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Consiglio comunale in carcere? Fratelli d'Italia non ci va: “Solo passerella”. Il Pd all'attacco: facciamolo in ospedale

Andrea Cantoni e Gabriele Garino si dissociano dall'iniziativa e non parteciperanno al dibattito

Consiglio comunale in carcere. Nella foto Gabriella Colosso, Raffaele Orso Giacone, Gabriele Garino e Andrea Cantoni

Consiglio comunale in carcere. Nella foto Gabriella Colosso, Raffaele Orso Giacone, Gabriele Garino e Andrea Cantoni

Un consiglio comunale all’interno di un carcere. L’idea di portare lì una seduta venne in mente per la prima volta a Walter Veltroni sindaco di Roma, correva il 2002. Si tenne a Rebibbia davanti a oltre tremila reclusi. Ed era un popolo - scrissero i giornali - che chiedeva (ieri come oggi) cure sanitarie adeguate, meno sovraffollamento e «un trattamento più umano».

Seguirono l’esempio, ma solo di recente, le Amministrazioni comunale di Cremona nel marzo del 2023 e poco tempo fa Rimini. 

E’ successo anche a Ivrea giovedì scorso. Ed è la quarta in Italia.  

All’ordine del giorno: “Progetti, problematiche e futuro relativi alla vita delle persone private della libertà e del personale di sorveglianza della Casa Circondariale di Ivrea...”.

carcere di ivrea

“Con questa convocazione - commentava l’assessora Gabriella Colosso che s’è occupata di organizzare il tutto, in stretta collaborazione con l’Amministrazione penitenziaria, l’associazione Tino Beiletti e il Garante dei detenuti Raffaele Orso Giacone  - sigilliamo una presa di posizione netta sull’importanza di attenzionare e valorizzare il ruolo delle carceri all’interno del territorio. Lo scopo ultimo è di far sì che questo spazio diventi sempre più una realtà in cui si creino progetti efficaci di rieducazione e di reintegro del detenuto nel contesto sociale una volta riacquisita la libertà”.

Non la pensano così due consiglieri comunali di Opposizione del centrodestra, Andrea Cantoni e Gabriele Garino che infatti non si sono presentati.

Quando ci è stato detto - commentano - abbiamo quasi fatto fatica a crederci: una seduta dell’assise civica dentro la casa circondariale?  Che le priorità di questa Amministrazione di Sinistra fossero discutibili era evidente, ma mai avremmo pensato che avrebbero usato il nostro Consiglio Comunale per i loro scopi propagandistici. Va da sé che il naturale luogo per lo svolgimento delle sedute sarebbe il municipio e, come da Regolamento, l’aula dedicata. Sebbene sia prevista la possibilità di organizzare sedute straordinarie “sui luoghi ove si verifichino particolari situazioni, esigenze, ed avvenimenti che richiedano l’impegno e la solidarietà generale della comunità” (art. 65)...”.

E ancora non basta...

“Con quale criterio - puntano il dito  -  è stata presa la decisione di farlo in carcere e non in ospedale, in un quartiere o in una piazza qualsiasi? Questa è la politica, ossia decidere in base a ciò in cui si crede o, altrimenti, in base a ciò che ha il maggior ritorno in termini di consensi. La propaganda arcobalenata colpisce ancora e pretenderebbe di trascinare i Consiglieri Comunali in carcere per incensare qualche politico e chissà chi altro. Noi non ci stiamo. Non è disinteresse alla situazione della casa circondariale di Ivrea, ovviamente, né tanto meno per gli agenti della Polizia Penitenziara, per chi vi lavora ad altro titolo e per chi vi è detenuto. Le situazioni serie, però, vanno affrontate con serietà e trasparenza e non ci sembra che un “Consiglio” con scaletta ferrea, invitati scelti da non si sa bene chi e tempistiche irrisorie, possa essere lo strumento per risolvere una simile situazione...”.

Cantoni e Garino, insomma, avrebbero preferito  una commissione ad hoc per poi procedere con le audizioni di tutti i soggetti che operano nel settore “per dare una risposta istituzionale a un problema che non può che essere istituzionale...”.

E invece? Invece, a loro dire... “si è preferito fare la passerella...”.

“Che se la godano...” tuona Cantoni.

carcere di ivrea

E altrochè se se la gode il segretario del Pd Francesco Giglio.

“Che Cantoni e Garino  dei Fratelli d’Italia - ribatte Giglio - non abbiano preso parte al Consiglio non ci stupisce.  Con il governo Meloni sentiamo infatti parlare solo di inasprimento delle pene, di nuovi reati che prevedano pene detentive, di abbassamento dell’età per cui i reati possono portare al carcere…”

“I due - va in cerca della rissa Giglio -  denunciano la strumentalizzazione politica di questa iniziativa e si chiedono se non sarebbe stato meglio organizzare il Consiglio Comunale in luoghi in cui la gente soffre o ha problemi, come ad esempio l’ospedale o i quartieri periferici. Bene! La proposta ci sembra sensata. Chiederemo all’amministrazione comunale di dedicare un consiglio al tema drammatico della sanità in Piemonte. Si potrebbe tenere nel centro di prenotazione della ASL, e potrebbe riguardare il tema delle infinite liste d’attesa per le prestazioni mediche che siamo costretti a subire in questo Piemonte governato dal centro-destra...”.

Giglio, comunque, a nome del Pd, si dice fiero di aver contribuito all’iniziativa.  A nessuno sfugga che lui insieme ad altri delle Officine Terzo Settore, questa primavera, era stato promotore di un convegno “Ti Riguarda” incentrato proprio sui problemi del sistema penitenziario. “Nelle carceri italiane - sintetizza -  il numero di decessi per suicidio è inaccettabile ed è molto elevato anche fra le guardie carcerarie. La recidiva è a livelli altissimi, e il disinvestimento sugli obiettivi di reinserimento e riabilitazione dimostrano la drammatica criticità in cui si trovano a vivere detenuti e personale interno ed esterno agli istituti penitenziari.Dopo la riattivazione del GOL, l’organismo che raggruppa tutti gli operatori che ruotano nell’universo carcerario portare una seduta straordinaria del Consiglio Comunale in carcere è un ulteriore tassello che testimonia la volontà di questa amministrazione ad operare su questi temi...”.

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