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Cuorgnè

Una targa dedicata ai Martiri delle Foibe in Canavese: ma quante contraddizioni alla cerimonia inaugurale

L’iniziativa è stata presa dall’amministrazione comunale in seguito alla richiesta di un gruppo di cittadini sostenuti dal “Comitato 10 Febbraio”

Cuorgnè

Lo scoprimento della targa dedicata ai Martiri delle Foibe a Cuorgnè

Nel pomeriggio di sabato 24 febbraio, presso il cimitero di Cuorgnè, è stata inaugurata – e benedetta dal parroco don Ilario Rege Gianas - una targa dedicata ai Martiri delle Foibe ed agli esuli istriani, giuliani e dalmati. L’iniziativa è stata presa dall’amministrazione comunale in seguito alla richiesta di un gruppo di cittadini sostenuti dal “Comitato 10 Febbraio”. 

“Siamo un po’ in ritardo rispetto al Giorno della Memoria – ha detto Dario Noascone a nome dei promotori – ma questo avviene grazie alla prontezza con cui il Comune ha accolto la nostra richiesta. Ringrazio sentitamente l’amministrazione per aver agito in tempi rapidissimi mentre a volte trascorrono mesi, anche anni. In questo caso si è fatto tutto in tre settimane”. Anche Matteo Rossino, Responsabile per il torinese del “Comitato 10 febbraio” e portavoce di “Torino tricolore” ha ammesso: “Non avrei mai pensato che si potesse arrivare alla posa della targa in tempi così rapidi, tenendo conto che ci sono amministrazioni come quella di Settimo dove, a 4 o 5 anni dall’approvazione, non si è ancora fatto nulla”.

Le autorità intervenute

Quella che andiamo a ricordare – ha dichiarato il sindaco Giovanna Cresto  - è una pagina molto buia della storia della Repubblica ed il riconoscimento tardivo: è un dovere  ricordare i connazionali che si trovarono ad essere esuli nella loro stessa patria. Eppure questa cosa gravissima fu il male minore perché gli altri videro finire la propria vita tragicamente senza neppure un processo: furono giudicati tutti colpevoli indistintamente, senza guardare al loro percorso di vita, all’età, al sesso”. Ha spiegato perché la targa sia stata collocata nell’area del cimitero riservata alle associazioni: “A Cuorgnè non c’è un luogo in cui apporre queste targhe, soltanto un monumento ai cittadini caduti in guerra o a seguito della guerra”. 

I  nomi e il numero dei profughi istriani o dalmati che trovarono accoglienza in città non sono noti ma - ha detto Noascone – “sarebbe bellissimo scoprirlo”. Ha anche aggiunto: “Questa ricorrenza non deve dividere: sono decisive le parole del Presidente della Repubblica, che in occasione del 10 febbraio ha chiaramente sancito la liceità di quanto si sta commemorando e messo a tacere chiunque cerchi di negare quanto accaduto”. 

Un momento della cerimonia

I partecipanti alla manifestazione (una trentina) non erano tuttavia di provenienza politica mista ma esponenti di parte, eccezion fatta per assessori e  consiglieri della maggioranza cuorgnatese e per i rappresentanti degli Alpini. Tra gli ospiti venuti da fuori l’ex-sindaco di Rivarolo Fabrizio Bertot, la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli ed il citato Matteo Rossino.

Anche i discorsi sono stati imperniati su temi cari alla destra estrema, a cominciare dall’ <italianità> di Istria e Dalmazia. Noascone le ha definite come “terre da sempre italiane,  molte delle quali ci furono strappate. E’ fondamentale ricordare che l’Adriatico Orientale è sempre stato legato alla nostra cultura in maniera indissolubile: tanto Strabone che Dante segnavano a Pola il confine orientale dell’Italia. Era un legame strettissimo, purtroppo strappato ma che rivive nel ricordo”.

Rossino ha attaccato “le amministrazioni che non vogliono ricordare, che non concedono i patrocini oppure li concedono a coloro che negano le foibe”. Il riferimento era allo storico Eric Gobetti. Di lui ha detto che “si spaccia per storico ma è un negazionista” e Noascone ha rincarato la dose attaccando “gli pseudo-intellettuali che si autoassegnano il ruolo di storici e pubblicano, con la complicità di case editrici un tempo ben più autorevoli, dei libercoli nei quali si sminuisce la triste vicenda di chi fu ucciso e venne costretto con la violenza a lasciare tutto. Alle parole di questi personaggi, alcuni vigliacchi fanno purtroppo seguire i fatti e nottetempo, com’è nel loro stile, distruggono le targhe ed imbrattano i muri con scritte deliranti. Noi invece siamo qui, senza odio né rancore, ma con la fermezza di chi sa qual è la via della verità e della giustizia”. 

L'intervento del parroco

L’onorevole Montaruli ha dichiarato: “Credo che, al di là delle strumentalizzazioni, sia possibile arrivare ad una memoria condivisa e lo dimostra la partecipazione ad iniziative come quella di oggi”.  Ritiene però che quest’obiettivo sia ancora lontano: “Nei giorni scorsi, alla Camera, non si è raggiunta l’unanimità su un provvedimento che va a rafforzare le celebrazioni e la narrazione della verità con la V maiuscola. Faremo ancora tanto per dare una giusta consegna di quei fatti alla storia: in Commissione Affari Costituzionali prenderemo in esame un provvedimento che ha come principale obiettivo quello di rimuovere le onorificenze per chi si macchiò di simili atti”.

Se le premesse sono queste, è difficile pensare ad un sentire comune. Da un lato – e non sono in pochi a sinistra -  c’è chi continua a minimizzare la tragedia delle foibe, chiudendo gli occhi sulle esecuzioni di massa e sulle efferatezze compiute dai titini. A destra si tace invece completamente sulle feroci persecuzioni di cui fu vittima la popolazione slava negli anni dell’occupazione fascista, che non giustificano le violenze successive ma ne sono alla base. Si tace anche, da ogni parte, sui motivi di un silenzio durato decenni e che faceva comodo a tutti: se a trarne giovamento fosse stato solo il Partito Comunista non v’è motivo di credere che i suoi avversari avrebbero rinunciato ad un’arma potente come questa per attaccarne la credibilità democratica.  

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