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03 Febbraio 2024 - 17:36
Mirella Abbà
E' canavesana la donna che ha rappresentato a Bruxelles la protesta del mondo agricolo femminile. Mirella Abbà ha 37 anni ed è di Favria. Da aprile è la rappresentante delle donne imprenditrici agricole della provincia di Torino di Coldiretti.
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Mirella Abbà è stata nominata ad aprile delegata provinciale di Coldiretti Donne Impresa Torino
Giovedì faceva parte di quella delegazione di Coldiretti agricoltori che è andata sotto il Parlamento Europeo per protestare contro le politiche verdi e commerciali dell'Unione Europea.
"E' in Europa che si prendono le grandi decisioni sull’agricoltura - spiega - per questo era importante far sentire lì la nostra voce".
Con Mirella a Bruxelles c'erano altre sei donne imprenditrici agricole della provincia di Torino, una trentina da tutto il Piemonte: "La nostra presenza non era né banale né scontata. Sappiamo bene quanto per una donna sia difficile lasciare tutto, lavoro, famiglia, per andare a protestare. Eppure l'abbiamo fatto. C'eravamo e rappresentavamo le moltissime donne che hanno scelto l'agricoltura come mestiere. Credo che già questo possa essere letto come un bellissimo messaggio. Quel che chiediamo è molto semplice: vorremmo diritti e tutele. E' stato molto bello essere in una piazza dove c'erano sindacati di tutta Europa pronti a lottare per gli stessi diritti".

Mirella Abbà con le donne imprenditrici agricole della provincia di Torino
Per Mirella è fondamentale che l'agricoltura torni ad avere un ruolo centrale nell'economia: "Quel che vorremmo far capire è che non siamo dei ribelli. Non siamo dei nemici dell'ambiente. Non siamo certo noi ad inquinare il nostro pianeta. L'agricoltura esiste da sempre e le nostre aziende non sono certe ferme all' 800. Sono imprese moderne che si sono evolute e sono al passo con i tempi come in tutti gli altri settori. Scaricare su di noi responsabilità di tipo ambientale è davvero ingiusto".
Oggi Mirella Abbà conduce con suo fratello Enrico un'azienda agricola che è alla quarta generazione, Cascina Impero a Favria riconosciuta sul territorio come una tra le più importanti nel campo dell’agricoltura.
"L'ha fondata mio bisnonno Giuseppe Abbà. Arrivava dalla provincia di Cuneo. Ha iniziato con niente e poi con costanza e l'idea di proseguire con l'allevamento e la coltivazione ha realizzato tutto questo. Dopo di lui ha continuato mio nonno Pietro, poi mio padre Flavio che ancora oggi è la nostra colonna".

