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Chivasso
16 Dicembre 2023 - 15:08
L'Albero di Natale di Times Square e l'assessore Gianluca Vitale
A Chivasso non c’è un albero di Natale che sia uno, fatto secondo tradizione: quello, per intenderci, con il tronco, il busto, i rami, le palline, gli addobbi e la stella in punta.
E’ impossibile trovarlo nell’isola pedonale di via Torino. Non c’è traccia in piazza della Repubblica, dove pure farebbe la sua bella figura, e non c’è nemmeno in via Roma.
Non c'è l'Albero di Natale in piazza Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dove campeggia una pallina di Natale tutta illuminata e in formato gigante, e nemmeno in piazza d’Armi, dove c’è una pista di pattinaggio che definirla tale, non foss’altro per le dimensioni ridotte, è un atto di coraggio. Ma tant’è.
Negli addobbi previsti dall’amministrazione comunale non c’è un Albero di Natale in centro che sia uno. Nemmeno uno "Spelacchio" qualsiasi.
In compenso, però, c’è un Albero di Natale come dio comanda alla periferia della città, nelle campagne a nord della ferrovia, tra le casette ex Tav che compongono il Campus delle associazioni di via Baraggino.
L'Albero di Natale allestito al Baraggino
Un Albero di Natale alto qualche metro, illuminato a festa, ben visibile da tutto il Campus: addirittura, inaugurato con una cerimonia solenne l’altra sera - guardate le foto pubblicate sui social da assessori e consiglieri comunali per rendervene conto - manco fosse l’Albero di Natale di Times Quare.
L’allestimento dell’Albero e delle luminarie al Campus è costato 4.800 euro, ma questo lo possono sapere in pochi: non v’è traccia nel comunicato trionfante firmato dal Comune e diffuso agli organi di stampa, nè nei post su facebook, ma se ne ritrova indicazione in una determina affissa all’albo pretorio. Quelle cose da, per intenderci, addetti ai lavori.
Ma perché è stato allestito un Albero di Natale al Baraggino e nemmeno uno in centro a Chivasso?
Si dirà: perché al Baraggino confluiscono gran parte delle associazioni sportive e culturali della città. Bene, vero.
Ma in centro a Chivasso, no? E i commercianti, i ristoratori, i baristi? Forse non si meritano un Albero di Natale anche loro per attirare magari qualche famiglia con i bambini in un centro che combatte ogni giorno contro la desertificazione da quando ha aperto l’area commerciale del Bennet a nord della città?
La risposta è ovviamente sì.
Anzi, eccome se se lo meriterebbero anche loro: uno in ogni piazza. A partire da quella del Duomo, passando per piazza Carletti e perché no Piazza del Castello o Carlo Noè. O ancora: perché, già che ci siamo, non nelle frazioni o al Borgo Sud Est.
Dunque, perché al Baraggino sì e in centro no?
A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca, diceva l’onorevole Giulio Andreotti.
E in effetti ai retropensieri questa storia si presta perfettamente.
Al Baraggino, si sa, ha sede un’associazione culturale di cui l’assessore alla Cultura Gianluca Vitale è stato tra i soci fondatori e a cui è molto legato ancora.
Da quando la Giunta del Castello bis s’è insediata, le attenzioni dell’amministrazione comunale per quell’area della città sono aumentate sensibilmente. E’ un dato di fatto.
Un esempio su tutti, il regalo di Natale dello scorso anno di 40.000 euro stanziati con un contribuito dall’amministrazione chivassese per le associazioni che hanno in comodato d’uso gratuito le ex casette Tav. Il contributo servì per sostenere le spese di manutenzione delle stesse casette, che sarebbero in verità a carico delle associazioni che ne assumono la gestione, e tanto bastò per scatenare una polemica in Consiglio comunale: “Perché a quelle associazioni viene concesso un contributo e a chi non ha sede all’ex Tav no?”.
Della serie, due pesi e due misure. Sulla vicenda si buttò a capofitto anche l’ex assessore della Giunta Ciuffreda Giulia Mazzoli, tecnico dell’Asd Club Scherma Chivasso, che con la sua associazione non prese ovviamente un picco dal Comune non avendo sede all’ex Tav.
Dopo il regalo dell’anno scorso, oggi è l’Albero di Natale a far discutere.
E tra i primi ad indignarsi non poteva che essere chi, per queste vicende, ha ormai il naso doppio, ossia “nas-dupi” Renato Cambursano.
L’ex sindaco della città non ci va giù tanto per il sottile: “Trovo scandaloso che si siano spesi 5.000 euro per le luminarie al Campus e zero euro, sottolineo zero euro, per le periferie e le frazioni solo perché colà c’è un santo protettore perennemente in conflitto di interessi. E in via Togliatti, ad esempio, si devono attaccare…”, incalza senza giri di parole Cambursano.
E’ chiaro che, alla luce dei fatti, ogni commento è lecito. Ma la domanda delle domande è: possibile che dopo le polemiche suscitate l’anno scorso dai contributi concessi all’ex Tav per Natale, non si potesse usare un po’ più di discrezione ed equità per scongiurare il caso “Alberopoli”?
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