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Cultura

In arrivo l'accordo tra Canavese e Campania: due comuni vicini al gemellaggio

Al centro dell'accordo la valorizzazione di prodotti tipici dei due territori: ma le radici della relazione tra i due comuni arrivano da lontano

Il golfo di Napoli, simbolo della Campania. A sinistra Loredana Devietti, a destra Nello D'Auria

Il golfo di Napoli, simbolo della Campania

Due Città che s'incontrano e che stringono un patto per omaggiare la loro storia condivisa. Cirié e Gragnano hanno cominciato a lavorare per avviare un percorso di valorizzazione storica, enogastronomica e culturale delle rispettive storie. L'ha reso noto ieri Nello D'Auria, il sindaco del comune campano di 27mila abitanti noto per i suoi pastifici (e non solo).

"Rinsaldiamo un rapporto importante tra due comunità - ha scritto D'Auria su Facebook - unite da un legame indissolubile, quella di Gragnano e quella di Cirié, il comune della provincia di Torino dove da oltre mezzo secolo esiste una comunità di gragnanesi, emigrati durante il boom economico per mettersi al servizio dello sviluppo industriale dell'Italia".

D'Auria ha parlato dell'avvio di alcune iniziative che potrebbero portare nel corso dei prossimi anni al gemellaggio tra le due Città. L'iniziativa è nata dall'idea del gragnanese Paolo Battimelli, che da alcuni anni vive e lavora a Cirié e che ha lavorato assieme al consigliere comunale Mattia Masangui per avvicinare il sindaco D'Auria con il primo cittadino ciriacese, Loredana Devietti.

"Con gli anni ho sempre sentito più mia questa città, Cirié - ha detto Battimelli - e col tempo ho conosciuto persone e posti davvero speciali; a tal proposito uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a collaborare a un grande progetto è stato proprio l’accoglienza e la bellezza di tante persone di questo posto".

"Sono tanti i gragnanesi che vivono a Ciriè, venuti a lavorare nel nostro territorio tanti anni fa - ha aggiunto il sindaco di Cirié Loredana Devietti - e l’iniziativa mira proprio a valorizzare i rapporti che si mantengono tra le due comunità e soprattutto le possibilità di festa, scambio culturale, promozione turistica e delle nostre tipicità".

L'emigrazione meridionale nel torinese

Quando negli anni '60 del Novecento migliaia di emigrati campani arrivarono a Cirié, nessuno s'aspettava che avrebbero creato una delle comunità più rappresentative della Città. L'immigrazione interna in Italia ha cambiato il volto del nord Italia: in Piemonte, centri e comuni dove si parlava una sola inflessione regionale (quella piemontese) dell'italiano sono diventato luoghi in cui gli accenti hanno iniziato a mescolarsi.

Gli anni '60 sono stati pure quelli del boom demografico senza precedenti: tra il 1961 e il 1971 la popolazione ciriacese è passata da 10mila a 15mila abitanti, accelerando il trend di crescita demografica lenta che l'aveva caratterizzata fino agli anni '50. Lo stesso vale per Torino, oggi grande centro multiculturale del nord-ovest italiano in cui facendo un giro a Porta Palazzo si varcano i confini dei cinque continenti.

Uno scorcio della Città di Gragnano

Sono gli anni delle lotte di fabbrica e dell'"operaio-massa", cioè quel lavoratore che arrivava alla catena di montaggio senza particolari competenze, e che veniva inserito in un processo produttivo alienante in cui la ripetitività era la bestia principale da combattere. Generalmente meridionale, difficilmente irreggimentabile nella rigida gerarchia sindacale della CGIL, questa figura ha ispirato gli scritti di intellettuali torinesi come Romano Alquati, Mario Tronti o Nanni Balestrini.

