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"Lei è pregiudicato o no?": dopo la chiusura forzata, il barista chiede la fedina penale ai clienti

Ha dovuto chiudere l'attività per 8 giorni per i "troppi pregiudicati" presenti nel suo locale

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Il foglio che viene fatto compilare dal barista ai suoi clienti

“I pregiudicati non possono accedere in questo locale, pena la chiusura immediata. Sig. (Omissis) lei è pregiudicato?”.

Ha il sapore della provocazione, suscitata dall’amarezza, l’iniziativa che Gabriele Bombardiere, 47 anni, di Chivasso, ha deciso di mettere in atto da giovedì nei suoi bar di via Roma e di via Siccardi. 

Giovedì mattina, quando ha riaperto la caffetteria di via Roma, a ciascuno dei suoi clienti ha consegnato un biglietto con cui chiede, di fatto, una dichiarazione di responsabilità sulla loro fedina penale. 

Gli striscioni sul dehor

I pregiudicati non possono sostare in questo locale, pena la chiusura immediata. Ci scusiamo per il disagio ma questo ci è stato intimitato dalle forze dell’ordine. Grazie per la comprensione”.

Per comprendere il significato di quegli striscioni che ha attaccato alla tenda del dehor è necessario fare un passo indietro. Ad una settimana fa, quando i carabinieri di Chivasso hanno chiuso per otto giorni il suo locale per la presenza di troppi pregiudicati tra i clienti.

La sospensione dell'attività, firmata dal questore di Torino, ha preso spunto da una serie di controlli effettuati nelle settimane precedenti dai militari dell'Arma.

I controlli avrebbero certificato l'assidua presenza all'interno dell'esercizio commerciale di via Roma di soggetti pregiudicati o comunque pericolosi per la sicurezza pubblica.

Ma perché si può arrivare alla chiusura di un bar per le frequentazioni al suo interno?

L'art. 100 del Tulps attribuisce all'autorità di pubblica sicurezza la possibilità di garantire gli interessi pubblici primari quali la sicurezza e l'ordine pubblico per cui "la sospensione della licenza deve ritenersi legittimamente adottata in tutti i casi in cui, a prescindere dalla colpa del titolare dell'esercizio, ricorra una situazione tale da configurare una fonte di pericolo concreto ed attuale per la collettività".

I biglietti stampati dal barista 

In buona sostanza è sufficiente la presenza di un pericolo potenziale per la sicurezza pubblica per legittimare l'adozione di questa misura preventiva.

Quindi, se un bar è frequentato da persone con precedenti penali e di polizia per fatti di particolare allarme sociale il questore può ordinarne la chiusura temporanea. Anche se all'interno del pubblico esercizio non si sono mai verificati episodi particolari di turbativa per l'ordine e la sicurezza.

“Ma quali pregiudicati e pregiudicati - spiega Gabriele Bombardiere, seduto nel dehor del suo locale -. Nell’ultimo controllo del 23 settembre, quando sono venuti i carabinieri, c’erano quattro persone nel locale. Uno solo aveva precedenti, per cose di poco conto. Dopo quel controllo, mi hanno intimato la chiusura”.

Bombardiere si è rivolto ad un legale, l’avvocato Visca del Foro di Torino, e presenterà ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte contro la decisione del questore. 

Per Bombardiere quello che la sua caffetteria di via Roma ha subito “è un abuso”. 

Che mi è costato almeno 3.500 euro di mancati incassi per otto giorni di chiusura forzata - spiega -. Nel mio bar lavorano due persone, oltre al sottoscritto: ho dovuto tenerle a casa”.

Per Bombardiere la contestazione delle forze dell’ordine non avrebbe fondamento.

“Sono venuti a controllare la mia clientela 11 volte - dice - da fine giugno a fine settembre. Considerando che ad agosto siamo stati chiusi per ferie, ditemi voi se questo è normale. Noi lavoriamo seriamente. Cerchiamo di venire incontro ai nostri clienti tenendo i prezzi bassi. E’ una colpa? Un caffè costa 1 euro, una brioche idem. Ci sembra un buon modo per venire incontro alla clientela in questo momento storico di difficoltà per tutti”.

Chiaro che tenendo i prezzi così bassi - prosegue - posso dare fastidio ad altri colleghi di Chivasso e chiaro che così facendo attiro nel mio locale persone che magari non se la passano benissimo, che non hanno reddito, che vivono di sussidi, ecc… ecc…, perché con gli spicci che risparmiano magari riescono a comprarsi le sigarette, un piatto per la cena. Ma questo non vuol dire che la mia caffetteria sia un covo di delinquenti, anzi. Detto questo, vi sembra corretto che un barista debba chiedere ai propri clienti se hanno dei precedenti penali? Per me è assolutamente una legge anacronistica ma se è questo che vogliono, mi adeguo”.

Da oggi per entrare nelle caffetterie di Bombardiere in via Roma e in via Siccardi bisogna “dichiararsi”.

Sono costretto a chiedere ai miei clienti se sono pregiudicati prima che consumino, informandoli del perché lo faccio con questi striscioni e con questi biglietti - sorride, amaramente, Bombardiere -. Altrimenti rischio che mi facciano chiudere di nuovo. E non posso permettermelo”.

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