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17 Marzo 2024 - 09:45
Il sindaco Chiono, in prima linea nella battaglia su Asa
Asa, il nome del Consorzio che gestiva i rifiuti per ben 51 comuni del Canavese, fa ancora tremare le gambe alla maggior parte dei sindaci del Canavese. A quelli che già all'epoca erano amministratori, a quelli che all'epoca cavalcavano la protesta dai banchi dell'opposizione, a quelli che indossano la fascia solo oggi e che si ritrovano tra le mani una gatta da pelare vecchia di almeno 16 anni.
La Cassazione nei giorni scorsi ha portato indietro le lancette dell'orologio al 2019, a quell'anno felice in cui si stabilità che i debiti di Asa, circa 70milioni di euro, fossero solo di Asa e non dei Comuni. Un sospiro di sollievo collettivo per una sentenza che allontanava definitivamente il rischio di default cui andavano incontro gli enti nel caso in cui fossero stati condannati a pagare come aveva deciso il precedente lodo arbitrale.

Peccato che gli ermellini abbiano ribaltato quella pronuncia che diceva che i consorzi come Asa vanno equiparati alle aziende municipalizzate dove i debiti non possono ricadere sugli enti. I giudici del terzo grado hanno detto che i consorzi sono consorzi e che i debiti possono ricadere eccome sui Comuni rimandando alla Corte d'Appello di Torino il compito di stabilire quanto dovranno pagare i Comuni del Canavese per il buco Asa.

Una sentenza che ha gettato il panico un po' tra tutti i sindaci. Ma, a tenere la barra a dritta ci pensa un veterano della fascia tricolore in Canavese, Gianbattistino Chiono, sindaco di Busano.
"I Comuni non dovranno pagare un bel niente - dice Chiono con una certa sicurezza -. La Corte di Cassazione, infatti, disse due cose: che i consorzi sono assimilabili per disciplina alle aziende municipalizzate; inoltre disse, in base alla perizia fatta dal consulente tecnico nominato dalla Corte stessa, non risultavano debiti riferibili ai Bilanci. Che i Comuni non abbiano debiti da pagare è scritto nero su bianco. Dopo aver saputo della sentenza di Cassazione, ho subito parlato con l'avvocato che rappresentò i Comuni a giudizio e mi ha ribadito proprio questo passaggio della sentenza: non ci sono debiti in capo ai Comuni. Io sono tranquillo".
Era il 2014 quando i Comuni - all'esito del lodo arbitrale deciso dai tre avvocati nominati uno da dalla Procura, uno dai Comuni, l'altro delle banche creditrici di Asa, che stabiliva che a ripianare i debiti di Asa fossero i Comuni - decidevano di presentare ricorso in Appello.
"A partire fummo noi piccoli Comuni - racconta Chiono - esattamente Pertusio, Salassa e poi Busano. Noi per ultimi perché non fu facile fare la variazione di Bilancio con cui sbloccare i 15mila euro necessari per dare l'incarico all'avvocato. Gli altri Comuni, Rivarolo in testa, continuavano ad andare in processione in Regione a chiedere cosa fare, come fare, disposti anche a transare. Peccato che non ci furono mai i termini di una transazione vera e propria. Il commissario Ambrosini voleva che tutti i Comuni firmassero una transazione, non avrebbe mai accettato che la firmasse solo una parte. E noi ci opponemmo per due motivi. Innanzitutto non ventilava neppure uno sconto, una mediazione, nulla. E poi, accettare significava riconosce una responsabilità. Ecco perché noi ci opponemmo, non la firmammo allora e non la firmeremo mai".
Alle consultazioni in Regione Chiono andò solo una volta: "Quando sentii dire al vicepresidente della Regione governata da Sergio Chiamparino, all'epoca, che avremmo potuto accendere un mutuo per pagare il debito, mi caddero le braccia. Ma come? Accendere un muto? E' la prima cosa che anche l'ultimo dei sindaci impara: non è possibile accendere un mutuo per ripianare un debito. E così capì che per quella strada non avremmo cavato un ragno del buco e partimmo con la causa per il ricorso in Appello".
Dopo poco ad accodarsi furono anche tutti gli altri Comuni del Consorzio: "Rivarolo mi chiamò per chiedermi il numero dell'avvocato Cresta, cui ci eravamo rivolti. Lui aveva già iniziato a studiare la causa e non c'era più tempo per contattare un altro legale. Così partì la causa che in Corte d'Appello ci liberò da quel fardello".

Il sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno
I Comuni che si unirono alla causa, oltre a Rivarolo, furono: San Ponso, Salassa, Feletto, Lusigliè, Ciconio, Rivarossa, Busano, Pertusio, Oglianico, Favria, Bosconero, Ozegna.
Inoltre c'erano le tre Comunità Montane della Valle Orco, Valle Sacra e Alto Canavese.
"Questo è un altro nodo interessante. Nel frattempo le Comunità Montane sono state sciolte. Chi deve risponderne, i 38 Comuni che accorpavano? La questione è piuttosto intricata".
Il successo di quella causa, per Chiono fu su tutta la linea: "Ci venne dato ragione al cento per cento e non capisco proprio chi, oggi, dice, che avremmo dovuto accettare una mediazione per pagare. Volevano farci pagare tutto, altro che mediazione! Sono molto fiducioso per la nuova causa che dovremo affrontare. I documenti presentati sono gli stessi. Asa non potrà produrre null'altro. E quei documenti parlavano chiaro: a Bilancio non c'erano debiti. Se i debiti non erano a Bilancio, noi come avremmo dovuto sapere la situazione effettiva? Come avremmo potuto discutere e intervenire. Erano gli anni tra il 2005 e il 2007. Io ero in opposizione, il sindaco da noi era Eugenio Matteis. Ma posso garantire che i sindaci non hanno mai approvato dei Bilanci di Asa in rosso".
Ricordiamo che, legato al naufragio di Asa, mentre i Comuni battagliavano dopo il lodo che li condannava a pagare, era partito anche il processo Presidente dell'ex Azienda Canavesana Ambiente, Emidio Filipponi per violazioni fiscali ravvisate nel periodo tra il 2008 e il 2010, in qualità di amministratore del ramo Asa Servizi. Il Pubblico Ministero Roberta Bianco contesta il mancato pagamento delle tasse ed inoltre l'utilizzo, nel 2007, di crediti Iva non spettanti o inesistenti.

Emidio Filipponi, presidente Asa in quegli anni
Nel corso di quel processo, il consulente fiscale Giorgio Zoffi aveva ricordato che "La situazione finanziaria era rapidamente precipitata e nel 2008 le disponibilità erano pressoché inesistenti, tanto che il bilancio 2009 non era stato nemmeno redatto".
"La potenzialità economica – aveva aggiunto il consulente – poteva sussistere, ma non la capacità finanziaria: il valore patromoniale era rappresentato da un forte investimento sul teleriscaldamento che però risentiva di problemi di finanziamento da parte delle banche".
Allora i crediti di natura commerciale per servizi verso Comuni o utenti (per via dell'istituzione della Tia) ammontava a circa 12milioni di euro. Circostanza confermata dall'ex direttore di Asa Servizi Lorenzo Ardissone.
Nell'aprile del 2015 Filipponi è stato assolto dal tribunale di Ivrea dall'accusa di aver omesso di versare i contributi all’Inps di circa 400 lavoratori per un ammontare di 380mila euro.
Insomma, una storia infinita che, assolti tutti, lascerebbe i Comuni soli davanti a quella voragine da 70milioni di euro.
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