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Due sindaci in rivolta contro la società dell'acqua: "Vogliamo gestirla da soli!"

Vallo e Varisella preferiscono la gestione inhouse, ma l'Ato3 ha un'altra opinione...

La battaglia dell'acqua

La battaglia dell'acqua

I Comuni di Vallo e di Varisella da una parte, l'Ato3 e Smat dall'altra. Le due parti si scontreranno di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale piemontese, che dovrà decidere il futuro dell'acquedotto condiviso dai due paesi. Al momento l'acqua pubblica viene gestita in house dai due comuni, ma una nota dell'Ambito territoriale ottimale potrebbe porre fine a questa gestione.

La nota dell'Ato

L'obiettivo dell'Ato è di "garantire il rispetto del principio di unicità della gestione all’interno dell’ambito territoriale ottimale". Per questo, "il gestore del servizio idrico integrato [cioè Smat, ndr] subentra, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, agli ulteriori soggetti operanti all’interno del medesimo ambito territoriale".

Il sindaco di Varisella Mariarosa Colombatto

Tradotto: a partire dal 1 gennaio 2024 sarà Smat a gestire l'acquedotto dei Comuni di Vallo e di Varisella. Fine di una tradizione di "autonomia gestionale" che aveva accomunato i due piccoli Comuni dell'Oltrestura ad altri comuni della provincia torinese. Vallo e Varisella, peraltro, costituivano un'eccezione anche all'interno dello stesso Ato del ciriacese e delle Valli di Lanzo.

"È necessario - si legge nella nota di Ato, inviata ai Comuni il 27 luglio scorso - che le Amministrazioni in indirizzo provvedano ad acquisire la qualità di socio di SMAT S.p.A. e ad adottare tutti gli atti necessari per assicurare l’avvio della gestione della società a partire dal 1° gennaio 2024”.

Ma i due sindaci Mariarosa Colombatto (Varisella) e Alberto Colombatto (Vallo) hanno detto no, e proveranno a resistere nelle aule di tribunale.

Una tradizione di autonomia

La controversia nasce quando, nel 2006, le Autorità d'ambito deliberarono che l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato fosse facoltativa per i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane, a condizione che i comuni provvedessero a farsi carico dell'intero servizio idrico.

L'Ato continuava a mantenere funzioni di regolamentazione e di controllo, e così pure Arera. Da una parte, dunque, i Comuni potevano godere dell'autonomia gestionale dell'acqua pubblica. Dall'altra, i cittadini dei comuni autonomi potevano contare sulla regolamentazione dei prezzi di Arera e sulla sorveglianza dell'Ato.

Anche perché "la marginalità, territoriale e demografica, di questo Comune ha storicamente rappresentato, e rappresenta, un fattore penalizzante il soddisfacimento delle necessità della comunità locale, in ordine alla fruizione dei servizi pubblici gestiti da strutture di grande e complessa organizzazione" come sostiene la Giunta comunale varisellese.

Il consigliere varisellese di minoranza Tullio Nocera

E così la vicenda finirà di fronte al Tar. Sotto questo aspetto, la Giunta varisellese incassa anche il supporto della minoranza consiliare (a Vallo, essendoci una lista unica, il problema non si pone).  

"Come gruppo, sosterremo l'azione del sindaco - dice a La Voce il consigliere di minoranza Tullio Nocera -. E' vero che ci sono stati problemi con la gestione dell'acquedotto, ma negli ultimi tempi l'amministrazione ha fatto notevoli sforzi per garantire una migliore qualità dell'acqua. Questo ricorso è giustificato dalle normative, e l'amministrazione ha tutto il diritto di gestire il proprio ciclo idrico".

Aveva fatto scalpore, nel giugno scorso, la battaglia legale ingaggiata (e vinta) dai comuni di Burolo, Palazzo Canavese e Strambinello sempre contro Ato3 e Smat e sempre per lo stesso motivo. Il 5 maggio scorso, invece, il Comune di Traves nelle Valli di Lanzo aveva rinunciato a ricorrere.

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