Cerca

Eventi

Dieci donne impiccate dal regime autoritario: un concerto in chiesa le ricorderà

Professavano la religione Bahà’ì, ma tanto è bastato al regime iraniano per impiccarle tutte in una sola notte

Le dieci donne uccise dal regime

Le dieci donne uccise dal regime

In quanti di voi conoscevano la religione Bahà’ì? Sappiate che è tra le più importanti minoranze religiose non musulmane in Iran, e conta ben 5 milioni di fedeli nel mondo. In questo momento, sui cittadini iraniani di religione Bahà’ì pende la persecuzione religiosa del regime di Ali Khamenei.

Per sensibilizzare i cittadini europei sulla gravità del problema, il cantautore irlandese Luke Slott ha voluto intraprendere un tour internazionale, portando in teatri grandi e piccoli musiche e canzoni appartenenti alla tradizione Bahà’ì. Slott è partito a settembre in Irlanda, passando poi per il Regno Unito e per altre nazioni europee.

Ebbene, il prossimo 20 settembre sarà il turno di Varisella. Alle 20.45 presso la parrocchia di Varisella si potrà ascoltare il repertorio proposto dal cantautore. L'iniziativa si chiama "Our Story Is One", tradotto: la nostra storia è una sola. L'evento non mira solo a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle persecuzioni delle confessioni religiose alternative all'Islam in Iran, ma anche a raccontare una storia dolorosa.

Una storia che ha per protagoniste dieci donne uccise quarant'anni fa in Iran solo perché professavano la religione Bahà’ì. Tutto comincia con la Rivoluzione iraniana del 1978/1979.

Storia di dieci donne uccise perché Bahá’í

Nel tumultuoso XX secolo, la comunità Bahá’í in Iran ha sofferto le insidie di persecuzioni che oscillavano tra momenti di relativa quiete e orrende ondate di brutalità. Tuttavia, il punto di non ritorno è stato raggiunto con l'esplosione della Rivoluzione iraniana del 1978-1979. Fu durante il periodo del regime Khomeinista che la comunità Bahá’í subì una spaventosa devastazione, con numerose sentenze di morte per apostasia eseguite nel 1983.

La tragica data dell'18 Giugno 1983 è incisa nella storia come il giorno in cui dieci coraggiose donne furono impiccate in una sola notte, tre delle quali erano ancora nell'innocenza della giovinezza. Questi nomi rimarranno per sempre impressi nella memoria collettiva: Moná Mahmudnizdah, Shahin (Shirin) Dalvand, Ruya Ishraqi, Izzat Ishraqi (Janami), Simin Sabiri, Mahshid Nirumand, Zarrin Muqimi-Abyanih, Tahirih Siyavushi, Nusrat Yalda’i e Akhtar Thabit.

Queste donne, oggi onorate come "le Martiri di Shiraz" per la loro resistenza verso ogni forma di abuso, interrogatori spietati e torture inenarrabili condotte dalla polizia morale iraniana. Giudici e guardiani della rivoluzione cercarono inutilmente di strappare loro la fede Bahá’í.

Ali Khamenei

Il 18 Giugno 1983, vennero brutalmente impiccate una dopo l'altra, costrette a guardarsi negli occhi mentre la morte si faceva strada. L'ultima a cedere fu Moná Mahmudnizdah, che, con coraggio e dignità, dopo aver dato conforto alle compagne, si avvicinò al patibolo. Si racconta che, senza titubare, baciò la corda e con mano ferma legò il nodo mortale intorno al proprio collo.

Eppure, nonostante le tenebre dell'oppressione, la comunità Bahá’í non ha mai smesso di lottare per la libertà di culto e di espressione. Ciononostante, la vita di chi professa questa religione continua a non essere facile.

Il 1º agosto 2013, l'Ayatollah Ali Khamenei ha emesso una fatwā spietata, condannando i Bahá’í come apostati (cioè coloro che ripudiano un credo definito, in questo caso l'Islam), malgrado decine di loro giacessero in prigione con l'accusa di reati di opinione. Khamenei li etichetta come "anormali e sviati", incitando gli iraniani a evitare ogni contatto con loro, gettando così un'ombra oscura sulla libertà religiosa di paese sta cadendo sempre più in basso.

"In Iran le autorità calpestano i diritti umani"

A organizzare l'evento a Varisella è stata anche Flora Sabet, rappresentante della comunità Bahá’í a Torino. "In Iran - ci dice al telefono Flora - le autorità che governano il paese hanno un tale potere da calpestare ogni diritto umano, anche quelli più basilari".

Ebbene, la storia delle dieci donne uccise nella stessa notte dal regime teocratico iraniano è l'occasione per passare un messaggio politico ben chiaro: "Quelle dieci donne credevano alla libertà di pensiero e alla parità dei diritti tra uomo e donna: la loro morte passò inosservata, mentre adesso c'è fortunatamente una campagna internazionale per rendere omaggio al loro sacrificio: sono state donne coraggiose, che non hanno accettato lo status quo e hanno tenuto alte le loro idee".

Mariarosa Colombatto, sindaco di Varisella

La più giovane aveva solo 16 anni: "Pensa - ci dice Flora - che aveva già perso suo padre, giustiziato per lo stesso motivo tre mesi prima di lei". A dimostrazione che "le persecuzioni in Iran non sono cominciate solo un anno fa [con la morte di Mahsa Amini, ndr], ma molto tempo fa".

"Luke Slott è un'artista internazionale e sarà la prima volta che si esibisce in una chiesa - commenta invece il sindaco di Varisella Mariarosa Colombatto -. Per di più, con l’assegnazione del premio Nobel per la pace all'attivista iraniana Narges Mohammadi, in questo momento in carcere, la questione dei diritti umani negati in Iran torna di nuovo sotto i riflettori".

Un'occasione in più per parlarne e per farlo sempre meglio. Appuntamento dunque a Varisella.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori