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03 Ottobre 2023 - 00:03
Se dovessimo dividere l’intervento che Roberto Saviano ha fatto a Settimo sabato 30 settembre, nell’ambito del Festival dell’Innovazione e della Scienza, potremmo individuarne principalmente due filoni: uno sui linguaggi mafiosi e il loro modo di agire e un altro, più accusatorio, sulla dialettica che il governo sta utilizzando nei confronti dei migranti.
Andiamo con ordine. Di fronte a un folto e ipnotizzato pubblico presente alla biblioteca Archimede della città, lo scrittore “ha tenuto banco” per più di due ore, sollecitato dalle domande del direttore della Stampa Massimo Giannini.
Roberto Saviano intervistato dal direttore della Stampa Massimo Giannini
“Quattro decreti consecutivi in 9 mesi sul tema dell’immigrazione - comincia Giannini - lo “spauracchio” dei migranti non ha bloccato gli sbarchi. Cosa sta succedendo, Roberto?”.
“Quella dei flussi migratori è una gestione completamente fallimentare - dice lo scrittore napoletano - Il problema, però, è che al posto di generare una fase interlocutoria da parte del governo, si continua a creare questa dialettica di paura, terrore, propaganda. Le persone che scappano vengono colpevolizzate: si è addirittura arrivati a dire che “questi hanno le scarpe”, come se fosse un simbolo di benessere”.
La serata, di fatto, è stata intitolata “I linguaggi mafiosi” ma, parlando di comunicazione, qual è la retorica che il governo meloniano sta mettendo in atto?
“L’orrore di queste storie è che si sposta il nucleo della discussione sulla polemica. Si innesca un meccanismo per cui occorre smontare le accuse e la propaganda del governo, senza però analizzare il tema, su cui loro non hanno né strumenti né argomentazioni” spiega Saviano.
Immancabile, poi, il commento all’introduzione di una “cauzione” di circa 5mila euro richiesta ai migranti per non stare all’interno dei centri di permanenza, una “news” firmata in uno degli ultimi decreti del Ministro dell’Interno Piantedosi.
“Parliamo di linguaggi mafiosi stasera, e questo ci si avvicina: è un meccanismo simile all’estorsione. Senza contare il fatto che questa è un’operazione talmente pericolosa che fa finire delle povere persone che scappano nelle mani dei criminali - dice Saviano - c’è tutta una retorica, attorno ai migranti. Ma ve lo dico chiaro e tondo: vi stanno coglionando. C’è un’enorme differenza tra scafisti e trafficanti. Un trafficante su una barca non ci salirebbe mai: gli scafisti spesso e volentieri sono persone che hanno un minimo di esperienza su una nave, o sanno come funziona un motore, a cui viene detto: adesso tu la barca la porti dalla Libia a Lampedusa, se no moglie e figli non li rivedi più. Queste persone vengono schiacciate dal peso di responsabilità non richieste, e per portare a termine il compito comincia la violenza. Il governo ha messo in piedi una dialettica di paura e terrore per capitalizzare un consenso politico che, data la loro incompetenza, non avrebbero guadagnato nemmeno in 12 anni. Ci sono dei momenti in cui per difendere la tua libertà e quella degli altri devi andare incontro a dei processi: quando i ragazzi tra 70 anni guarderanno a questo momento storico io non voglio essere tra quelli che hanno taciuto, che sono rimasti in silenzio di fronte al fatto che il Mediterraneo è diventato una fossa a cielo aperto. Io non voglio essere annoverato tra gli indifferenti”.
Da qui, nelle mani di Giannini, il dibattito si intreccia sempre di più con le tecniche dei linguaggi mafiosi. “Ricordo una tua amica, Michela Murgia - spiega il direttore della Stampa - siete rimasti in pochi a criticare oggi. Il nostro paese, ha gli anticorpi per resistere a questa situazione?”.
Tra il pubblico, il consigliere regionale Domenico Rossi, la presidente del consiglio settimese Carmela Vizzari, la sindaca Elena Piastra e il consigliere regionale Daniele Valle
“Gli anticorpi? Ce li aveva, una volta. Io una destra che la mafia e la criminalità organizzata la voleva combattere l’ho conosciuta, nel mio paese. Attualmente, Meloni ha diviso i tavoli con vice-ministri in carcere e nessuno ha mai chiesto niente, nessuna domanda - risponde lo scrittore - gli “uomini d’onore” affermano che i politici sono “i cavallucci su cui dobbiamo puntare”, ma non si mischierebbero mai con loro. Nessuno di loro è diventato un senatore o un ministro, perché il disprezzo è troppo elevato”.
“Facciamo qualche esempio: per gli uomini d’onore è fondamentale l’omertà. Il silenzio è ciò che li rende diversi. Quando sono in carcere il clan mette in piedi un vero e proprio sistema assistenziale nei confronti della famiglia: 2mila euro al mese se ti becchi 5 anni, 4mila al mese se stai dentro per più di 10. Quando finiscono i soldi, allora cominciano ad esserci i pentiti. C’è gente che muore al 41bis senza aprir bocca, perché la criminalità organizzata ragiona così: per ere, non per anni. Io posso anche morire in carcere e mio figlio pure, ma non parleremo, e allora tra 50 anni mio nipote comanderà. Questo è il loro pensiero”.
Polizia locale e amministratori settimesi assieme a Roberto Saviano e Massimo Giannini
Il riferimento conclusivo, poi, è duplice: prima alla mafia dei colletti bianchi e, poi, a cosa aspettarsi nel futuro.
“La mafia non potrà mai essere solo manageriale, non potrà mai staccarsi dal segmento di strada, perché è da lì che arriva il capitale - chiude Saviano - C’è chi mi dice che questi argomenti io li ho resi affascinanti (e detto da un uomo che per andare in bagno ha bisogno della scorta, dovrebbe far riflettere, ndr), ma per riuscire a smontare quello che è la mafia bisogna prima capirla. Non è sufficiente dire “quelli sono brutti e cattivi”. È inutile. Nel futuro? Prima mi porterà a processo Meloni e poi Salvini, tra novembre e gennaio. Vedremo come andrà. Sono preoccupato del fatto che il potere esecutivo costringa quello giudiziario a limitare la libertà d’espressione. E questo è un chiaro messaggio da parte delle istituzioni. Io comunque andrò avanti, mettendoci la faccia come ho sempre fatto”.
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