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Groscavallo

Una croce per ricordare dei morti inesistenti? L'idea dei due sindaci scatena la polemica

Ne avevamo parlato qualche giorno fa: ora sulla vicenda torna Mountain Wilderness

La croce che sarebbe posizionata sul Colle della Crocetta. In basso a destra Giacomelli e Durbano

La croce che sarebbe posizionata sul Colle della Crocetta. In basso a destra Giacomelli e Durbano

Una croce per ricordare dei morti che esistono solo nella leggenda e nelle voci dei paesani. È questa l'idea del sindaco di Groscavallo Giuseppe Giacomelli. Idea criticata dalla minoranza groscavallese ma sostenuta dalla Giunta di Ceresole Reale, il paese "dall'altra parte" della montagna coinvolto anch'esso nella leggenda.

Abbiamo raccontato qualche giorno fa l'inizio di questa storia, ma oggi c'è di più. Già, perché l'idea della Giunta groscavallese è andata a sbattere contro la bocciatura dell'associazione Mountain Wilderness, che ha dedicato alla vicenda un intero articolo a firma di Susanna Gonella.

"La croce? Proposta dissacrante"

"Esilarante l’idea di commemorare caduti che esistono solo nella leggenda - ha commentato Gonella -, ben conosciuta in queste zone! E che dire della dissacrante proposta di ricordare i finti caduti con un simbolo sacro come la croce?

Mountain Wilderness si è espressa molte volte sull’argomento, spiegando che "croci e statue che da secoli la tradizione ha portato sulle montagne sono espressione artistica e spirituale della nostra storia, amati e rispettati da tutti noi ma, quando la sobrietà lascia il posto all’egocentrico desiderio di portare un proprio segno di quattro metri su una montagna, dimenticando il rispetto per il paesaggio e senza una profonda motivazione spirituale, allora si fa un uso improprio e blasfemo del simbolo sacro per eccellenza".

La minoranza consiliare aveva espresso più di qualche perplessità sulla vicenda

Insomma, la Onlus che si occupa di tutela della montagna non ci va leggera con Giacomelli. Che ieri sulle pagine di Repubblica ha difeso la sua scelta parlando del grande valore simbolico che la battaglia del Pian dei Morti ha acquisito nel senso comune dei groscavallesi.

Il sindaco a Rep: "Può darsi che la battaglia ci sia stata..."

"Non ci sono documenti a supporto, ma è molto sentita dalla gente - ha detto Giacomelli a Rep -. Ad esempio i miei nonni ne parlavano. Chissà, può anche darsi ci sia stata". Per Giacomelli la croce potrebbe diventare il simbolo di una fratellanza tra i due paesi e tra le loro genti, che in passato si dice avessero rapporti turbolenti.

Dall'altra parte, a Ceresole Reale, sono altrettanto convinti della scelta: "Abbiamo mandato richiesta di autorizzazione alla Soprintendenza - dice a La Voce il vicesindaco del paese, Mauro Durbano - che secondo me ci verrà rilasciata...". L'ottimismo del vice per ora pare eccessivo, ma mai dire mai.

"Motivazioni discutibili"

E dalla Sopritenzenza, intanto, nessuno ci dà risposte certe; ci chiedono di scrivere una mail: insomma, nessuno sa ancora nulla dell'autorizzazione che potrebbe essere data o meno alla posa della croce. Eppure il parere della Soprintendenza farebbe la differenza, perché su questioni come queste è vincolante.

Ad ogni modo, per Durbano si tratta "di un gesto di fratellanza tra i due comuni: in consiglio passeremo il patto d'amicizia con Groscavallo. La croce non sarà solo dedicata all'evento, ma sarà anche un monumento che vuole unire i due comuni in segno di fratellanza".

La benedizione della Croce

Punta Crocetta, tra l'altro, è sprovvista di una croce, "e quindi ci siamo detti: perché non metterla? Tutto qui". La pensa così anche Don Claudio Pavesio, il parroco di Groscavallo: "Si tratta in ogni caso di un'occasione per ricordare la vicinanza di Dio e la sua benevolenza su tutti noi. Non commento l'occasione della posa della croce, che è discutibile e infatti la stanno discutendo".

Detto ciò, "il simbolo della croce come vittoria di Cristo sulla morte non cambia: in tanti punti c'è un segno cristiano come questo, e allora perché no". La croce era stata infatti benedetta a Groscavallo da don Giancarlo Airola il 22 ottobre scorso, alla presenza del sindaco groscavallese e del vice di Ceresole.

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