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Chivasso
17 Ottobre 2023 - 16:13
Atiq di fronte all'ingresso del suo mini market
A Chivasso non ha bisogno di presentazioni. Lui, il ragazzo delle rose, ha trasformato un sogno in realtà.
Un sogno partito da lontano. Lontanissimo. Non solo in senso temporale, ma anche spaziale.
Atiqur Rahman, per tutti semplicemente “Atiq”, è arrivato in Italia dal Bangladesh. A Chivasso c'è arrivato poco più di una decina d’anni fa.
Vendeva le rose, in principio.
Oggi ha un negozio in via Torino 54 che è un piccolo market dove si trova di tutto: dalla frutta e verdura di stagione, al latte, alla pasta, alle bevande, alle cover dei telefoni cellulari e chi più ne ha più ne metta. Ci sono persino le acciughe con il bagnetto verde tipicamente piemontese.
Il negozio di Atiq è in via Torino 54 a Chivasso
Atiq in in piena pandemia ha compiuto una scelta dettata dal cuore: supportato dagli amici chivassesi, ha lasciato le rose che gli avevano dato la notorietà in centro città, ed ha realizzato il suo sogno.
Tra negozi che stentavano a riaprire, altri che non hanno più alzato la saracinesca ed altri ancora che temevano di dover chiudere di nuovo per colpa dei vari lockdown, lui ha seguito il cuore. Come sempre.
“Se ci credo io, cara Italia, credici anche tu”, ci disse all’epoca, quando per la prima volta tirò su la saracinesca del suo negozio.
Atiq è sposato con Tamanna ed è padre del piccolo Taimur.
Con il suo mini-market nell’isola pedonale di via Torino mantiene sé e la sua famiglia.
“Atiqur Express” è il nome del negozio.
“Per me è un sogno che si realizza”, racconta Atiq, voce bassa e tanta gratitudine nel cuore nei confronti della comunità chivassese che l’ha praticamente adottato.
Dalle rose vendute sotto i portici di via Torino, in piazza, nei bar, tutti i giorni e tutte le sere, di strada ne ha fatta parecchia questo giovane papà venuto dall’oriente e innamoratosi dei nocciolini, della gente e anche del clima di questa nostra città.
E dire che Atiq ne ha vissute un po’ di tutti i colori a Chivasso.
Solo qualche anno fa, la notte di Capodanno, venne aggredito da un gruppo di teppistelli sotto i portici di via Torino: in cinque, gli spaccarono il naso ma il dottor Libero Tubino glielo sistemò. Mentre le migliaia di testimonianze d’affetto ricevute dai chivassesi gli aggiustarono cuore, spirito e umore.
Mazzo di rose rosse in mano, scarpe da ginnastica, bicicletta, Atiq riprese presto la vita di sempre.
“Vorrei poter trovare un lavoro normale”, ci confidò all’epoca.
Oggi quel tempo condizionale è diventato presente indicativo: se vuoi, puoi.
E da un paio d’anni quel lavoro l’ha trovato.
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