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Il caso
02 Gennaio 2024 - 17:20
Continua a far discutere il caso di Natalina Colangelo, madre single 41enne e residente a Settimo Torinese, a cui nel gennaio del 2020 è stato portato via il figlio, il piccolo Andrea (nome di fantasia) di 11 anni.
La storia di Natalina l’avevamo raccontata nel dettaglio già tempo addietro: 3 anni fa un’ambulanza era arrivata alla scuola Rodari di Settimo, chiamata dalle insegnanti, per portare via Andrea, ritenuto “incontenibile” da professori, alunni e anche genitori. Il bambino è successivamente stato trasferito nella comunità Paolo VI di Casal Noceto, in provincia di Alessandria, che si occupa di ragazzi con problemi psichiatrici e gestita da don Cesare.
“Avevano addirittura organizzato uno sciopero a scuola, pur di non ammettere che non riuscivano a gestire mio figlio lo hanno fatto portare via - spiega Colangelo - Lui ha una disabilità certificata: è iperattivo e ha un ritardo cognitivo. Non tolgono i bambini agli alcolisti, ai drogati, a chi li maltratta. Ma a me sì”.
Attualmente, la madre non vede il bambino da quasi 3 anni. Motivo? Le è stata tolta la potestà genitoriale ed è stata dichiarata “non idonea” come tutrice per ben due gradi di giudizio. “I giudici hanno detto che sono borderline (un grave disturbo patologico della personalità, ndr). Peccato che questa cosa mi sia stata diagnosticata senza farmi nessun tipo di test - ci dice lei - Ovviamente io mi sono opposta con i miei avvocati, ma gli psicologici e i servizi sociali collaborano con i tribunali, quindi per me è praticamente impossibile venirne a capo”.
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La protesta di Colangelo nel 2020 di fronte alla scuola Rodari di Settimo Torinese
Colangelo non si è arresa nemmeno sotto Natale, momento in cui ha deciso di andare a Casal Noceto e piazzare delle tende di fronte alla comunità, da lei definita come “una setta, so di bambini che vengono sedati e maltratti. Fonti interne mi hanno riferito che mio figlio è diventato obeso e ha gravi problemi di salute, al momento non è sarebbe nemmeno più adottabile per le condizioni in cui versa”.
A sostegno della donna, in questi giorni si è schierato anche un residente di Alessandria, Giovanni Scaltritti, noto in città per avere più volte preso le posizioni dei più deboli, che ha presentato un esposto presso di carabinieri e alla procura di Torino. Lungi da noi volerci ergere a giuristi, ma è normale che una madre (con un lavoro stabile da 23 anni) dal 2020 ad oggi non sia mai più riuscita a vedere il figlio? Il tutto, essendosi anche appostata per giorni di fronte alla comunità.
Che sia, il caso di Colangelo ha riscosso l’attenzione anche dell’Associazione nazionale Adelina Graziani per i diritti umani e contro la malasanità e dell’Associazione Famigli Unite per i Bambini, che sotto le feste hanno dato il loro sostegno alla donna.
Natalina Colangelo, peraltro, in questi mesi ha anche fatto partire una petizione online che ha raccolto più di 200 firme in tutta Italia. L’obiettivo? Cercare finalmente di riabbracciare suo figlio.
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