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Sapete cos'è una "Casa Famiglia"? Ecco, forse dovreste saperlo: perché c'è chi ha davvero bisogno di voi

Nel chivassese c'è una realtà che offre assistenza ai bambini maltrattati che una famiglia non ce l'hanno

Casa Famiglia

Che fine fanno i bambini maltrattati che subiscono violenze in famiglia?

Che fine fanno i bambini maltrattati che subiscono violenze in famiglia?

Questa è la domanda che ci siamo posti, in questo periodo di feste natalizie, durante il quale i bambini sono il centro di ogni casa.

Ma quindi, che fine fanno questi bambini?

I bambini maltrattati e non solo quelli, come vedremo, vengono accolti in una Casa Famiglia, il luogo dove una mamma e un papà, spesso già con i propri figli, decidono di dare una vera famiglia a quei bambini che a causa di maltrattamenti e altre problematiche importanti, una famiglia non ce l’hanno, dopo che un'ordinanza del giudice ha disposto l'allontanamento dai loro genitori naturali.

Il problema è di quelli spinosi, siamo costretti a mantenere l'anonimato sia sui nomi dei nostri interlocutori sia sul luogo dove è attiva la Casa Famiglia che siamo andati a contattare. La scelta è stata dettata dal voler tutelare queste creature.

Ci tenevamo però a raccontarvi questa storia fatta di amore, tantissimo amore.

Le mani dei bambini della Casa Famiglia

Marina, nome di fantasia, anni fa lavorava presso la "Cascina Caccia", una realtà che si occupa del sociale nel Comune di San Sebastiano da Po. La Cascina Caccia è un bene confiscato alla 'ndrangheta e dato in gestione a Libera, cartello di associazioni contro la mafia, nata nel dicembre del 1994 da un'idea del fondatore del Gruppo Abele don Ciotti. Di Libera fanno parte, tra le 300 associazioni e gruppi, l’Arci, le Acli, Legambiente, la Fuci, il Gruppo Abele, la Cgil.

Il marito Giovanni, altro nome di fantasia, invece lavorava per il Gruppo Abele.

Entrambi quindi già erano pienamente immersi nel sociale. 

Marina, ci vuole spiegare come siete arrivati alla gestione della vostra Casa Famiglia?

“Il primo approccio si è presentato quasi come un gioco. La Cascina Caccia organizzava una serie di incontri con una Casa Famiglia del territorio, per spiegare la realtà della Casa Famiglia e l'iter burocratico per arrivare all’affido dei bambini.

La mia mansione era quella di occuparmi dei bambini di quella Casa Famiglia durante questi incontri, e mentre gli operatori svolgevano la lezione, io giocavo con i bimbi.

Poi abbiamo iniziato a frequentare, fuori dal lavoro, gli operatori di quella Casa Famiglia, instaurando un rapporto di amicizia. Ci siamo spesi per diversi progetti e laboratori, come quello di aiutare i bambini della Casa Famiglia nei compiti scolastici.

Negli anni ci siamo avvicinati sempre più all’idea di Casa Famiglia. Una volta terminata la parentesi Cascina Caccia, perché i lavori nell’ambito del sociale necessitano spesso un ricambio di personale ogni qualche anno, io e il mio ragazzo ci siamo guardati e ci siamo detti: apriamo una Casa Famiglia?

Le dico, in tutta onestà, che è stata una decisione dettata dal cuore e un poco anche dalla pancia.”

E quali sono state le prime tappe che avete dovuto intraprendere, una volta presa quella decisione?

“Abbiamo dovuto frequentare dei corsi presso la Casa di Affido di Torino. Una volta avute, diciamo, le carte in regola, abbiamo iniziato a farci conoscere dagli assistenti sociali del territorio. Abbiamo poi trovato una casa adeguata allo scopo, e dopo che l'ASL ci ha dato una valutazione positiva sull’abitazione, che avesse cioè le giuste caratteristiche per ospitare un numero imprecisato di bambini, come da regola, abbiamo dovuto aprire una cooperativa sociale per la gestione della Casa Famiglia.    E nel 2013 c'è stato il primo affido. Oggi con noi vivono diversi bambini dai 2 ai 10 anni.

Nel 2018 siamo diventati anche genitori del nostro bimbo.”

Ma scusate la domanda, voi siete una famiglia a tutti gli effetti, come vi mantenete?

“A livello pratico sì. Io e mio marito percepiamo lo stipendio, perché questo è il nostro lavoro, e con quei soldi, proprio come in ogni famiglia, diciamo normale, dobbiamo provvedere al fabbisogno della famiglia, assistenza sanitaria, spese per l'asilo e la scuola, vestiti, bollette di casa, cibo, giochi e anche educatori e psicologi. Siamo i loro genitori a tutti gli effetti.” 

E gli affidi, hanno un termine?