Mirella al lavoro nei campi

Cascina Impero a Favria
Oltre all'allevamento delle vacche da latte, Cascina Impero produce cereali. Due anni fa, inoltre, ha inaugurato un impianto di biogas all'avanguardia: "E' un impianto da 300Kw, che utilizza il refluo di autoproduzione della Cascina. Un circolo virtuoso che permette di produrre energia pulita. Un impianto che riduce i problemi di inquinamento".
I reflui vengono trasformati e digeriti dall’impianto che produce elettricità e calore. L’elettricità viene ceduta completamente alla rete, mentre il calore e l’acqua calda vengono destinati sia alla gestione dell’azienda agricola sia per aiutare a riscaldare le vasche dell’impianto stesso.
"E' questo che intendo dire quando sostengo che le nostre aziende non sono ferme al Medioevo. Sostenere che siamo una delle più importanti cause di inquinamento ambientale è ingiusto".
Mirella in questa Cascina c'è nata e per lei rappresenta tutto: la famiglia, le origini, una tradizione che si tramanda: "Quello che muove chi fa questo lavoro è una grande passione. Per noi gli animali sono parte della famiglia. Ci vuole grande dedizione. La mia giornata inizia alle 7 del mattino e finisce quando tutto è finito. Spesso non c'è neppure la domenica. Cosa sarebbe l'Italia senza l'agricoltura? Cosa sarebbe l'Europa. E il Made in Italy, cosa sarebbe senza le eccellenze prodotte dalle aziende agricole?".
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Da sinistra la mamma di Mirella Abbà, Maurilia, la nonna Gina, il papà Flavio Abbà, lo zio Franco Abbà, Mirella Abbà, il fratello Enrico Abbà
La battaglia portata a Bruxelles è una battaglia per il riconoscimento dei diritti di chi fa un lavoro di grande sacrificio, sempre meno riconosciuto: "Chiediamo aiuti per chi fa questo mestiere. Quelli attuali sono ridicoli e parlano di ridurli ulteriormente. E poi chiediamo la libertà di coltivare tutti i terreni. Lasciarli incolti è per noi un duro colpo".
A Bruxelles con gli agricoltori piemontesi c'era anche il presidente Coldiretti della provincia di Torino, Bruno Mecca Cici.
"Coldiretti Torino, nelle sue 183 sezioni comunali e nei suoi 12 Uffici di Zona, ascolta quotidianamente le ragioni degli agricoltori - spiega Mecca Cici -. Noi stessi siamo coltivatori e viviamo sulla nostra pelle le scelte scellerate che ci impone l’Unione europea. Conosciamo bene le ragioni dei nostri agricoltori. Ed è per questo che siamo andati a Bruxelles. Siamo andati davanti al Consiglio d’Europa mentre si svolgeva il Vertice straordinario dei capi di governo europei perché è in Europa che andava portata la nostra protesta insieme agli altri sindacati europei con cui Coldiretti si coordina da sempre in Europa. Siamo stati in mezzo a quei 1.300 trattori che hanno paralizzato il quartier generale Ue. In serata, il nostro presidente nazionale Ettore Prandini ha incontrato la presidente dell’Unione europea Ursula Von der Leyen e il commissario all’agricoltura Janusz Wojciechowski con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme ai rappresentanti degli altri sindacati europei. Dall’incontro abbiamo ottenuto l’impegno di dare priorità all’esame delle nostre richieste".
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Il presidente di Coldiretti Torino ribadisce le istanze portate ai vertici europei con la protesta di piazza di Bruxelles: "Chiediamo che sull’import ci sia un netto stop all’ingresso di prodotti da fuori dei confini Ue che non rispettano i nostri stessi standard. Non possiamo più sopportare questa concorrenza sleale, che mette a rischio la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese agricole. Sugli accordi commerciali occorre garantire il principio di reciprocità e in tale ottica è positivo l’annuncio della Commissione Ue sul fatto che “non sono soddisfatte le condizioni” per raggiungere un accordo commerciale con i Paesi del Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale".

"Coldiretti chiede di tornare a investire nella sovranità e nella sicurezza alimentare europea assicurando più fondi alla Politica agricola comune anche per investimenti adeguati nella difesa attiva e passiva dai cambiamenti climatici. Vogliamo anche aumentare gli investimenti in agricoltura garantendo più sostegni ai giovani per il ricambio generazionale nel nostro settore. Ma soprattutto serve la cancellazione dell’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni destinati a seminativi imposto dalla Politica agricola comune (Pac). Ma l’Europa deve sostenere anche gli accordi di filiera per costruire mercati più equi. La nuova Politica agricola comune dovrà incentivare questo modello che rafforza i rapporti tra produzione, trasformazione e commercializzazione, anche per contrastare le pratiche sleali. Alla presidente Meloni chiediamo di continuare a tutelare gli agricoltori italiani portando in Europa le nostre ragioni. Serve un cambio di passo rispetto al recente passato. Non ci può essere più spazio per politiche ideologiche che hanno penalizzato gli agricoltori, mettendo a rischio tante filiere anche nel nostro Paese".
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La delegazione della provincia di Torino
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