ha informato Comotto - verranno affissi manifesti esplicativi sui cantieri in corso....”.
Tra le informazioni utili una interessa i residenti di via Riva e gli esercenti di via Arduino, via Castellazzo e via Marsala: potranno chiedere un permesso Ztl “per transitare da piazza di Città e salire da via Arduino.
I residenti al Crist, invece, potranno svoltare a sinistra in via Aldisio salendo da corso Garibaldi oppure proseguire in piazza Pistoni e proseguire in via Castiglia.
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