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Ivrea

Ciò che sta accadendo in quelle case popolari è disumano!

Sul caso di Ilaria Aragona, i consiglieri comunali De Stefano e Noascone vogliono sapere tutto

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In foto l'Assessora Patrizia Dal Santo e i consiglieri comunali De Stefano e Noascone

Un’interpellanza sottoscritta dai consiglieri comunali Massimiliano De Stefano e Paolo Noascone. 

Al prossimo consiglio comunale chiederanno al sindaco e alla vicesindaca Patrizia Dal Santo come si stanno muovendo e cos’hanno già fatto per aiutare Ilaria Aragona e Ciriaco Impieri, concentrandosi soprattutto sulla prima.

“Da tre anni e inabile al cento per cento - scrivono - Abita in un appartamento di 30 metri quadrati, gestito dall’ATC ma di proprietà del Comune in via Saudino. Vive attaccata ad una bombola di ossigeno e da mesi lancia appelli, poiché a causa delle sue condizioni fisiche non riesce neanche ad utilizzare il piccolo bagno presente nell’abitazione...”.

E poi ancora: “Non è possibile far vivere ai piani superiori di un condominio una donna che ha bisogno dell’ossigeno 24 ore al giorno e che in caso di guasto dell’ascensore rischierebbe la vita...”.

Secondo De Stefano e Noascone esiste una questione politica.

“L’amministrazione comunale, di fronte a questo disagio sociale, deve assumersi le proprie responsabilità. Ciò che sta accadendo è disumano. Ci sono casi, come questo, che vanno affrontati immediatamente...”.

I due si chiedono anche se al momento risulti disponibile un alloggio in via Saudino o in altri stabili, adatto alle necessità di Ilaria e quali provvedimenti concreti si prenderanno per una soluzione definitiva.

Resta l’enigma sulla scala principale d’accesso che è stata murata....

“Ecco! Appunto! La scala di servizio è a norma per un edificio che ospita persone disabili? - stigmatizzano De Stefano e Noascone - Lo sanno o no che l’ascensore è rimasto più volte fuori servizio? Sono previsti interventi di manutenzione? Qualcuno ha visto come si presentano l’accesso, i corridoi e gli appartamenti?”

E su questa vicenda, Patrizia Dal Santo dice di non voler affatto fare finta di nulla.

“Le ho parlato - ci spiega - L’ho conosciuta. La sua storia stringe il cuore per tutto quello che le è successo. Ho ben presente la sostanza, ma quasi ogni giorno ci confrontiamo con situazioni anche più tragiche della sua. Le risorse sono limitate e c’è un disinvestimento totale sull’edilizia popolare. Alle politiche sociali abbiamo dei criteri di priorità e li applichiamo. E’ vero che è una casa piccola ma Ilaria è da sola... So che in passato si sono fatti dei passi per un cambio alloggio, ma si è creata una forte contrapposizione. Alcune cose non si possono fare perchè non sarebbe rispettoso nei confronti di chi vive situazioni anche più drammatiche...”.

E l’assessora però a questo punto ci deve spiegare che cosa ci sia di più drammatico di vivere da “disabile”  in un luogo distante dal centro e dai servizi, che in tanti han cominciato a chiamare “ghetto”. 

Talmente infame che dei 12 alloggi a disposizione, 5 sono vuoti, perchè lì nessuno ci vuole andare, salvo i “disperati”. 

Che cosa ci sia di più drammatico di sapere che se ti arriva un “coccolone” quelli della Croce Rossa non sanno come farti uscire di casa e a volte lo fanno portandoti giù a spalle o infilandoti in un lenzuolo... 

E ancora che cosa ci sia di peggio del sapere che anche oggi qualcuno ti laverà a pezzetti, che non ti potrai fare una doccia, perchè nel bagno non riesci a entrarci. Ecco! 

Questo è quel che l’assessora deve riuscire a spiegare a noi, ai lettori, ai consiglieri comunali De Stefano e Noascone e a Ilaria, con una postilla. 

Quando una persona chiede l’aiuto ai giornali non lo fa per superare la fila. Lo fa perchè non ha più nulla da perdere. Ci mette la faccia mostrandosi in pubblico. Quando lo fa è perchè nutre ancora un barlume di speranza. Finita quella, finito tutto.

E se mai capitasse, cara Assessora, speriamo che alla Procura della Repubblica di Ivrea non venga in mente di tirar fuori i verbali di quel consiglio comunale in cui l’allora assessore Augusto Vino parlò del Saudino non tanto bene. 

Cosa pensiamo? 

Che quegli alloggi dovrebbero essere utilizzati per altro o addirittura venduti.

Che è forse giunta l’ora di una seria politica sociale che non si basi solo sulla delega a In.rete. Ci dicono che in città esistono decine di alloggi vuoti gestiti da Atc. Ci dicono che alcuni sono addirittura sub-affittati. Cos’ha mai fatto il Comune per rientrarne in possesso? Esistono tanti progetti ma su questo fronte c’è mai stata anche solo una mezza idea di fare qualcosa?

E che non sia l’assessora Patrizia Dal Santo a parlare di parità di trattamento, proprio lei che nasce nel solco di una scelta politica di mantenimento dello Zac! lì dove sta, così com’è. 

E, beninteso, meno male che lo si è fatto!

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