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Lavoratori sbattuti di qua e di là. Il problema Comdata sul tavolo della Regione Piemonte

Se ne è parlato grazie ad un question time del consigliere regionale Alberto Avetta

Lavoratori sbattuti di qua e di là. Il problema Comdata sul tavolo della Regione Piemonte

Ogni promessa è un debito e questa vale oro. La Giunta regionale piemontese chiederà nei prossimi giorni un tavolo di confronto con la Regione Lombardia per valutare le soluzioni da mettere in campo in difesa di un gruppo di lavoratori Comdata.

Il dito è puntato su alcuni servizi di call center, di cui si è occupata e ancora si occupa Comdata. C’è stato un bando, Comdata lo ha perso e Aria Spa (la società della Regione Lombardia che si occupa degli acquisti) ha affidato il “lavoro” ad una nuova azienda, la Digid. 

A dare notizia delle "contromosse" è stato nei giorni scorsi il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd) a margine del dibattito in Consiglio regionale di un suo Question time.

Ad oggi, per la cronaca, ci sono 25 dipendenti che in teoria dovrebbero passare da un’azienda all’altra, con delle garanzie, sul luogo di lavoro e sullo stipendio. Nella pratica stanno trovando molto lungo come è venuto chiaramente fuori  all’incontro del 4 dicembre scorso, tra il Comune, Comdata Spa, sindacati e Digid Spa.

Per farla breve, quest’ultima si è presentata al tavolo con una bomba. Tra i vincoli contrattuali “inderogabili” imposti da Aria, stando a quel che ha raccontato, ci sarebbe la sede di lavoro in Lombardia.  

E Digid non ha nessun problema ad assumere tutti i lavoratori a patto che da Ivrea si rechino a lavorare ogni giorno a Vimercate. Cioè a 142 km di distanza con la A4, due ore per andare e due ore per tornare e 60 euro per pedaggio e benzina...  

"Bisogna fare di tutto - dice oggi Avetta - per porre fine al silenzio della Regione Lombardia sull’appalto Aria, con il rischio di vedere non applicata la “clausola sociale”, costringendo i lavoratori ad andare a lavorare a Vimercate perché si nega lo smartworking. Il tavolo di confronto è un passo importante per trovare una strada concreta e seria a salvaguardia dei 69 posti di lavoro del call center. Grazie all’impegno del Sindaco di Ivrea Matteo Chiantore e dell’Assessora Gabriella Colosso, nei giorni scorsi, si è avviata un’interlocuzione con l’azienda aggiudicatrice, la Digid Spa. Proporre Vimercate come sede di lavoro non è accettabile perché significherebbe peggiorare in modo significativo le condizioni sociali ed economiche di tante lavoratrici e lavoratori che vivono in Canavese e a Torino. Peraltro, non si capisce perché non possa essere proseguita in modalità agile un’attività che ha sempre garantito ottimi risultati. Non è accettabile che un ente pubblico come la Regione Lombardia si presti in silenzio a discutibili dinamiche aziendali, compromettendo la qualità e mettendo a rischio di tanti posti di lavoro in Piemonte».

Sulle barricate i sindacati anche perchè Digid, in modo sempre più paradossale, ipotizza una tipologia di lavoro “ibrido” con al max 2 giorni in smart. 

Sottolineiamo “ipotizzato” in quanto questa "ipotesi" non è stata ancora verificata con Aria. 

“Qualora fosse vero... - lamentavano i sindacati -   riteniamo grave che un committente pubblico, consapevole di dove è stato svolto il lavoro fino ad ora, vincoli, pena la rescissione del contratto di appalto, alla presenza in sede. La commessa Aria è sempre stata svolta in modalità agile e con ottimi risultati da parte degli operatori. Ravvediamo, pertanto, in questo irrigidimento un pretesto e una scusa per aggirare la clausola sociale e avere mano libera ad assumere lavoratori con condizioni diverse e senza esperienza, abbassando così le competenze e la qualità di un servizio pubblico.

Le Organizzazioni Sindacali ribadiscono che l’unica strada corretta nei cambi appalto è l’applicazione della clausola sociale nel rispetto dei diritti, salari e delle vita dei lavoratori. 

