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Locana
05 Novembre 2023 - 19:32
La diga di Locana
Presentato a Locana, il cantiere per la costruzione dell'acquedotto della Valle Orco, opera che sarà realizzata con fondi Pnrr e che consentirà di utilizzare per scopi idropotabili le acque degli invasi del Gran Paradiso.
Presente il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, Galeazzo Bignami.

Le autorità intervenute ieri all'inaugurazione
A Locana sono già iniziati i lavori per l'impianto di potabilizzazione dell'acquedotto che, una volta ultimato, erogherà acqua di alta montagna direttamente a 43 Comuni del Canavese, per un totale di oltre 120 mila abitanti, rappresentando un’efficace soluzione tecnica per assicurare anche nei periodi di elevata siccità una adeguata fornitura di acqua ai cittadini dei Comuni dell’Alto, Basso Canavese e dell’Eporediese. L’infrastruttura prevede la realizzazione dell’opera di presa presso Bardonetto, l’impianto di potabilizzazione ed un serbatoio di accumulo a Locana.
"L'infrastruttura - spiega il presidente di Smat, Paolo Romano - rappresenterà un'efficace soluzione tecnica per contrastare su un'area vasta gli effetti dei cambiamenti climatici e assicurare anche nei periodi di elevat siccità un'adeguata fornitura di acqua".

L'intervento di Paolo Romano
"L'affidamento dei lavori - sottolinea - si è concluso con largo anticipo sulla programmazione approvata dal Ministero delle Infrastrutture e ha permesso di avviare con celerità i lavori, che dovranno concludersi entro il novembre 2025".
Il costo complessivo dell’opera ammonta a 254,5 milioni di euro ed è finanziato da fondi del PNRR per 129 milioni di euro e per 36 milioni con risorse che arrivano dal ministero dell’Economia e delle Finanze, nell’ambito del “Fondo per l’avvio delle opere indifferibili”.
I lavori dovranno concludersi entro il mese di novembre del 2025.
Dopo l’affidamento dei lavori per l’impianto di potabilizzazione (96,3 milioni di euro) al Raggruppamento di imprese Vincenzo Dino, Torricelli, Righi Elettroservizi, Smat ha assegnato anche la realizzazione delle condutture.
Per il secondo lotto (55 km) il costo dei lavori a base di gara ammontava a 74,832 milioni di euro: sono stati affidati con un ribasso di gara del 31,07% per un importo totale di 51,581 milioni di euro al Raggruppamento di imprese Ritonnaro Costruzioni s.r.l, Impresa Borio Giacomo s.r.l., Mello s.r.l., C.F.C. Consorzio fra Costruttori soc. coop.