Storia di un gemellaggio annunciato

Ebbene, una delle comunità meridionali che nella piccola Cirié ha fatto la storia è stata quella di Gragnano. La Città è conosciuta a livello europeo come la Città della Pasta. In Italia è infatti qui che si produce ed esporta la maggior quantità di pasta, soprattutto maccheroni.

Dal 2013, la tipicità della produzione di pasta ha avuto il riconoscimento europeo dell'Indicazione geografica protetta "Pasta di Gragnano". Ma non solo. Gragnano è i suoi abitanti e le loro storie. Alcuni di loro hanno dovuto emigrare per necessità, cercando fortuna a Cirié. Cirié-Gragnano: siccome la mente funziona per associazioni è difficile non farsi venire in mente la figura di Pasquale Cavaliere.

Il cavaliere dell'arcobaleno

Gragnanese emigrato a Cirié quando è ancora piccolo, Pasquale inizia a lavorare in fabbrica da giovanissimo. Diventa delegato sindacale e si forma nella sezione ciriacese di Democrazia Proletaria. Diventerà presto uno dei politici piemontesi di maggior rilievo.

Nel 1989 fonda, assieme ad altri reduci dall'intensa esperienza demoproletaria (ma non solo), i Verdi Arcobaleno. Entra in consiglio regionale, dove diventa uno degli esponenti più combattivi dell'opposizione. Nel 1998 lui e Giuliano Pisapia ricevono addirittura un pacco bomba dopo aver tentato il dialogo coi centri sociali torinesi.

Pasquale Cavaliere

L'anno successivo Cavaliere muore in circostanze misteriose a Cordoba, in Argentina. L'ipotesi ad oggi più accreditata è quella del suicidio, anche se è stata più volte messa in dubbio. Di fatto, quello di Cavaliere resta l'ultimo (in ordine cronologico) dei tanti misteri della travagliata storia italiana del Novecento.

A lui, lo scrittore e insegnante Davide Pelanda aveva dedicato il libro "Il cavaliere dell'arcobaleno".

La passione dell'Esperanza

Ma la comunità gragnanese a Cirié ha anche portato l'Esperanza, la squadra di calcio dilettantistica che continua a far sognare i ciriacesi di origini campane e non solo. Fondata nel 1973 da Gennaro Galizia e da altri gragnanesi, l'Esperanza è arrivata a raggiungere la sua vetta più alta salendo fino alla Promozione.

Dal 2020 la società è stata rifondata col nome di Leonida Esperanza dopo un periodo di interruzione delle attività. La società, raccontava Galizia qualche anno fa in un post su Facebook, è stata fondata da emigrati gragnanesi "nei primi anni '70 a Ciriè, nella terra che ci ha accolti, che ci ha dato la possibilità di aver un tetto, un lavoro, che ci ha formati e realizzati, per il solo scopo di aggregazione dell'Unione e dell'amicizia per la Città, organizzando negli anni iniziative socio-culturali di ogni genere con feste, musiche e varie portando lustro alla nostra Ciriè, naturalmente la squadra di calcio era ed è la nostra punta di diamante il fiore all'occhiello del gruppo sportivo".

Forza Napoli!

Ma Gragnano qui significa anche Villaggio Sant'Agostino, il quartiere che ruota attorno alla lunga via Gazzera. Tra quei palazzoni e i giardinetti sono cresciute almeno quattro generazioni di figli di emigrati dalla Campania. E proprio nel quartiere l'anno scorso si sono riversate decine di tifosi del Napoli dopo la vittoria dello Scudetto.

La comunità partenopea aveva festeggiato per giorni interi per le strade di Cirié, dove si sentivano le note di Geolier assieme a quelle della grande canzone tradizionale napoletana. Dagli adolescenti agli anziani, una marea di tifosi vestiti coi colori azzurri della squadra hanno cantato e ballato per celebrare la vittoria. Il legame di sangue tra Nord e Sud, tra Canavese e Campania continua senza sfaldarsi. Il gemellaggio coronerebbe al meglio questa storia.

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