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Il caso
16 Novembre 2023 - 01:17
L'arresto di Matteo Messina Denaro
Siamo sempre a Volpiano, è qui che la ‘ndrangheta e una certa “cultura mafiosa” attecchiscono da tempo. Non è una storia di oggi ma è storia vecchia: il legame tra mafia e canavese è vecchio ed è vivo ancora oggi.
L’ennesima storia ci dimostra come la situazione sia piuttosto grave. I ragazzini di una scuola di Volpiano, a gennaio, nei giorni dell’arresto del super latitante Matteo Messina Denaro, sono tornati a casa e hanno raccontato: “Mamma, Papà, sapete cosa ci ha detto la professoressa oggi? Che Messina Denaro era una brava persona”.
Apritici cielo.
A quel punto i genitori si sono rivolti immediatamente alla scuola per chiedere spiegazioni e da lì è partito un putiferio.

Riunioni, incontri, richieste di chiarimenti.
Genitori a colloquio con la dirigenza della scuola, con gli insegnanti, tutto per provare a capire come agire.
Dalla scuola un solo mantra: “Non parlate della notizia, mi raccomando”.
E invece la voce è iniziata a girare in tutta la città, se ne parla, ne parlano in tanti, ne parlano i genitori, ne parlano anche i ragazzini. Parliamo di un caso che, ormai, è praticamente diventato di dominio pubblico.
Una notizia che ha sconvolto un’intera comunità e, ancora oggi, non è chiaro quali provvedimenti siano stati presi contro la professoressa che ha provato a spiegare, in classe, quanto fosse bravo e rispettabile Matteo Messina Denaro.
Per il momento nessuno ha voglia di metterci la “faccia”, la paura e i timori non mancano e quindi i genitori tacciono, in pubblico, ma parlano tantissimo tra di loro.
Nelle ultime settimane, però, è arrivato un aggiornamento: la dirigente scolastica ha alzato le mani: “Io non posso farci niente”.
E così si sono messi in moto i genitori con una raccolta firme e una lettera al provveditorato per chiedere l’allontanamento della professoressa.
Qualche anticorpo, quindi, per fortuna, in città esiste ancora.
Eppire il Canavese si dimostra una terra dove la criminalità organizzata ha una presenza molto forte e radicata da tantissimo tempo. A raccontarcelo ci sono anche i dati. Nel Canavese gli immobili confiscati alla ’ndrangheta sono 26.
Volpiano è il Comune che presenta più beni confiscati alla criminalità organizzata sul territorio canavesano rispetto agli altri Comuni, 8 in tutto.
Solo due di questi sono stati recuperati: Casa Mariuccia e la caserma dei vigili del fuoco.
Il primo è stato destinato e trasferito al patrimonio del Comune di Volpiano per fini istituzionali nel 2015 ed è ora sede di Casa Mariuccia, casa rifugio per donne vittime di violenza, anche grazie al contributo regionale per il funzionamento.

Per quanto riguarda il secondo, in via Torino 11: il bene è stato destinato e trasferito al patrimonio del Comune di Volpiano per scopi sociali nel 1995 ed è stato assegnato ai Vigili del Fuoco volontari e adibito a centro addestramento nazionale cinofilo. Sono stati effettuati dei lavori grazie ad alcuni fondi regionali.
Ora, dopo 30 anni di attesa, potrebbe essere la volta del bene presente in via Trento 12.
Il bene era intestato a F.M. Nel 1992 la Procura della Repubblica di Torino ha disposto la confisca del bene all’interno di un procedimento penale.
Si tratta di un appartamento in un condominio, si trova in cattive condizioni.
Ora, però, sarà l’Unione Net a finanziarne il recupero.
Una delle linee di intervento concerne i percorsi di autonomia per persone con disabilità, con un finanziamento di 715.000 euro.
L’obiettivo generale del progetto è quello di garantire un percorso partecipato, guidato e monitorato che permetta alle persone con disabilità, in coerenza con il progetto di vita di ciascuno, di migliorare la propria autonomia abitativa, individuale e lavorativa, anche con il supporto delle tecnologie informatiche.
A tal fine sono stati individuate due strutture e sono previsti lavori di adeguamento e allestimento degli spazi.
Di particolare rilievo il recupero della struttura di via Trento 12 a Volpiano, che sarà adibita a cohousing per persone con disabilità: si tratta di un immobile che era stato confiscato alla criminalità organizzata e che viene restituito alla comunità per finalità di grande rilievo sociale.
Volpiano, da sempre, viene definita come una sorta di “Capitale della ‘Ndrangheta” di tutto il Nord Italia.
E non parliamo di un fenomeno passeggero o recente ma di una storia che ormai va avanti da 40 anni.Ci sono più indagini di ‘ndrangheta (prima Minotauro, oggi Platinum) che riguardano la città. Ci sono gli arresti e ci sono decine di pagine che parlano, non certo bene, di Volpiano.
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