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Agliè
10 Ottobre 2023 - 15:44
Una domenica da incubo per Tania
Una splendida giornata di sole. Il desiderio di godersi ancora quest'estate che sembra non finire mai.
E' questo lo spirito con cui Tania, domenica mattina ha deciso di uscire andando alla ricerca di un po' di bellezza.
Tania Bocchino è un'appassionata d'arte. Ha due lauree, una in Biologia e una in Beni Culturali. Dalla nascita è affetta da una grave disabilità motoria per cui si muove con la sedia a rotelle.
E' una donna colta, determinata e indipendente. Vive da sola nella sua casa in un paese del Canavese, con l'ausilio delle sue assistenti che la seguono 24 ore su 24.
Domenica mattina, dopo essersi svegliata, ha pensato che fosse la giornata perfetta per una gita.
"Dopo la mia routine quotidiana - doccia, maschera per il viso, messa in piega - ho iniziato a pensare a quale potesse essere la meta in una giornata così bella. Subito ho pensato di andare a Torino. Il nostro bel Canavese, purtroppo, offre davvero poco in termini di accessibilità. Ma a Torino ero già andata il giorno prima e mi ero stancata parecchio. Così ho deciso di restare in zona".
L'idea è quella di andare ad Agliè, per un giro nel parco del Castello. Ma Tania sa bene che dal dire al fare ci può essere di mezzo un mare di ostacoli. E così prova a chiamare per avere informazioni circa l'accessibilità.
"Cerco su Google e trovo un numero. Peccato che si inserisse un fax e sia stato impossibile parlare con qualcuno".
La voglia di uscire, però, è tanta. Così, accompagnata dalla sua assistente Jasmine, decide di partire.
"All'arrivo è stato tutto bellissimo. Ho iniziato a girare per il giardino superiore, quello al piano del Castello. L'aria era stupenda, il sole caldo. Una giornata estiva in un posto incantevole. C'era una ghiaietta sottile che non dava fastidio. La mia sedia a rotelle viaggiava bene, lì. Dal parco, salivano persone che mi raccontavano di quanto fosse bello quel posto. Del labirinto. Delle istallazioni di arte contemporanea. E così ho deciso di inoltrarmi anche io".
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TANIA NEL GIARDINO DEL CASTELLO DI AGLIE'
Una decisione che di lì a poco avrebbe proiettato Tania nell'incubo.
"Iniziamo la discesa e noto subito che la pavimentazione era diversa. C'erano le pietre di fiume, quelle con forma "a uovo" che fanno ballonzolare la mia sedia creandomi sollecitazioni alla colonna vertebrale. Passiamo in un sottopasso, la discesa continua. Spero che termini presto, ma la situazione peggiora soltanto. Le radici affioranti rendevano sconnesso il sentiero che diventava sempre più impervio, pieno di sterpi e rovi. Volevo fortemente arrivare alle istallazioni, ma quel tracciato non finiva più".
La preoccupazione inizia a salire.
"In quel groviglio di natura selvaggia non c'erano telecamere né citofoni per le emergenze. Mi sono domandata cosa potesse fare una persona in caso di pericolo. Oltre alle mie difficoltà, pensavo ad una mamma con un passeggino. Insomma, ha iniziato a sembrarmi un luogo pericoloso per chiunque".

Nel parco non ci sono telecamere né citofoni per poter chiedere aiuto
I dolori iniziano a salire lungo la schiena di Tania: "Avevo sempre più male. Così non potevo andare avanti. E neppure indietro. Così mi sono fermata su uno slargo al sole e ho chiesto alla mia assistente di salire su e andare a citofonare al Castello chiedendo di farla passare in auto per prendermi e portarmi via".
Dopo circa 15 minuti Jasmine la chiama riferendole che il personale del Castello non avrebbe dato l'autorizzazione a passare in auto.
"Le hanno detto di riferirmi di riposare e di rifare il percorso indietro. Non ci ho più visto e le ho detto di farsi dare un numero di telefono in modo che io potessi parlare con qualcuno".
Ma anche questa richiesta viene negata.
"A quel punto ho detto a Jasmine di citofonare e di avvicinare il suo telefono, in modo che potessero sentirmi. Ho dovuto usare le maniere forti. Non ne potevo più. Volevo solo andare via. E così ho detto loro di aprire quel cancello per far passare l'auto che potesse venirmi a prendere. Altrimenti avrei chiamato i giornali, i carabinieri e l'ambulanza".

Tania minaccia di chiamare i giornali, i carabinieri e un'ambulanza
A quel punto i cancelli del parco si sono spalancati.
"Hanno detto che era sotto la nostra responsabilità, però. Altra cosa assurda. I responsabili del parco sono loro. Se c'è una persona in difficoltà, sono loro a doverne rispondere. Non potevano lasciarmi certo lì senza fare nulla. Per me è stata un'esperienza tosta. Se non fosse arrivata a prendermi l'auto sarei rimasta bloccata nel parco".
L'episodio ha fatto scaturire anche una discussione tra Tania e la sua assistente.
"Mi ha detto che a volte esagero ad arrabbiarmi così e che avrei potuto rifare la strada tornando indietro. Ma un luogo aperto al pubblico dev'essere accessibile a tutti. Non posso, ogni volta, sentirmi in colpa perché rivendico il mio diritto all'accessibilità".
A Tania capita spesso di sentirsi dare dell'esagerata: "Le persone che pensano che io abbia esagerato a volere l'auto, sono delle persone che non vivono da vicino la disabilità. Non sanno cosa significhi. E credo che questo sia un discorso abilista da parte loro".
Tania ci tiene a sottolineare proprio questo termine "abilismo", che racchiude tutto il disagio di chi ogni giorno si scontra con un mondo che non tiene conto della disabilità.
Per abilismo, infatti, si intende la discriminazione nei confronti delle persone disabili e, più in generale, il presupporre che tutte le persone abbiano un corpo abile.
Proprio contro questo genere di discriminazione Tania combatte una battaglia pressoché quotidiana che la porta a lottare per il riconoscimento di diritti che dovrebbero essere scontati, ma che evidentemente non lo sono.
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