“Questo implica - concludevano  - il riconoscimento di tutti gli aspetti normativi, salariali e territoriali che tutelano i lavoratori... La Regione Lombardia, in quanto soggetto pubblico, deve farsi garante e promotore del rispetto dei lavoratori e delle norme da parte delle aziende che gestiscono i suoi appalti, elementi che non riscontriamo nell’RTI aggiudicatario..”.

“L’incontro - commentava qualche giorno fa l’assessora Gabriella Colosso che era presente - doveva avere un respiro trasversale sulla situazione che si sta vivendo nelle telecomunicazioni con particolare riguardo ai 100 dipendenti Comdata passati da una precarietà lavorativa a una precarietà esistenziale. S’aggiunge l’impoverimento del territorio.  La discussione ha preso un taglio diverso quando Digid ha dichiarato che esistevano dei vincoli contrattuali inderogabili, da parte del committente Aria e che lo smartworking  si può fare al massimo per 1 o 2 giorni. Una doccia fredda per tutti. E sono 25 vite a rischio di licenziamento per clausole sociali non applicate e  obblighi mai conosciuti prima e che a pochi giorni dalla proroga  suonano difficili da contrastare o impugnare. Non possiamo permettere che ogni cambio di appalto si trasformi in lavoro ancora più precario e come Amministrazine comunale faremo tutto quello che ci è possibile fare...”.

La protesta del settore Telecomunicazioni

Intanto sale la protesta dei sindacati del mondo delle telecomunicazioni. La scorsa settimana davanti al grattacielo della Regione Piemonte, è stato organizzato un presidio di Cgil-Cisl-Uil contro la "mancanza di risposte" da parte dell'istituzioni al "declino del settore".

"Sono ormai anni che come Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil denunciamo il lento declino delle telecomunicazioni e dell'insediamento Rai in Piemonte senza vedere, ad oggi, alcuna significativa inversione di tendenza", dicono i rappresentanti di oltre 8mila addetti presenti in tutto il Piemonte.

Tra le situazioni per i sindacati a rischio c'è "lo scorporo della Rete in Windtre, la profonda ristrutturazione di Vodafone, la fine prospettata di Tim con lo scorporo della Rete di accesso e la creazione di due o forse tre nuove aziende, la vendita di un pezzo di Olivetti, la palese difficoltà di British Telecom - spiegano i sindacati - Un quadro desolante rispetto al quale crediamo vi sia la necessità che le Istituzioni nazionali, regionali e territoriali si espongano".

manifestazione Torino Telecomunicazioni

Manifestazione davanti al grattacielo della Regione

Inoltre i sindacati denunciano "lo strisciante disimpegno dal nostro territorio di un'altra azienda nata a Torino, la Rai - sottolineano - Non ci sono produzioni durature, non vi sono investimenti tecnologici, non vi sono assunzioni che segnino, in maniera netta, l'intenzione di rilanciare Torino quale Centro di Produzione e di eccellenza della più grande azienda culturale del Paese".

"Chiediamo alla Regione Piemonte di attivarsi presso le Direzioni competenti e il Governo affinché il patrimonio di cultura e professionalità delle Telecomunicazioni e di Rai non vengano disperse e distrutte", concludono i sindacati.  

Disastro TLC! Il settore delle telecomunicazioni in Italia è sull'orlo del baratro, una vera e propria catastrofe!

La verità sulle telecomunicazioni?

C'è che le aziende stanno affrontando una crisi profonda, devastate dall'avidità, dal dumping, dagli "spezzatini" e dall'outsourcing. Le infrastrutture e la tecnologia sono in rovina, i salari vengono abbattuti e si registrano perdite incredibili, nonostante gli investimenti enormi.

Difficoltà di carattere nazionale che preoccupano - non poco - Torino e la sua provincia, soprattutto per quanto riguarda il Canavese e Ivrea erede di una storia come quella di Olivetti.

Su Torino gravita il futuro della Telecom ex monopolista, da anni in riorganizzazione, passata da 120.000 dipendenti a livello nazionale, all’epoca della privatizzazione, a meno di 40.000 attuali. La società porta con sé un debito molto gravoso di 23 miliardi di euro. Il futuro di Tim dipenderà molto dal futuro della rete.