“Ogni volta è una storia a sé; gli affidi sono temporanei, ci sono bambini che tornano dai genitori dopo qualche anno, bambini che sono stati tolti definitivamente ai genitori e che restano in Casa Famiglia fino alla maggiore età e bambini che arrivano alla adozione. Noi siamo consci che questi bambini sono nostri per tutto ciò che concerne la loro sussistenza, l'educazione e l'amore, ma che potrebbero andar via in qualsiasi momento o quasi.”

I bambini vengono tolti ai genitori a causa di quali problematiche?

“Diciamo che, se la situazione della famiglia d'origine risulta inadeguata e nociva per la crescita di un bambino, il giudice potrebbe allontanare, temporaneamente i figli dai genitori.

Vede, ci sono quelle giornate, a volte una al mese, dove portiamo i bambini in un luogo neutro, per incontrare la loro mamma o il loro papà, sempre in presenza di un educatore. I bambini sono stati tolti ai genitori per problemi ad esempio di alcolismo o dipendenza. Quando il genitore intraprende un percorso, quindi ad esempio accetta di entrare in una comunità, inizia il periodo di riavvicinamento con i figli, e una volta superato quel problema, il giudice riconsegna loro i bambini.

In linea di massima, se la dipendenza del genitore si ripercuote negativamente sul bambino, se i bambini vivono in situazioni di pericolo, dopo che gli assistenti sociali hanno tentato di fare da intermediari, capita che i figli vengono temporaneamente tolti ai genitori. Ma se un alcolista o un tossicodipendente tutto sommato riesce a badare a suo figlio, i servizi sociali intervengono come aiuto, senza che si arrivi a decisioni drastiche.

In presenza di maltrattamenti, la situazione cambia, i figli vengono tolti ai genitori o a uno dei due, spesso anche definitivamente.                                                                                                                                                              Ci sono però anche genitori che non cercano più di riprendersi i figli, e in quel caso l’affido può arrivare a trasformarsi in adozione.

Prima di dare i bambini in affido, i servizi sociali e gli psicologi fanno le valutazioni necessarie, mettendo in campo tutta una serie di strumenti per aiutare la coppia di genitori, come un servizio domiciliare di Oss e molti altri aiuti. Gli interventi dei servizi sociali hanno sempre come obiettivo tenere le famiglie unite.

Ma questi affidi non sono decisioni che arrivano improvvise per la famiglia con problematiche. Sicuramente sono stati e sono seguiti dai servizi sociali da tempo. Poi, durante il periodo dell’affido, come ho detto prima, i genitori vengono monitorati, affinché si riesca a ridare loro i figli.” 

Per arrivare all’affidamento, ci ha detto che bisogna frequentare un corso. Ma siamo poi sicuri che basti o i servizi sociali ci vanno con i piedi di piombo nello scegliere la nuova famiglia?

“Certo, c'è tutto un percorso che dura settimane, durante il quale i servizi sociali e gli psicologi fanno i raggi X ai possibili affidatari, cercando di capire, intanto se i due coniugi abbiano le giuste caratteristiche per assolvere al compito, ma anche, se siano in grado di mantenere nel tempo l'affidamento, a livello di peso che entra nella vita.

Ricordiamoci poi, cosa importante, che non sono adozioni, ma affidamenti temporanei, terminato il periodo, il bambino verrà ridato ai genitori.

Riguardo al suo lavoro, incontra il favore della persone?

“Ci sono quelli che ci accusano, come se andassimo a rubare i figli in giro. Noi cerchiamo in ogni modo di avere poche relazioni, ad esempio con i genitori dei bambini che vanno all'asilo o a scuola insieme ai nostri bimbi.

Ma devo essere sincera, nel nostro caso, tutti ci concepiscono come una famiglia, e spesso le altre famiglie portano qui in casa i propri figli, compagni di classe dei nostri bambini.” 

E i vostri genitori?

“Ci aiutano facendo i nonni. Spesso facciamo anche vacanza insieme, ci stanno vicino e ci supportano, sia i miei che i genitori di mio marito. E sono innamorati dei bambini affidati. 

Il suo sogno?

“Ho un’utopia, e cioè quella che al mondo non servano più le Case Famiglia. Il sogno, più alla portata, è quello di poter continuare ancora per molto tempo a svolgere questa attività.” 

Ce lo vuole raccontare un aneddoto divertente?

“Quando andiamo a mangiare la pizza, le persone, incuriosite, iniziano a contarci, si avvicinano e ci chiedono: ma sono tutti vostri? E io rispondo: sì. E mi dicono: bravi, meno male che ci sono giovani che fanno ancora tanti figli. 

Mi lasci fare un appello: ci sono tanti bambini che hanno bisogno di una casa e di una famiglia, invito le coppie a rivolgersi, senza pregiudizi e paure, ai servizi sociali delle ASL, per informarsi sul mondo dell’affido, per dare a questi bimbi le cose di cui necessitano, una famiglia e tanto amore.” 

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