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Ivrea
20 Febbraio 2024 - 11:07
Erna Restivo e Barbara Manucci
Una legge regionale sul fine vita, promossa dall'Associazione Luca Coscioni, per agevolare il "suicidio assistito". E' quanto ha chiesto, con forza, l'altra sera, in consiglio comunale, il gruppo di Laboratorio Civico, prima firmataria Erna Restivo. Lei più di tutti gli altri e, gli altri, a cominciare dagli esponenti del Pd, con molta meno forza.
Per la cronaca - e cerchiamo di spiegare i tutto nella maniera più elementare possibile - nel 2019, la Corte Costituzionale ha graniticamente asserito che non è punibile l'accompagnatore di chi vuole andare a morire.
Sempre per la cronaca, e sempre secondo quanto asserito dalla Corte, il suicidio assistito può avvenire nell'ambito del servizio sanitario pubblico a patto che il percorso sia accompagnato non solo dalla volontà del malato, ma dal giudizio di un comitato etico.
Il dibattito a Ivrea non si è concentrato più di tanto su questo ma sul percorso per trasformare quanto indicato nella sentenza in una vera e propria legge. Senza legge, infatti, non c'è alcun impegno da parte delle Asl e i tempi nella preparazione dei "farmaci", come già sperimentato in almeno un paio di casi, si sono allungati a dismisura.
La domanda che si sono fatti in tanti è: premesso che in Parlamento esiste una proposta di legge del Pd che porta la firma di 11 senatori, è corretto promuovere una legge regionale, ancor più con la richiesta che la sua approvazione avvenga prima delle elezioni regionali di giugno?
Secondo Restivo "sì", perchè è dal 2019 che non si muove foglia. Secondo i consiglieri di centrodestra Andrea Cantoni e Gabriele Garino "no", perchè l'operazione sa molto di "campagna elettorale", perchè non ci sono i tempi, ma anche è soprattutto perchè leggi di questo tipo spettano al Parlamento e non ad ogni singola Regione.

Andrea Cantoni
"Trovo poco opportuno il taglio politico di critica e di opposizione all’operato della Regione Piemonte" ha inforcato Cantoni non senza sottolineare che la richiesta contrasta con le critiche al federalismo regionale portato avanti dalla Lega.
"La sentenza delle Corte Costituzionale non ha introdotto alcun diritto - ha aggiunto - Dobbiamo sforzarci a non lasciarci prendere dall’emotività. Come sostenuto da numerosi giuristi questo tema esula dalle competenze regionali perchè si andrebbe a normare un diritto fondamentale della persona in contrasto con la Costituzione. Quando si parla di prestazioni sanitarie deve essere il legislatore centrale a trattarle... Mi sono imposto di mettere da parte la mia visione etica. Sono combattuto nel mio essere cattolico e liberale. Mi sono detto che io non lo farei mai, ma chi sono io per impedirlo. Se avessi guardato l’aspetto etico mi sarei astenuto. Detto questo, sapete perfettamente che non verrà mai approvata e se lo sapete resta solo una questione politica. Trattandosi di campagna elettorale il mio voto sarà contrario...".
Infine, sempre per Cantoni, "rendere disponibile il bene vita potrebbe rappresentare un serio precedente".
Sulle barricate Erna Restivo convintamente decisa a portare avanti la proposta di legge regionale preparata dall’Associazione Luca Coscioni.
"Non è che non si ama la vita - ha messo le mani avanti Restivo - Quando uno sente che la vita non è più la vita che vuole vivere deve poter dire basta. Oggi sa di poterlo fare ma non sa quando e come potrà beneficiarne. Chi sta male ha il diritto di non essere in balia delle incertezze dettate da un “non normare”. Una democrazia avanzata deve trovare la maniera di garantire i diritti... Morire prima o poi tocca a tutti. Io penso che ognuno debba avere il diritto di decidere come morire...".
E di fronte all'accusa di voler fare campagna elettorale.
"Dalla sentenza della Corte Costituzionale sono passati 6 anni e non è stato fatto niente. L'accusa è irricevibile...".
A darle manforte Vanessa Vidano di Viviamo Ivrea e Andrea Gaudino di Laboratorio civico.
"Nascita e morte sono cose certe - ha fatto eco Vidano - Sulla nascita c’è un sistema dignitoso. Sulla morte vige un tabù. Della morte si parla il meno possibile eppure è il secondo momento importante della nostra esistenza..."
Uno di qua e l'altro di là fino a quando nel dibattito non si è inserito il consigliere comunale Massimiliano De Stefano di Azione /Italia Viva con la richiesta di un emendamento, subito raccolto positivamente dal capogruppo del Pd Barbara Manucci ("La proposta di De Stefano non mi dispiace") e dal presidente del consiglio Luca Spitale ("Io questo emendamento lo voto").

Massimiliano De Stefano
"Vorrei dare a questa mozione un po più di gambe - si è inserito nel dibattito - In Parlamento c’è un disegno di legge proposto dal Pd e firmato da 11 parlamentari del Pd e mi ritrovo qui con un ordine del giorno in cui il Pd sconfessa i suoi senatori. Cantoni dice che è irricevibile io propongo di fare quello che si è fatto in Puglia. Chiedere che la Regione una semplice delibera di giunta per dare indicazioni alle strutture sanitarie. E' la cosa più semplice che si possa fare. La mia proposta è più concreta. Il governo Cirio non la farà mai la legge prima delle elezione. L'emendamento non toglie nulla, ma aggiunge...".
Da qui in avanti il braccio di ferro tra De Stefano e Restivo è andato avanti, a suon di botta e risposta, quasi come in un partita di ping pong, e si è concluso, con l'evidente appoggio del Pd, proprio nella direzione tracciata da De Stefano e cioè con un emendamento che impegna il sindaco a chiedere al presidente della Regione una legge e in, seconda battuta, una semplice delibera con indicazioni alle Asl sul comportamento da seguire di fronte ad una richiesta.
L'ordine del giorno è passato con il voto favorevole di tutti, tranne di Andrea Cantoni e Gabriele Garino dei Fratelli d'Italia.
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