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Settimo
11 Gennaio 2024 - 12:36
“I parrucchieri? Adesso per gestire al meglio i clienti fanno anche fare dei corsi di psicologia”. Comincia così il suo racconto Giuliana Savio, parrucchiera a Settimo Torinese e titolare del negozio Savio’s in via Alfieri 10.
Sfatiamo un mito Giuliana, ma è vero che quando la gente viene a tagliarsi i capelli vi racconta “vita, morte e miracoli?”.
“Sì e no, con il tempo impari a sentire le varie storie ma non fartene carico. Devi saper ascoltare certo, ma anche fare il tuo lavoro senza distrazioni - ci dice - quando ho iniziato io no, ma adesso fanno fare dei veri e proprio corsi di psicologia. Il cliente bisogna saperlo gestire: ci sono persone che entrano qui e magari sono spaventate o impaurite, ma se riesci a entrarci in simbiosi poi si lasciano andare. Tanti anni fa era molto diverso. Mi ricordo che quando andavo a fare le prove nei negozi mi portavo sempre il phon: alle volte capitava che te ne dessero uno loro ma rotto, così sembrava che tu non sapessi fare le cose e avevano la “scusa” per non prenderti”.
Sulla sinistra il negozio di Giuliana, nella centralissima via Alfieri
Savio’s è aperto a Settimo dal 2004, quasi 20 anni sul territorio, nella via che dà accesso al centro della città. “Io ho lavorato a Torino per molti anni come dipendente, poi ho deciso di mettermi in proprio - spiega Giuliana - inizialmente avevo molta paura: non è un salto nel vuoto, ma ci si deve mettere in gioco. I primi mesi non sono stati semplici, ma con il tempo le soddisfazioni sono arrivate: questo negozio apparteneva a un ragazzo che faceva sia uomo che donna e io ho cercato di ri-valorizzarlo. Sono stata l’unica parrucchiera ad aprire alla Fera dij Coj o durante i giovedì di luglio di Settimo: è stato un modo per promuoverci un po’”.
Tra tagli e colori, sin dall’inizio dell’attività, Savio ha collaborato con la marca L’Orèal. “È stato uno dei primi brand con cui ho iniziato a lavorare: era uno dei principali e nel tempo ha saputo rinnovarsi e garantire un’ottima qualità - afferma Giuliana - inizialmente io avrei voluto aprire a Torino: vengo da Borgaretto e quindi stare a Settimo mi dava l’idea di restare in una realtà “di paese”. Poi ho trovato questo negozio. Aveva una bellissima luce e una posizione strategica: non era in via Italia, troppo di passaggio per il nostro mestiere, ma comunque vicinissima al centro, quindi mi ricordava un po’ Torino in qualche modo. Il taglio più strano che ho fatto? Ce ne sono tanti: a mia figlia una volta avevo raccolto i capelli attorno a tappi di sughero e piccole lattine di Coca Cola, forandole da parte a parte. A una ragazza avevo legato alle punte dei palloncini all’elio, quindi aveva i capelli letteralmente per aria o, ancora, per una sposa avevo riprodotto con dei fiori il suo bouquet, pinzato vicino alla coda. Il bello di questo lavoro è anche questo: trovi sempre qualcosa di nuovo”.
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