E non basta ancora..

British Telecom Italia ha annunciato a livello Nazionale 128 esuberi su 484 dipendenti e a Torino l’impatto di questa operazione arà di 18 lavoratori su 48. Sempre a Torino, trovano sede due grosse aziende di call center Comdata, con circa 500 dipendenti, e Covisian con circa 1400 dipendenti.

Su Ivrea la situazione è ancora più particolare: le Telecomunicazioni erano la speranza che potenzialmente doveva colmare il vuoto lasciato dall’Olivetti a "Palazzo Uffici" ed è qui che occupa dei locali Vodafone, l'azienda che a settimane e mesi alterni, dichiara un migliaio di esuberi a livello nazionale su 5411 dipendenti. A Ivrea ne impiega 474.

E poi c'è Wind, oggi proiettata nel mercato dell'energia elettrica e del gas. Ha messo in pista la cessione della rete (ramo d'azienda), un'operazione che che coinvolgerà 2000 dei circa 6000 lavoratori a livello nazionale, i restanti 4000 dipendenti rimarranno in una azienda puramente commerciale che, privata del settore infrastrutturale tecnologico di rete, potrebbe trovarsi in grandi difficoltà. Su Ivrea dei quasi 500 dipendenti si ipotizza che tra i 100 e i 150 potrebbero essere coinvolti nella cessione.

A Palazzo Uffici (Ivrea), trova spazio anche  Comdata con 1000 dipendenti che vanno avanti a suon di ammortizzatori sociali e si ritrovano in balia di una serie di "cessioni" verso altre aziende senza l'utilizzo della causola sociale. 

telecomunicazioni

Insomma, mentre negli ultimi 20 anni, in tutti i paesi tecnologicamente avanzati si continuava a creare occupazione di qualità nonostante le difficoltà economiche generali, in Italia si assisteva a una erosione dei ricavi e a una drastica riduzione dei posti di lavoro. Si sono aggiunti gli ammortizzatori sociali, gli esodi incentivati, i tagli nella contrattazione aziendale e la perdita di competenze professionali importanti. 

Il rischio reale è di una perdita di circa 20.000 posti di lavoro solo nelle compagnie telefoniche, a cui si aggiunge l’indotto d’impiantistica e installazione delle reti e dell’assistenza clienti.  

Ora la situazione è ancora più critica, poiché le principali aziende TLC stanno adottando una nuova strategia che rischia di trasformarsi in una bomba sociale. L'idea di separare l'industria delle infrastrutture dai servizi, un approccio miope e dannoso secondo i sindacati, porterà ulteriori impoverimenti, trasformando le aziende leader in semplici rivenditori di servizi, guidati da azionisti stranieri.

Questa prospettiva è estremamente preoccupante, soprattutto per le aziende che rimarranno senza infrastrutture di proprietà. In un mercato ipercompetitivo, le aziende saranno costrette a ridurre i costi del lavoro, riducendo così ulteriormente l'occupazione.

Anche i call center in outsourcing, già in difficoltà da tempo, si trovano in una situazione critica. Qui la competizione si concentra solo sul ribasso dei costi: vincerà chi offre un contratto con compensi ancora più bassi o, peggio ancora, chi opta per l'offshoring.

Nel frattempo, la classe politica sembra ignorare completamente la situazione. Da mesi, si tengono incontri presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma mancano proprio i rappresentanti dei lavoratori, e non si riesce nemmeno a capire di cosa si stia discutendo. I sindacati chiedono al governo Meloni, già sotto accusa per il decreto Lavoro, di ascoltarli.

Per quel che se ne sa, all'orizzonte ci sarebbe un possibile decreto che prevede aiuti alle aziende energetiche e una riduzione dei livelli di esposizione all'elettromagnetismo per favorire l'installazione del 5G, oltre ad  agevolazioni per i prepensionamenti.

Tutte misure che, secondo i sindacati, non affrontano i problemi strutturali del settore e sembrano pensate solo per dare un po' di ossigeno. Non resta che sperare in qualche miracolo...

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