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05 Settembre 2023 - 11:52
Fabrizio Bertot
Il 2024 non sarà solo l'anno delle elezioni europee, la cui data è stata già fissata da Bruxelles per il 6-9 giugno: in agenda ci sono anche quelle per rinnovare i Governatori e i Consigli di ben 5 Regioni tra cui il Piemonte attualmente governato dal centrodestra guidato da Alberto Cirio.

Alberto Cirio
S'aggiunge che il Governo intende accelerare (e sono tutti certi che ce la farà) l'approvazione della legge che ripristina l'elezione diretta degli organi delle 107 province, in modo tale da farli eleggere nell'election day di giugno.
La cosa tutto sommato non ci dispiace considerando il totale fallimento delle "Città Metropolitana" e di quella di Torino in particolare nella gestione delle cose che erano di competenza della Provincia, a cominciare dalle scuole e passando dalle strade e dai trasporti. Tant'è!
Le Province peraltro, ma lo si è capito solo dopo, servivano a costruire una classe dirigente. Ed è evidente che fossero una gran bella palestra a guardare quello che "oggi passa lo convento".
Al voto, al voto, insomma e in tanti stanno già scaldando muscoli e motori. Tra chi vorrebbe (il condizionale è d'obbligo) puntare tutte le sue carte sulla "provincia", con una candidatura alla presidenza, pare ci sia il rivarolese Fabrizio Bertot.
Da mesi starebbe lavorando al programma e tessendo amicizie sparpagliate qua e là in tutto il torinese. Lo può fare grazie al ruolo che ricopre di segretario provinciale del partito di Meloni e con "Meloni" e il vento in poppa dei "Fratelli d'Italia" è straconvinto di potercela fare...
Si porterà con sé tutto quello che potrà raccattare qua e là, consiglieri comunali e militanti di partito doc, poca o niente "società civile". Molto evidentemente dipenderà dal metodo elettorale che si andrà ad utilizzare e c'è chi vorrebbe quello della "preferenza" e chi starebbe chiedendo a gran voce l'uninominale (uno contro uno) su piccoli collegi, com'era un tempo.

Daniele Volpatto
Altro non resterebbe che capire chi potrebbe essere l'avversario di Bertot tra le file del centrosinistra. Non è un'impresa facile. Nel Pd su questa cosa qui, concentrati come sono a pedalare insieme a Daniele Valle papabile candidato alla carica di governatore regionale, stan tutti dormendo sonni profondi. Si può andare a tentativi. Per esempio buttando nella mischia il nome dell'attuale vicesindaco di Settimo Torinese Daniele Volpatto, considerando che a suo tempo, ai tempi del congresso nazionale, era stato uno dei più agguerriti sostenitori di Elly Schlein segreteria del Pd. Per carità, solo una ipotesi, però non senza un fondo di verità oggettiva.
Il suo nome sarebbe già venuto fuori, ma "vox populi", sarebbero stati proprio i settimesi, compagni e amici di partito, a mettersi di traverso... Pazienza!
Dalla Provincia alla Regione, qui i candidati sono più o meno tutti noti e si ricomincerà dagli uscenti, da Alberto Avetta del Pd a Gianluca Gavazza della Lega, da Andrea Cane, anche lui della Lega a Mauro Fava di Forza Italia.
Alla base del ritorno delle ex Province c'è una sentenza della Corte Cost., n. 240 del 7 dicembre 2021 (redattore Stefano Petitti). In essa un appunto al legislatore (quello che dovrebbe scrivere le leggi) affinché assicuri la libertà di voto, espressione compiuta delle democrazie evolute dove, a fianco della separazione dei poteri e non della loro concentrazione (diversamente saremo di fronte ad un regime) la rappresentanza degli Enti esponenziali delle Comunità (quelle territoriali) avviene previa elezione da parte del corpo elettorale: il popolo.
In termini più diretti, l’elezione attuale (come definita dalla riforma degli “Enti di area vasta”) dei Sindaci delle Città metropolitane pregiudicherebbe la responsabilità politica del vertice nominato (con elezioni di secondo grado, ossia da parte degli amministratori locali eletti o automaticamente coincidente per legge, ovvero il Sindaco metropolitano risulta «di diritto» il Sindaco del Comune capoluogo) nei confronti degli elettori.
«L’attuale disciplina sui sindaci delle Città metropolitane - si legge in un comunicato del 7 dicembre 2021, dell’Ufficio stampa della Corte Costituzionale - è in contrasto con il principio di uguaglianza del voto e pregiudica la responsabilità politica del vertice dell’ente nei confronti degli elettori. Spetta però al Legislatore, e non alla Corte costituzionale, introdurre norme che assicurino ai cittadini la possibilità di eleggere, in via diretta o indiretta, i sindaci delle Città metropolitane».
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