La rete
Per il terzo lotto (altri 74 km) il costo dei lavori a base di gara ammontava a 71,884 milioni di euro e sono stati affidati con un ribasso di gara del 15,33% per un importo di 60,864 milioni di euro al Raggruppamento di imprese Consorzio Innova soc. coop., Consorzio italiano Costruzioni, Manutenzioni e Servizi soc. coop.
Il Progetto Preliminare è del marzo del 2019 e quantificava l’investimento totale in 186.100.000 euro. Obiettivo dichiarato: migliorare la fornitura di acqua potabile nelle case dei cittadini residenti in una vasta area del canavese, calusiese, eporediese e rivarolese, con il suo inserimento nel ciclo produttivo di energia idroelettrica in servizio da parecchi decenni nell’alta e media Valle Orco.
Si era ritornati a parlarne questa estate, anche in maniera spinta, sulla scia di una siccità che aveva lasciato alcuni comuni “a bocca asciutta”.
Tutto bene?
Più o meno, non foss’altro che l’approvvigionamento idrico sarà garantito dalle dighe di Ceresole Reale e Pian Telessio nel Parco del Gran Paradiso a quota 2.400 metri e anche lì, quest’estate l’acqua è scarseggiata.
L’impianto, stando ai progetti, avrà sei invasi capaci di trattenere 83 milioni di metri cubi di acqua, un impianto di potabilizzazione da realizzarsi a Locana con un potenziale di 52 mila metri cubi al giorno e condotte del diametro da 500 a 800 millimetri tali da garantire una distribuzione fino ad un massimo di 800 litri al secondo
Il cambiamento climatico ha ridotto di molto alcuni ghiacciai della Valle Orco e altri sono ormai quasi inesistenti, il grave problema è ben visibile a tutti e pensare di voler prelevare dell’acqua per costruire un acquedotto ci lascia perplessi e con molti dubbi.
Nessuno si sta chiedendo se il forte prelievo di acqua ridurrà o meno la portata di quella utilizzata per l’irrigazione. Nessuno si sta preoccupando di leggere le osservazioni, risalenti a qualche anno fa, del Comitato Acqua Pubblica di Torino che esprimeva dubbi sull’utilità della costosa opera.
Insomma, prima di spendere tutti questi soldi non si sarebbe almeno dovuto chiarire se Smat intende o meno fare il possibile per migliorare gli impianti esistenti? Lo ha fatto? No!
Nel progetto SMAT lamenta che le falde dalle quali i pozzi oggi prelevano l’acqua, sono vulnerabili, cioè inquinabili, per la mancanza di sedimenti argillosi protettivi.
Ottimo! Bene! Bravi. Ci si chiede però… Per quanti di questi pozzi è stata definita, e quindi tutelata, l’area di salvaguardia tramite gli opportuni studi idrogeologici previsti dalle norme, onde evitare l’inquinamento delle falde…?
SMAT (sempre nel progetto) ricorda che negli anni 2003, 2005 e 2017 si sono manifestate delle carenze idriche, epperò non abbiamo trovato alcun dato né tanto meno i costi sostenuti per far fronte alle emergenze.
Domanda: “Come si fa a sostenere un investimento di queste dimensioni, pari a più di 250 milioni di euro, partendo da considerazioni così generiche?”
SMAT infine dichiara che la finalità dell’opera è di “integrare” l’approvvigionamento idrico delle reti esistenti, non di sostituirle.
Insomma il progetto non si propone l’auspicabile e saggiamente “risparmioso” obiettivo di “razionalizzare il prelievo di risorse idriche pur riconoscendo implicitamente che sarebbe necessario farlo tanto da quantificare in un buon 35% lo spreco d’acqua degli attuali impianti.
Morale?
Se non si apporteranno miglioramenti agli impianti esistenti non si conseguirà alcun auspicabile risparmio di acqua. Ultimo appunto sui costi che finiranno, anzi no, sono già finiti nella bolletta.
Non tutti sanno infatti che la storia dell’acquedotto è vecchia come il cucco. Nasce nel 2005 da una delibera dell’ATO3 e per il periodo che va dal 2009 al 2016 i cittadini hanno già pagato con le loro bollette quasi 32 milioni di euro senza che un tubo venisse posato!
"Tutto bello - commentava sarcastico solo qualche giorno fa il sindaco di Busano Gianbattistino Chiono -, peccato che porterà via 900 litri di acqua al secondo dal Torrente Orco!". E questo Chiono lo va dicendo da anni, da quando si è iniziato a parlare del progetto.
"Portano via l'acqua da tutti i comuni dell'asse dell'Orco per portarla ad Ivrea. Ricordo benissimo quando, in fase di presentazione del progetto chiedemmo ai tecnici di Smat perché andassero a prendere l'acqua dalla Valle Orco, anziché quella della Dora. Risposero candidamente: "Perché è più buona". E noi stiamo a guardare mentre prosciugano i nostri territori? Sappiamo benissimo che Smat è in grado di depurare anche l'acqua del Po. Figurati se non può farlo con quella della Dora. Solo che prenderla a Rosone è più facile. Il processo stesso di depurazione sarà più semplice. Che importa se l'Orco verrà mandato quasi in secca!".
Ancora una volta, Chiono si è trovato solo nella battaglia: "Avremmo dovuto far sentire molto di più la nostra voce, ma ormai non ci sono più sindaci in grado di difendere il territorio. Diventeremo una "riserva indiana", qui non ci sarà più niente".
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